A quale 11 titolare si affiderà Roberto Mancini?

Mancano poche ore all’inizio dei Campionati europei itineranti che in parte verranno giocati anche a Roma. In vista della partita inaugurale tra Italia e Turchia che andrà in scena venerdì 11 giugno alle ore 21 davanti ai 18.000 tifosi presenti all’Olimpico, cresce l’interesse nei confronti delle scelte di Roberto Mancini che, però, non dovrebbe concedere clamorose sorprese.



Cresce l’attesa per l’esordio contro la Turchia

Reduce da 27 risultati utili consecutivi, a tre gare dal record all-time dell’Italia di Pozzo, la Nazionale di Roberto Mancini continua a lavorare duramente nel ritiro di Coverciano in vista dell’imminente inizio dei Campionati europei. Cresce l’attesa nei confronti della squadra del tecnico di Jesi che nella partita inaugurale Italia-Turchia si giocherà una buona fetta del passaggio agli ottavi di finale. Vincere la partita contro i turchi sarebbe fondamentale per un infinito ordine di motivi, ma soprattutto consentirebbe a Insigne e compagni di approcciare ai successivi incontri contro Svizzera e Galles con la tranquillità di chi non ha il disperato bisogno di vincere a tutti i costi. Ma quale sarà l’11 titolare a cui si affiderà Mancini? Dalle ultime amichevoli è emerso che l’allenatore marchigiano abbia le idee piuttosto chiare e che difficilmente si discosterà molto dalla formazione che ha recentemente vinto per 4-0 contro la Repubblica Ceca. Donnarumma in porta è sicuro del posto, così come Emerson Palmieri, Chiellini, Bonucci e Florenzi, che dovrebbero formare la linea difensiva a quattro. A centrocampo Jorginho e Barella sono certi di una maglia da titolare, Verratti è ancora in dubbio mentre Pellegrini e Pessina scalpitano per ritagliarsi un ruolo da protagonisti. In attacco, invece, il tridente offensivo dovrebbe essere formato da Insigne, Berardi e Immobile, che hanno trovato un’ottima intesa e che sembrano essere gli uomini chiave della squadra azzurra.


L’importanza dei subentranti

In una competizione per Nazionali in cui si gioca ogni tre giorni e non c’è materialmente il tempo per recuperare tra una partita e l’altra, un ruolo decisivo lo giocano le riserve, o per meglio dire coloro che non trovano spazio nell’11 titolare. Dando un’occhiata alla lista dei 26 convocati da Roberto Mancini, notiamo come siano diverse le frecce nell’arco del tecnico marchigiano, il quale potrà permettersi il lusso di operare un vasto turnover. Federico Chiesa pare essere l’uomo destinato a fare la differenza da subentrante, con la sua freschezza fisica e il suo dinamismo che potrebbero letteralmente spaccare la partita quando le difese avversarie iniziano ad accusare la stanchezza. Anche Spinazzola, che può operare sia sulla destra che sulla sinistra, è un altro giocatore che potrebbe risultare fondamentale ai fini dei successi azzurri e la sensazione è che se dovesse recuperare appieno dall’infortunio muscolare che lo tormenta da un mese potrebbe anche insidiare Emerson Palmieri per una maglia da titolare. Il vero jolly, invece, sarà Giacomo Raspadori, che potrebbe essere una delle rivelazioni di tutta la rassegna continentale.

La Nazionale di Roberto Mancini è ormai pronta ad affrontare la nuova avventura e chissà che gli azzurri non possano riuscire nell’impresa di riportare a casa il trofeo continentale a distanza di 53 anni dall’ultima volta.




Mancini: “La mia Italia è difficile da battere. Pellegrini e Zaniolo importanti”

Mancini: “La mia Italia è difficile da battere. Pellegrini e Zaniolo importanti”

Il CT della Nazionale Roberto Mancini ha, tra i tanti meriti, non solo quello  di aver ridato pericolosità alla selezione italiana ma anche di aver riavvicinato i tifosi Azzurri all’Italia come non succedeva dai tempi di Conte o Lippi. Il CT Mancini ha rilasciato una bella intervista ai microfoni di Roma Radio questa mattina, nella quale ha parlato della sua Nazionale, dei ragazzi italiani che giocano nella Roma, dell’eventuale ripresa dei campionati e dell’Europero 2020. Andiamo a vedere cos’ha detto:

Che momento stiamo vivendo?
Sicuramente si sta meglio oggi di venti giorni fa. Stare senza libertà per tanto tempo non è semplice. Questo ci ha fatto soffrire. Ora piano piano sta finendo e la speranza è questa“.

Cosa ti è mancato in questo periodo?
Mi è mancato il lavoro prima di tutto. Avremmo dovuto giocare due partite importanti in Inghilterra e Germania dopo mesi che non ci vedevamo. In questi giorni, invece, sarebbe iniziato il ritiro per il campionato europeo“.

Quanto può migliorare ancora la tua Italia?
I ragazzi sono stati subito bravi. Quando ci siamo trovati all’inizio ho detto loro cosa pensavo e che quindi l’Italia non poteva non avere giocatori bravi. In cento anni di storia non è mai successo. Alcuni oggi sono ancora un po’ giovani, ma ho chiesto loro se fosse possibile fare qualcosa di speciale e i ragazzi sono stati super trovando anche un buon feeling tra di loro. Abbiamo usato la Nations League anche per capire chi poteva stare nel giro della Nazionale. Il merito va a loro perché chi ha giocato a calcio sa che le partite, anche se scontate, poi vanno vinte e non sempre succede. Noi volevamo fare qualcosa di diverso e speriamo di continuare a farlo“.

Cosa ha pensato quando le hanno proposto il ruolo di Ct?
Nessuno la voleva e io ho detto di sì (ride, ndr). C’era il timore di una situazione non rosea. Venivamo da una qualificazione non centrata al mondiale, ma il calcio è fatto anche di momenti difficili. Bisogna credere nelle qualità dei giocatori e dare fiducia a quelli più giovani“.

Giusto ripartire con il campionato?
Io non vorrei dire nulla che mi sembra ci sia un gran caos. Se dovessi parlare da allenatore della Nazionale spererei che si finisse qui per ricominciare con calma. Il prossimo anno ci saranno una serie infinite di partite e potrebbero arrivare stanchi i giocatori. La mia speranza, però, è comunque che si possa riprendere“.

Lo slittamento dell’Europeo può favorire la Nazionale?
Noi avevamo preso una bella scia. Ora, invece, ci ritroveremo a settembre senza vederci per un anno. Sarà un terno al lotto e non sarà facile. Noi stavamo costruendo ed eravamo a buon punto. Per alcuni ragazzi sicuramente è meglio che avranno un anno in più di esperienza“.

Come le sembra questo nuovo calcio?
Non è facile, ma penso questo: mi sembra che nel calcio ci siano stati veramente pochi giocatori che sono stati infettati dal virus. Questo significa che non è così semplice infettarci tra di noi giocando all’aperta. Io spero le mascherine scompaiano al più presto. Certo è diverso il calcio senza pubblico, è un calcio un po’ particolare“.

Come sarà ripartire dal punto di vista atletico?
Qualche infortunio di troppo ci sarà e il ritmo sarà come quello della Bundesliga e quindi basso. Magari con il passare delle partite ritroveranno le condizioni“.

Senza lo stop l’Italia era tra le favorite per vincere l’Europeo?
Penso che ce la saremmo giocata con tutte le altre squadre che sono più avanti di noi. La Francia è giovanissima e campione del mondo. Sarebbe stato difficile per tutti batterci. Avremmo avuto delle buone chance. In questo anno spero migliorino molti giocatori“.

Quanto può crescere ancora Zaniolo?
Zaniolo è un ragazzo giovane e non bisogna far ricadere su di lui tutte le responsabilità, è poco tempo che gioca in Serie A, deve accumulare esperienza, deve trovare il suo ruolo, che ancora credo non abbia trovato, è un giocatore che può giocare in 2/3 ruoli. Questo non è uno svantaggio, anzi può essere un vantaggio. Lui fa parte di quei giocatori giovani che con un altro anno potrà migliorare, recupererà dall’infortunio. È un giocatore forte fisicamente e tecnicamente, ha un gran sinistro. Quindi io penso che lui possa diventare un giocatore straordinario se continuerà a essere serio, ad allenarsi seriamente, a fare una vita da atleta. Credo che possa togliersi delle grandi soddisfazioni“.

Cosa pensa di Pellegrini?
Credo che Pellegrini sia un giocatore polivalente a centrocampo, è un giocatore offensivo che a volte nella Roma ha giocato anche da centrocampista basso, però io credo che sia migliore quando offende, perché comunque ha il gol dentro, credo che interno dei tre a centrocampo sia il suo ruolo migliore, però è un giocatore che può giocare esterno di attacco, come ha fatto con noi in Finlandia dove ha giocato benissimo. È un giocatore per noi molto importante, che può migliorare ancora perché ha margini enormi e ha diverse collocazioni in campo, quindi sarà importante anche lui“.

Su Cristante, Mancini e Spinazzola
Cristante, Mancini, Spinazzola sono tutti giocatori importanti per noi. Perché io ho molta fiducia in Mancini – a parte il nome, gli dico sempre “tu devi far bella figura, non è un nome semplice”. E’ un giocatore secondo me molto forte come centrale, anche lui ha bisogno chiaramente di giocare. A me piace molto, così come Bryan. Lui gioca da centrocampista basso, ma io l’ho fatto giocare anche interno un po’ più alto. La stessa cosa per Spinazzola: io penso che sia straordinario come calciatore, ha un po’ il problema di infortunarsi spesso, quindi io spero che questo non accada. Se lui è in forma, è un giocatore incredibile“.

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Probabili formazioni Bundesliga 2019/2020: 26° giornata


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La Premier League pianifica la ripresa della stagione per il 9 giugno

La Premier League pianifica la ripresa della stagione per il 9 giugno

Il virus sta ancora circolando in Europa, ma in un modo o nell’altro quasi tutti le nazioni del vecchio continente sono chiamate a riaprire le attività per non far gravare ancor di più sui cittadini questa drammatica crisi. Il calcio rientra tra i settori imprenditoriali che più stanno spingendo per tornare a lavorare, sappiamo che in Germania gli allenamenti proseguono ormai da una decina di giorni, mentre in Italia  il Governo ha individuato il 18 maggio come data per la riapertura dei centri sportivi, anche se i club di Serie A sperano che alla fine si anticipi la data quantomeno di una settimana. Oggi invece l’Ansa mette chiarezza sulla situazione in Inghilterra, dove il Governo ha acconsentito alla ripresa del campionato nel rispetto di alcune stringenti raccomandazioni igenico-sanitarie. La data fissata per riprendere la Premier League dovrebbe essere il 9 giugno, mentre piano piano le squadre inglesi stanno già tornando ad allenarsi: West Ham, Arsenal e Brighton già sono a lavoro, mentre oggi è fissata la ripresa delle sedute del Tottenham. Il 25 maggio la Uefa attende dalle Federazioni un piano per terminare i rispettivi campionati, e la Premier vuole farsi trovare pronta.

 

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In Spagna i calciatori come i comuni lavoratori, e da noi?

In Spagna i calciatori come i comuni lavoratori, e da noi?

Cadena Ser riporta che oggi il Governo spagnolo ha respinto ufficialmente l’ipotesi di effettuare tamponi ai calciatori, rifiutando quindi il protocollo presentato dalla Liga per la ripresa degli allenamenti. Il Ministero della Salute ha ricordato come i calciatori siano dei comuni lavoratori e come tali saranno sottoposti al test solo ed esclusivamente in presenza degli ormai famosi sintomi del COVID-19. A questo punto l’unico spiraglio per le società calcistiche spagnole sarebbe quello di effettuare privatamente i controlli, sempre che non si intacchi eccessivamente la disponibilità di tamponi per la popolazione. In questo clima incerto la Liga ha informato tutti i club del rinvio dei controlli, in attesa che il Governo ed il Ministero della Salute decidano in merito alla ripartenza degli allenamenti. E in Italia? ancora tanta confusione e poca chiarezza, certo è che per adesso i calciatori non sembrano così vicini ai comuni lavoratori. Non ci sono notizie in merito ai tamponi, ma la linea sposata da Tommasi sembrerebbe quella dei controlli a tappeto e della certezza di rischio zero di contagio prima di accettare un ritorno alla normalità. Sorge spontanea una domanda,  quale lavoro ad oggi potrebbe assicurare con certezza agli impiegati di non contrarre il contagio? Nessuno. Allo stesso tempo è evidente che i numerosi contatti che avvengono durante una partita di pallone obbligheranno tutti a tenere il livello di attenzione altissimo. La salute è sempre la cosa più importante, ed in questa situazione ancora di più, quindi è giusto che il calcio ricominci solo quando sarà possibile tornare a lavorare, senza privilegi e scorciatoie che noi comuni mortali non possiamo permetterci. Chiariamo però, anche permettersi di non lavorare è un privilegio che hanno in pochissimi. Le autorità del calcio ed il sindacato dei calciatori saranno chiamati a prendere delle decisioni difficilissime nelle prossime settimane ed inevitabilmente accontentare tutti sarà molto complicato; la speranza è quella che si agisca nel rispetto, oltre che della salute, anche dei milioni di lavoratori che torneranno ai loro posti, obbligati a scegliere tra rischiare di contrarre il virus o non ricevere uno stipendio.

 

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Lippi: “battiamo il virus e riprendiamo a giocare!”

Lippi: “battiamo il virus e riprendiamo a giocare!”

L’ex CT azzurro Marcello Lippi, campione del mondo nel 2006, ha parlato ai microfoni di Sky Sport raccontando la sua quarantena, parlando del ruolo dell’allenatore e del suo futuro nel mondo del calcio. Andiamo a vedere cos’ha detto:

L’emergenza Coronavirus in Cina?
“È stata affrontata con grande rigore, soprattutto nella città di Wuhan. La battaglia è stata vinta, la città è stata riaperta. Il problema ora sono i contagi di ritorno”.

Quanto è importante parlare con la squadra?
“Il rapporto con la squadra è importante. Gli allenatori che riescono ad ottenere i risultati migliori, sono quelli che riescono ad entrare nella testa dei giocatori. Io ho sempre voluto essere una guida per i miei giocatori, ho avuto grandi dialoghi con i miei leader. Non nascondo che ho chiesto loro di darmi una mano, perché è giusto coinvolgere certi giocatori. Ho avuto la fortuna di allenare grandi uomini oltre che campioni. Ho cercato di trattare tutti nello stesso modo. L’allenatore deve far sentire tutti importanti e al centro del progetto”.

Le sensazioni prima di scendere in campo per la finale del Mondiale?
“C’era la sensazione che avremmo vinto, che quella volta sarebbe toccato a noi. Contrariamente a quello che la gente che può pensare, prima della finale della Coppa del Mondo non si dice niente alla squadra. I giocatori non vedevano l’ora di scendere in campo per vincere”

Allenare nuovamente l’Italia?
“Sarebbe meraviglioso, ma ho già dato. La terza volta sarebbe troppo. Non ho più intenzione di allenare una squadra di club. Magari fra qualche mese, se capita una Nazionale non tanto lontana, tutto può essere. Ci sono stati dei contatti recenti, ma purtroppo ora è scoppiata questa pandemia. Pensiamo prima a sconfiggere questo maledetto virus”.

Quando potrà ripartire il campionato?

“Quando sarà scongiurato questo pericolo, sarà importante finire la stagione, anche a porte chiuse. Quando sarà tutto finito, non importa quando, ricominciamo e finiamo questo campionato. Prima però dobbiamo battere questo maledetto virus”.

I giocatori che ho voluto fortemente?
“Il primo è stato Montero. Lo avevo allenato all’Atalanta e lo volevo alla Juventus. Lo chiamai e lui era a Milano, stava andando a parlare con l’Inter. Poi ci sono tanti giocatori come Nedved oppure Camoranesi”.

I rigori nella finale del 2006?
“Avevo scelto i rigoristi, mi mancava il quinti. Andai da Fabio e gli dissi che sarebbe toccato a lui perché era l’uomo degli ultimi secondi. Dopo il gol ho abbracciato tutti. Qualche anno prima Grosso giocava in serie B, nel giro di poco è diventato campione del Mondo”.

Ranieri alla Sampdoria?
“È stata sicuramente la scelta giusta, la Samp negli ultimi anni aveva fatto molto bene giocando anche un buon calcio. Poi è cambiata la situazione psicologica, serviva una persona di grande esperienza”.

De Rossi?
“Secondo me ha un futuro da allenatore, ha tutte le qualità per farlo. Mi ricordo l’esordio in Nazionale, era ancora in Under 21. Esordio con gol. È un ragazzo straordinario, molto esuberante, ogni tanto fa fatica a controllarsi. Sono sicuro che farà una grande carriera da allenatore”.

 

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Ascolta il nostro podcast settimanale dedicato alla Serie A

Nel podcast tematico sulla Serie A questa settimana abbiamo parlato dei nuovi acquisti dell’Inter: Young, Moses ed Eriksen, tutti e tre provenienti da squadre di Premier League, dunque un calciomercato simile a quello fatto dal duo Marotta-Ausilio già in estate. L’Inter di Conte ora ha tre nuove frecce nella propria faretra, ma cosa possono dare i nuovi arrivati ai nerazzurri? Corsa, dinamismo, tecnica ed esperienza sicuramente, ma basteranno per arrivare alla vittoria del tricolore?

 




Coronavirus: aggiornamenti sulla UEFA e sui maggiori campionati – LIVE

UEFA ecco la decisione per il destino delle competizioni europee, partendo dall’imminente Euro 2020 per poi chiarire il punto su Champions ed Europa League, ferme entrambe agli Ottavi di finale.

Di seguito le ultime notizie riguardanti tutte le notizie in tempo reale sulla UEFA e sui maggiori campionati:

28 marzo

Coronavirus, Juventus verso il taglio degli stipendi: guida Chiellini

– Coronavirus, il Liverpool con il trio delle meraviglie per farvi restare in casa

– Coronavirus, Spadafora:”Ripresa della Serie A a maggio? Forse a porte chiuse…”

27 marzo

14.51 – Emergenza Coronavirus, Malagò: “Ecco cosa ha chiesto il calcio per venir fuori dalla crisi”

14.45 – Emergenza Coronavirus. La FIFA e i calendari: spostamento finestra Nazionali da giugno a ottobre

14.27 – Emergenza Coronavirus, Liga al lavoro per il 2020-21: campionato a settembre e turno a Natale

26 marzo

15.12 – Coronavirus – Il Real Madrid concede il Bernabeu per gli approvvigionamenti sanitari

14.41 – Serie A, parla Gravina: “Lo scudetto verrà assegnato in ogni caso”

13.48 – Barcellona, è battaglia tra presidente e giocatori sugli stipendi

13.07 – La mossa di solidarietà a sorpresa della Bundesliga: e in Italia? 

12.38 – Coronavirus, Serie A ad un bivio: ripresa o tracollo

25 marzo

18:01 – La FIFA studia le date del prossimo calciomercato

17:30 – Serie A, il futuro delle partite in tv è su Amazon Prime Video?

14.36 – Emergenza Coronavirus. Ulivieri: “Ogni ipotesi è rimandata, la Serie A deve aspettare”

14.21 – Le big di Premier non vogliono il City in Champions

13.53 – L’Europa del calcio taglia gli stipendi. In Scozia il governo paga l’80% ma solo fino a 2.500 sterline

12.55 – Telegraph – La FIFA discuterà l’ipotesi di un mercato aperto da luglio a gennaio

12.46 – Ripresa allenamenti, Dal Pino netto: “Fino al 3 aprile non voglio neanche sentirne parlare”

12.36 – Il “Piano Marshall” per salvare il calcio italiano

24 marzo

14.25 – Presidente del Nizza: “Iniziamo la stagione 20/21 a febbraio”

13.44 – Il Giappone posticipa le Olimpiadi 2020

23 marzo

14.55 – Calciomercato, cambiano i parametri: gli aggiornamenti

14:40 – Tommasi: “mettere da parte gli interessi personali”

12-51 – La Liga spagnola si ferma a tempo indeterminato 

12:10 – Assemblea di Lega: ecco come far ripartire la Serie A

11:50 – La FIFA modifica il piano delle competizioni internazionali

10:53 – Coronavirus, Infantino: “prima la salute, poi la rivoluzione”

22 marzo

16:48 – Lazio: i biancocelesti rinviano gli allenamenti a data da destinarsi.

15:01 – Coronavirus, la Juventus rende noto l’esito dei tamponi su tutta la rosa

14:55 – Coronavirus, la Serie A ora rischia seriamente l’annullamento

21 marzo

18:43 – Juventus, l’esodo continua: anche Douglas Costa lascia l’Italia

18:00FairPlay finanziario, Paolillo: “se lo bloccate, aumenterà il gap!”

14.37 – Lipsia, squadra in campo per l’allenamento nonostante il Coronavirus

20 marzo

19:50 – Coronavirus, la FA pensa alla cancellazione di FA Cup e Coppa di Lega

19:40Coronavirus, Rami: “Vorrei rivedere i figli ma resto bloccato in Russia”

18:00Coronavirus, la UEFA pensa alla sospensione del FairPlay finanziario

17:27La UEFA: “Presto per dire quando si giocherà ancora. Pronti a scelte difficili”

17:15 – Serie B, Balata: “In campo solo quando ci saranno certezze. Non rischieremo niente”

16:10- Moggi: “Serie A con 22 squadre e titolo non assegnato”

15.42Cannavaro: “Così hanno sconfitto il virus in Cina. Non si tornerà a giocare a maggio”

15:11 – Gravina: “Ripresa del campionato? Solo ipotesi”

12.31La Serie A chiede aiuto al Governo per fronteggiare il coronavirus

10:20 –Serie A, tuona Tommasi: “Chi vuole allenarsi ora, non so cosa abbia in mente”

10:10 – Le difficoltà economiche della Serie A

19 marzo

19:51 – Coronavirus, Sion: Licenziati calciatori che non si riducono lo stipendio

19:26Serie A, protocollo d’intesa per la ripresa degli allenamenti il 4 aprile: le ultime

19:15Delneri: “Bergamo mia, mostra gli attributi. Dispiace, sono legato alla città”

19:01Coronavirus, eroici Giggs e Neville: “I nostri hotel a disposizione dei medici!”

16.55 – Chelsea e Crystal Palace per il sociale: stadi adibiti ad ospedali

15.01Gravina: “Non escludo che la Serie A possa ripartire il 10 o il 17 maggio”

14:37 – Il campionato di calcio in Bielorussia prenderà il via regolarmente oggi con la partita fra l’Energetik e il Bate Borisov.  La partita verrà giocata a porte aperte e il Capoufficio Stampa della Federazione Locale Alexander Aleinik ha dichiarato che la decisione è stata presa dopo un confronto con la UEFA. Ricordiamo che in Bielorussa sono stati finora registrati 51 casi di Covid-19.

14.44Premier League, estesa la sospensione del campionato

13.39Lione, giocatori e staff messi in disoccupazione parziale

13.26Coronavirus: il Barcellona non ha ricevuto materiale per i test

13.05Jovic e Ninkovic denunciati per aver violato la quarantena

12.30Coronavirus, in Bundesliga rinunciano a parte del salario

11:57Copa Libertadores e Copa Sudamericana sospese fino al 5 maggio

18 marzo

17:44 – La Premier League cambia pelle e torna in campo


17:50 – PSG, Neymar e Thiago Silva contravvengono alle disposizioni di Macron e volano in Brasile


14.43 – Gravina a ruota libera su taglio stipendi e ripartenza Serie A


14.42Spadafora: “La Serie A potrebbe riprendere il 03 maggio”


13.48La UEFA si espone: no ai playoff per assegnare i campionati


12.30L’UEFA chiede 300 milioni per Euro2020: per l’Italia 60/70 milioni


11:30 – Rinviate a data da destinarsi le gare della nazionale Under 21 previste per il 26 marzo, contro il Lussemburgo, e per il 31 contro la Svezia.


10:00 – Stabilite le possibili date in cui recuperare Champions ed Europa League.



9:30 – Parla Ceferin, numero uno della UEFA: “Spazio alle competizioni nazionali”.


17 marzo

16:00 – La UEFA ha comunicato che tutte le competizioni per nazionali in programma per la fine di marzo saranno giocate agli inizi di giugno, previa revisione della situazione Coronavirus. Inoltre l’UEFA ha sottolineato l’appoggio di tutte le federazioni con le quali è stato istituito un gruppo di lavoro per trovare soluzioni al completamento dei campionati.



15:30 – Ufficiale, anche la CONMEBOL rinvia la Copa America al 2021, la decisione è stata presa per uniformarsi alla UEFA, che ha appena rinviato l’europeo.


14:20 – Decise le date delle due finali di Champions ed Europa League: secondo quanto riporta il quotidiano “Marca” la finale di Cl si giocherà il 27 Giugno, mentre quella di Europa League il 24 dello stesso mese. Ancora da decidere come ci si arriverà alle due finali, ma già da questa indicazione si capisce come l’intenzione sia quello di proseguire e concludere la due competizioni


13:00 – Europeo rinviato al 2021, manca solo l’ufficialità dell’UEFA, intanto la Federazione di calcio norvegese lo annuncia su Twitter:” Si giocherà dall’11 Giugno all’11 Luglio 2021″.


12:00 – Dalla prima delle tre riunioni giornaliere è emersa la strada principale che si sta seguendo, quella dello slittamento al 2021. Questa decisione metterebbe in accordo tutte le componenti e permetterebbe anche alle varie federazioni di recuperare in estate i campionati che al momento sono fermi.


10:30 – Le prime voci da trapelate da Nyon vengono dal Regno Unito, dove pare che la FA rifiuti la possibilità dello slittamento in autunno a causa del calendario pieno di impegni e molto fitto (in Inghilterra si arriva a giocare una media di 60 partite a stagione per club)


10:00 –  Iniziata la riunione tra il presidente della UEFA Ceferin e i rappresentanti di club, nazionali e calciatori per stabilire il futuro del calcio europeo.


09:30 – Tanti i nodi da sciogliere, partendo da quello economico, con l’UEFA pronta a chiedere uno stanziamento di 300 milioni.


Le strade come già anticipato dovrebbe essere due: posticipare l’Europeo di qualche mese, utilizzando anche i primi mesi autunnali, oppure rinviare tutto al 2021, cancellando la Nations League.

La decisione su CL ed EL, potrebbe dunque passare da questa scelta, infatti nel caso di un rinvio al 2021 si potrebbe pensare ad uno slittamento delle gare in estate, mentre nel caso in cui la competizione per nazionali si giochi quest’anno, si vara l’ipotesi di giocare solo gare secche per stabilire una final four.

Ascolta il nostro podcast settimanale dedicato alla Bundesliga

“Il genio ha di bello che somiglia a tutto il mondo e che nessuno gli somiglia.”
Ralf Rangnick è un po’ Wenger, un po’ Völler, un po’ Zorc e un po’ Berlusconi… è un po’ tutti, ma nessuno di questi, perché forse è la perfetta fusione tra questi uomini qui citati. Rangnick è genio calcistico a tutto tondo: giocatore, allenatore, direttore sportivo, scout e dirigente, ed è grazie a questa sua eccezionale polivalenza che si è meritato prima un posto come Head of Sport and Development Soccer del gruppo Red Bull (proprietario di numerose squadre di calcio come Salisburgo e Lipsia). I risultati ottenuti nei vari campi hanno fatto drizzare le antenne a Gazidis che ora lo vuole come manager tuttofare al Milan, dove prenderebbe il posto dei non troppo concordi Pioli, Boban, Massara e Maldini. Ne abbiamo parlato nel podcast tematico riguardante la Bundesliga.

 




I 10 ricordi calcistici che ci possono rendere felici durante la quarantena

Ricordi calcistici. Questa Quarantena sta mettendo tutti a dura prova, inutile negarlo. Che ne dite se provassimo tramite il calcio a strapparci qualche dolce ricordo, un po’ di brividi lungo la schiena, una lacrimuccia e un po’ di pelle d’oca?

L’intento è quello di evocare momenti epici, piccoli frammenti di calcio, che diciamolo in questo momento di chiacchiere perenne mentre il paese è in difficoltà può essere utile solo a distrarci un pochino e regalarci qualche dolce attimo.

Abbiamo selezionato 10 momenti che accomunano quasi tutti, anche quelli legati ad un singolo club ma che possono aver emozionato tutti i tifosi di calcio indistintamente. Sicuramente sono più di dieci, ma intanto iniziamo il nostro viaggio nei ricordi:

10- King Claudio e lo scudetto del Leicester

Chi non si è emozionato vedendo una squadra di provincia, con più storia nella serie cadetta e nei bassifondi della Premier che altro, con una rosa di giocatori di medio valore, con un attaccante amante dei pub e della birra e guidata da un allenatore italiano di oltre 60 anni che in Italia ha sempre sfiorato ma mai ottenuto un trofeo. Chi dice di non essersi emozionato mente. Stagione 2015-2016, Claudio Ranieri dopo aver fallito con la nazionale greca, torna in Premier League alla guida del piccolo Leicester, che da solo una stagione era salito nella massima serie, riuscendo la stagione precedente a salvarsi per il rotto della cuffia. It’s a kind of magic, direbbero i Queen, una specie di magia, ed il mago ni questione ha i capelli bianchi, gli occhiali, il sorriso beffardo del nonnino di quartiere e viene da Testaccio. E ne ha viste tante, ma mai come quelle che ne vedrà nella stagione 2015-2016. Un connubio perfetto tra squadra ed allenatore, valori tecnici ed individuali espressi alla massima potenza, calciatori con una carriera avanzata ma mai decollata che improvvisamente diventano campioni. Una serie di vittorie esaltanti, difficilmente fortunate, quasi sempre meritate, sudate ma meritate.

Una cavalcata incredibile, a suon di conferenze ricche di risate e di frasi celebri del tecnico italiano, che con il suo “Dilly Ding Dilly Dong” non può non aver fatto sorridere tutti.

Un ricordo meraviglioso, in parte anche italiano.


9- Dopo Instanbul c’è sempre Atene

Passiamo ad un evento che farà felici soprattutto i tifosi del Milan, ma la frase di apertura diventa un monito per tutti in questo periodo: dopo la tempesta c’è sempre il sole, dopo Instanbul c’è sempre Atene.

Parte tutto dal 25 maggio 2005, ad Instanbul, dove il Milan vive una delle serate più strane ed infauste del calcio, un evento che in effetti potremmo inserire nella lista per gli inglesi, ma noi siamo patriottici. Sopra di 3-0 in finale di Champions League, il Milan si fa rimontare dal Liverpool, che nel secondo tempo compie una rimonta incredibile, fino ad arrivare ai rigori, dove il fattore psicologico gioca a sfavore dei rossoneri e regala la vittoria ai Reds.

Ma il fattore psicologico è come un boomerang, torna sempre indietro ed il 23 maggio 2007, torna nelle mani del Milan. A due anni di distanza si rigioca Milan-Liverpool, finale di Champions League. Il Milan è maestro di finali, ma se c’è un nemico che gli ha messo paura nella storia è proprio la squadra inglese. I Reds hanno cambiato molto, il Milan invece ha mantenuto l’ossatura di due anni prima e questo forse regala più fame agli uomini di Carlo Ancelotti, in particolare ad uno…

Ricordi felici quarantena

Pippo mio! Pippo mio! Pippo mio! Doppietta e vendetta completata. C’è altro da aggiungere? Ricordate e godetene tutti!


8- Goal Goal, Tardelli, Tardelli!

Torniamo un po’ indietro negli anni, in qualcosa che non tutti i nostri lettori hanno vissuto direttamente, chi scrive compreso, ma che leggendo il titolo lo ha letto con la voce di Nando Martellini comunque. Perchè prima dello “Stringiamoci forte e vogliamoci tanto bene” di Caressa c’è stato un mondiale così esaltante da segnare una generazione. Un mondiale nel quale l’Italia passa il girone con soli tre pareggi, nel quale affronta il giocatore più forte di tutti i tempi, Diego Armando Maradona, e la nazionale forse più forte di sempre, il Brasile di Falcao, Zico, Socrates e Cerezo.

Tutto nello stile Italia; critiche, polemiche iniziali, poca fiducia in alcuni giocatori, come il tanto discusso Paolo Rossi: quanto è italiano il fatto che poi ha vinto Scarpa d’Oro e Pallone d’Oro?

Madrid, 11 luglio 1982, Italia-Germania Ovest, Zoff, Gentile, Cabrini, Bergomi, Collovati, Scirea, Conti, Tardelli, Rossi, Oriali, Graziani: anche qui chi non l’ha letta con la voce di Martellini, mente. Non c’è partita, primo tempo 0-0, ma nel secondo il solito Paolo Rossi porta in vantaggio l’Italia, ma soprattutto al 68′ minuto, Tardelli scaccia tutte le paure, tutte le amarezze, tutte le sconfitte di un popolo, tutte le critiche, con un solo urlo, accompagnato da quello di Martellini. Scirea riceve in area da Bergomi, l’Italia fa superiorità in area di rigore, l’urlo di attesa della folla accresce, la palla fa su e giù in area di rigore, tanto che si ha paura che si perda. Scirea infatti rischia qualcosa torna indietro da Tardelli che è marcato, ma il numero 14 italiano sposta il pallone con un tocco sul sinistro e scarica in porta una sciabolata storica. E poi quell’urlo. Quello di tutti noi. Campioni del Mondo, Campioni del Mondo, Campioni del Mondo!

Ricordi felici quarantena


7- Roma-Barcellona 3-0, quando l’Olimpico diventò il Colosseo

Altro ricordi per singoli tifosi ma non solo. una delle rimonte calcistiche più belle degli ultimi anni. Una Roma forse non la più forte di sempre, un Barcellona che sembra di un altro pianeta. Un risultato ed un arbitraggio sfavorevoli all’andata, un 4-1 che non lasciava scampo a rimonte. Forse.

Perchè se c’è una cosa che contraddistingue i tifosi della Roma dagli altri è la tenacia e la spavalderia nel pensare cose impossibili, ma soprattutto nel sostenere ancora di più quando tutto è contro. 56.000 spettatori, tutti che da una settimana avranno ripetuto: “Ormai ce vado allo stadio, che c’avemo da perde, tanto nun succede. Ma se succede…“.

Succede.

Minuto 6 del primo tempo, De Rossi lancia Dzeko a memoria che si allunga e insacca l’1-0. Il tempo perfetto, sembra quasi che tutto stia andando come deve andare, ma i tifosi della Roma sanno bene che quando va così in realtà la beffa è dietro l’angolo, quindi si esulta come se fosse vinta, ma si dice “Troppo presto, ora ce segnano“. Minuto 13 del secondo tempo. Piquè atterra Dzeko in area di rigore, l’arbitro inizialmente soprassiede: “Ecco tanto nun ce lo da“. Rigore. Lo tira De Rossi: ” tanto lo sbaja, come Bruno Conti“. Goal. De Rossi reagisce da tifoso, esulta di rabbia ma allo stesso tempo predica calma perchè tutti si cominciano a chiedere: ” Che sta succedendo?”.

Succede. Al minuto 30 del secondo tempo “Nun succede ma è successo“, Manolas, uno che di goal ne fa pochissimi, in area di rigore spizza un corner di Under ed insacca alla spalle di Ter Stegen. E’ il delirio, il delirio di un popolo che per una sera si è scrollato di dosso una serie di amarezze e sconfitte, un popolo che per una sera si sente sul tetto a guardare tutti dall’alto. Il fischio finale è un sollievo gigantesco. Un emozione unica. Un emozione che solo il calcio può regalare.Ricordi felici quarantena


6- Il Triplete nerazzurro e la notte di Diego Milito.

Storia nerazzurra questa volta. 22 maggio 2010, dopo una cavalcata incredibile l’Inter di Mourinho, dopo aver vinto campionato e Coppa Italia, si trova in finale di Champions League ad affrontare il Bayern Monaco di Ribery e Robben, guidato da Louis Van Gaal.

L’ epilogo lo conosciamo tutti, ma quello che ci deve strappare un sorriso è un frammento in particolare di quella partita. Perchè se c’è un giocatore che ha incarnato l’Inter di Mou, quello è Diego Milito, ed il frammento è semplicemente questo:

Ricordi felici quarantena

Il secondo goal della gara, perchè il secondo è sempre il più bello, perchè è quello che ti libera di tutto, che ti da la sensazione che ce la stai facendo. Tutti guardano, Butt, Demichelis, i tifosi, ma soprattutto Diego Milito. Questo è il frangente in cui Diego Milito probabilmente sta ripercorrendo tutta la sua vita ed è tornato alla prima volta che ha calciato un pallone, già lì il desiderio era di farlo in una finale di Champions League. Ed ora eccolo lì, il goal di una vita. Il goal di tante vite neroazzurre.


5- Live is life, Maradona palleggia!

C’è solo un giocatore nella storia del calcio che può aver reso epico non una partita ma un riscaldamento. Diego Armando Maradona è stato questo, capace di far emozionare con la sua sola presenza; con un pallone vicino ovviamente.

E’ forse la più spettacolare manifestazione di totale libertà e tranquillità sportiva. Prima di una partita, il capitano del Napoli sta ballando. Nessuno mai si sarebbe sognato di farlo, lui invece sì. In quel momento, sportivamente parlando, era perfetto. Stiamo parlando del 19 Aprile 1989, Olympiastadion di Monaco, Bayern Moanco-Napoli, durante il riscaldamento gli altoparlanti dello stadio diffondo la canzone “Live is Life” degli Opus, un ritmo cadenzato condito dal canto della gente; una descrizione degna di un goal di Maradona. La partita è tesa, il Napoli ha vinto 2-0 al San Paolo e ora deve difendere il risultato, e Maradona sceglie questo gesto per far capire cosa sia il calcio per lui, come a dire “Tranquilli, sereni, danzate con me” e via e 1 e 2 e 3… LA LA LA LA LA, e via ancora e 1 e 2 e 3, palleggi a ritmo di musica, un inno alla’armonia, un inno al calcio, un inno a Diego Armando Maradona.


4 – Mo je faccio er cucchiaio!

Più che felicità forse questo ricordo evoca ansia, ma rimarrà uno degli episodio storici della nostra nazionale.

29 Giugno 2000, Europeo in Olanda, ad Amsterdam, contro l’Olanda, una partita nella quale è successo di tutto, nella quale Francesco Toldo ha deciso di erigersi al livello di Garibaldi nell’annovero dei protettori della patria. E dove c’è un Garibaldi c’è sempre un giovane incosciente che va alle armi e si getta nella mischia rischiando la morte. Francesco Totti è l’espressione massima in quel momento di questo concetto, un golden boy, eterno bambino in tutto e per tutto.

Quei personaggi che nei film di guerra vengono tarpati dai generali, ma non da Dino Zoff, che gli assegna il terzo calcio di rigore, anche se dentro di se è pronto a prendere a mazzate il ragazzino. E lui fa di tutto per sfiorarle, ma non le prende, anzi le da.

Una bella scommessa di quelle da spogliatoio, “Se c’è un rigore, je faccio er cucchiaio“, quel marchio di fabbrica che ad un Europeo a soli 24 anni in semifinale non dovrebbe neanche passare per la mente. Terzo rigore, Totti si gira verso Di Biagio, “Mo je faccio er cucchiaio“. Quasi i compagni tentano di fermarlo, ma lui va, contro un muro arancione, contro un portiere alto 1,97, Edwin Van Der Sar, il quale incita i tifosi per intimorire l’avversario. Totti neanche se ne accorge, ha in mente solo una cosa e quella farà, e ci riuscirà. “Ha tentato l’impossibile” dirà Bruno Pizzul, Zoff impassibile, compagni increduli, stadio impazzito ed intanto Totti che fa? Se la ride.


3- Arriva il pallone, lo mette fuori Cannavaro! Poi ancora insiste Podolski… Cannavaro! Cannavaro! Via al contropiede con Totti, dentro il pallone per Gilardino… Gilardino la può tenere anche vicino alla bandierina, cerca l’uno contro uno, Gilardino, dentro Del Piero, Del Piero… Gol! Aleeeex Deeel Piero! Chiudete le valigie! Andiamo a Berlino! Andiamo a Berlino! Andiamo a prenderci la coppa! Andiamo a Berlino!

Non diciamo altro, se non questo:

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2- YOU’LL NEVER WALK ALONE

Una nota estera va messa, perchè chi ama il calcio non può non amare certi riti, quasi mistici, come i cori da stadio. Come la Geyser Dance dell’Islanda, o i concerti dei tifosi del Galatasaray: ma non c’è coro più bello ed emozionante di You’ll never walk alone, cantato dalla Kop, la curva del Liverpool.

Una canzone scritta dal duo americano Rodgers/Hammerstein per il musical del 1945 Carousel, ripresa da grandi cantanti della storia della musica, quali Nina Simone, Frank Sinatra ed Elvis Presley. Una canzone dal testo toccante, un aspetto spesso tralasciato che invece nasconde la vera essenza di questo inno.

Perchè soprattutto in questo momento che stiamo vivendo, un testo così rappresenta la vita di tutti ed il calcio è vita e questo inno alla speranza non poteva che non sposarsi con lo sport più bello di tutti:

Quando cammini nel
bel mezzo di una tempesta
tieni bene la testa in alto
e non aver paura del buio
alla fine della tempesta,
c’è un cielo d’oro
e la dolce canzone d’argento
cantata dall’allodola

cammina nel vento
cammina nella pioggia
anche se i tuoi sogni
saranno sconvolti e scrollati
va avanti, va avanti
con la speranza nel tuo cuore
e non camminerai mai da sola
non camminerai mai da sola
va avanti, va avanti
con la speranza nel tuo cuore
e non camminerai mai da sola
non camminerai mai da sola


1- Italia Campione del Mondo 2006

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Ascolta il nostro podcast settimanale dedicato alla Serie A

Nel podcast tematico sulla Serie A questa settimana abbiamo parlato dei nuovi acquisti dell’Inter: Young, Moses ed Eriksen, tutti e tre provenienti da squadre di Premier League, dunque un calciomercato simile a quello fatto dal duo Marotta-Ausilio già in estate. L’Inter di Conte ora ha tre nuove frecce nella propria faretra, ma cosa possono dare i nuovi arrivati ai nerazzurri? Corsa, dinamismo, tecnica ed esperienza sicuramente, ma basteranno per arrivare alla vittoria del tricolore?




Infortunio Zaniolo: niente Europeo e rientro con la Roma

Nicolò Zaniolo prepara il ritorno sul campo dopo l’infortunio, ma non con la Nazionale di Roberto Mancini all’Europeo. La scelta sembrerebbe provenire proprio dal ragazzo che, dopo l’infortunio a legamento crociato dello scorso 12 gennaio, ha iniziato tempestivamente le terapie riabilitative, dopo aver subito l’intervento chirurgico. La prossima settimana sono previsti nuovi controlli, ma l’obiettivo prefissato a Trigoria e Villa Stuart è quello di veder correre il ragazzo con la 22 tra un mese circa, recuperando con calma e concentrando forze fisiche e mentali verso il rientro previsto ad inizio luglio, data in cui inizierà la preparazione della Roma.
Rinunciare ad una competizione importante come l’Europeo non è sicuramente facile per un ragazzo della sua età, ma considerando la maturità con cui Zaniolo sta affrontando questo infortunio i tifosi giallorossi possono ben sperare.
Una pedina importante che mancherà alla Nazionale azzurra, ma che sembra aver in testa solo il suo più grande amore: l’A.S. Roma.

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Di Biagio, il primo bilancio: può continuare come c.t.?

L’Italia, dopo la mancata qualificazione al  Mondiale di Russia, ha scelto di ripartire sotto la guida tecnica di Di Biagio; l’amichevole con l’Argentina non è andata bene con gli azzurri sconfitti per due a zero (reti di Banega e Lanzini), mentre nel match contro l’Inghilterra si sono visti segnali più incoraggianti, nonostante il misero 1 a 1 portato a casa. Dopo questi primi due incontri la domanda più gettonata è: il c.t. merita di essere confermato e proseguire il cammino verso i prossimi impegni (Nations League e qualificazione ad Euro 2020)? Proviamo a capirlo.

 

Un progetto appena iniziato

Il primo motivo per cui Di Biagio dovrebbe essere confermato riguarda un progetto appena iniziato; due amichevoli sono troppo poche per giudicare il lavoro di chi ha scelto una delle panchine più infuocate del momento (probabilmente insieme a quella olandese). La nazionale italiana ha bisogno di certezze per ripartire e Di Biagio, con le sue idee, potrebbe rappresentare il primo punto fermo post Svezia. Considerarlo inadatto dopo le prime convocazioni (in un momento particolare del campionato) sembra il classico passo più lungo della gamba.

Chi al suo posto?

Quale sarebbe l’alternativa a Di Biagio? I nomi circolati (Conte, Ranieri, Mancini, Ancelotti) sono tutti, per un motivo o per l’altro, difficilmente raggiungibili. Prendiamo ad esempio Conte: la sua avventura al Chelsea terminerà a fine stagione ma il futuro non sarà in azzurro. La sua voglia di campo, di allenare quotidianamente sono i motivi principali per cui l’ex Juventus rifiuterebbe una proposta di tornare in nazionale. La sfida con la Germania nei quarti di Euro 2016 è stata e resterà la sua ultima gara sulla panchina dell’Italia. Per quanto riguarda Ranieri, l’allenatore che ha portato il Leicester alla storica vittoria della Premier League siede ora sulla panchina del Nantes. Un suo futuro in nazionale? Il tecnico non lo esclude anche se il passato non fa ben sperare; Ranieri, sulla panchina della Grecia, è durato meno di quattro mesi (fatale la sconfitta con le Far Oer). Affidare a lui la rinascita dell’Italia non sembra essere la scelta migliore.Altro nome circolato è quello di Ancelotti: non è stata una stagione fortunata per l’italiano dal Bayern Monaco. Il curriculum dell’allenatore, però, parla chiaro: l’ex tecnico del Milan ha l’esperienza e la capacità per far ripartire la nazionale italiana. E’ allora dove sta il problema? Ancelotti, come Conte, vuole ancora allenare una squadra di club e la possibilità di andare all’Arsenal sta frenando la voglia di azzurro. Ultimo nome che prendiamo in considerazione è quello di Mancini: L’attuale tecnico dello Zenit sembra la possibilità più concreta per il futuro dell’Italia. I problemi sono due: il club russo che non libererà facilmente il suo allenatore e l’ingaggio piuttosto oneroso percepito dal tecnico. Motivi che lasciano ipotizzare come Mancini possa continuare sulla panchina dello Zenit.

Possibilità di crescita per i giovani

Di Biagio, avendo allenato l’Under 21, conosce i giovani e ci ha lavorato. Caratteristica ideale per ristrutturare una nazionale con assoluto bisogno di aprire un nuovo capitolo. I vari Donnarumma, Romagnoli, Rugani, Cristante, Cutrone rappresentano il futuro dell’Italia e con Di Biagio potrebbero crescere nel migliore dei modi. Dopotutto è proprio la “linea verde” che ha permesso a molte squadre di risollevarsi: il problema dell’Italia si dice che è, molto spesso, la mancanza di giovani talenti che possano ricalcare le orme dei tanti campioni del passato. Non stiamo assolutamente negando il fatto che, nel nostro paese, negli ultimi anni ci sia stata molta carenza; tuttavia nell’ultimo periodo le cose sembrano assolutamente migliorare, con alcuni giovani che sembra essere molto appetibili anche per l’estero (basti pensare a Pellegri, pagato tantissimo dal Monaco). Saper sfruttare queste piccole gemme, saperle anche “trattare” e gestire è uno dei compiti che il prossimo commissario tecnico dovrà essere in grado di portare avanti. Serve fiducia ma sopratutto volontà e coraggio, tutte qualità che Di Biagio ha apertamente abbracciato nella sua filosofia. Un allenatore più guidato riuscirebbe sicuramente a sfruttare meglio la “vecchia guardia”, magari aiutandoci anche a fare buone prestazioni, ma farebbe fatica a far voltare pagina a questa nazionale. E’ proprio quest’ultimo concetto che invece deve caratterizzare l’Italia, una rivoluzione che deve partire dalla squadre per poi perpetuarsi anche nel campionato, in attesa do tornare ai tempi migliori.

 

Quali sono, invece, i motivi per cui sarebbe meglio cambiare Ct?

L’esperienza in Under21

Tra i motivi per cui sarebbe meglio cambiare commissario tecnico spicca la passata esperienza di Di Biagio; l’allenatore, sulla panchina dell’Under 21, ha disputato un Europeo non all’altezza delle aspettative. L’Italia è arrivata in semifinale, è vero, ma solo grazie al suicidio della Repubblica Ceca (sconfitta all’ultima giornata dalla Danimarca). La nazionale, in quel periodo, ha dimostrato importanti lacune dal punto di vista del gioco nonostante degli interpreti piuttosto validi. Ecco perché affidare definitivamente l’Italia dei “grandi” a Di Biagio sembra essere un rischio.

Il modulo

A molti sembrerà strano questo punto: come si può dubitare di un tecnico che finalmente propone un modulo europeo, vale a dire il tanto amato 4-3-3? Semplicemente la motivazione è che l’Italia non può permettersi una disposizione di questo tipo. Gli esterni a nostra disposizione sono veramente pochi e nessuno di essi è un fenomeno: Insigne, nonostante una buona prestazione ieri sera con l’Inghilterra sopratutto negli ultimi minuti, sembra un giocatore completamente diverso rispetto a quello che ammiriamo al Napoli; Candreva ormai è l’ombra del toro che giocava nella Lazio; Chiesa è un grandissimo talento ma ha ancora tanto da dimostrare e la sua acerbità si sente; Bernardeschi deve rimettersi dall’infortunio e non è un titolare nella propria squadra, vale a dire la Juventus. Un commissario tecnico dovrebbe sapersi adattare agli uomini a disposizione, visto il poco tempo a disposizione per creare gruppo e dare una propria filosofia: proprio questo motivo viene chiamato selezionatore e non “allenatore”. L’Italia si ritrova invece con tantissime punte a disposizione, anche di buon talento, e non è un caso che negli ultimi anni i moduli che hanno funzionato di più sono stati quelli con 2 attaccanti insieme (Balotelli-Cassano con Prandelli, Pellé-Eder con Conte).

Balotelli

Il rapporto tra Balotelli e Di Biagio non è iniziato nel migliore dei modi con il c.t. che ha dichiarato di non averlo convocato per scelta tecnica; decisione discutibile visto lo stato di forma dell’attaccante del Nizza. Se il buongiorno si vede dal mattino Super Mario rischia di non vedere la nazionale per altri anni e questo l’Italia non se lo può permettere. O meglio, non si può permettere di non concedere un’altra chance a l’unico realmente in grado di alzare il livello qualitativo degli azzurri. Sul discorso Balotelli non vogliamo dilungarci troppo, anche perché sull’importanza che l’ex Milan potrebbe avere in questa squadra abbiamo dedicato un intero editoriale, che potete trovare cliccando qui.

Confermare o no Di Biagio? Una scelta difficile dal momento che in gioco non c’è solo il futuro del tecnico ma il futuro di una nazionale.




Italia, 3 motivi per cui DI Biagio avrebbe dovuto convocare Mario Balotelli

La Nazionale è tornata ma, come di solito accade dopo una crisi, i dubbi sono molti di più rispetto alle certezze. Ormai è inutile girarci attorno: l’Italia calcistica è nel periodo più buio della sua storia e non parliamo solamente rispetto alla mancata qualificazione ai Mondiali in Russia. Squadre ancora poco competitive, campionato poco esaltante per gli appassionati stranieri, ben pochi giocatori di fantasia, infrastrutture arretrate: sembra proprio che il nostro paese, in totale parallelismo con la situazione socio-politica-economica, non riesca a stare dietro agli standard europei. Ecco allora che lo scetticismo generale comincia a degenerare, sopratutto se dopo mesi e mesi dall’allontanamento di Ventura ancora non si è riusciti a trovare un commissario tecnico degno come sostituto (anche se il caos intorno alla Federazione non ha aiutato). In vista delle prossime amichevoli contro Argentina e Inghilterra, a sedere sulla prestigiosa panchina italica ci sarà Di Biagio, ex selezionatore dell’under 21 nostrana con il sogno di poter essere confermato alla guida della squadra maggiore. Intorno alla convocazioni stilate dal tecnico sono stati creati 3 discorsi: il primo è il “ritorno” di alcuni senatori che invece avevano annunciato il ritiro (Buffon su tutti, ma anche De Rossi, che si è reso disponibile nonostante la mancata convocazione per scelta tecnica); il secondo è la mancanza, ancora una volta, di qualche nome di assoluto rilievo, sopratutto in confronto ad alcuni grandi top player delle nostre prossime avversarie; il terzo rimanda invece alla specifiche scelte di Di Biagio, con alcune chiamate discutibili (ne parliamo qua) che hanno fatto storcere il naso a chi sperava una vera e propria rivoluzione tecnica. Quest’ultima, a detti di molti noi compresi,  doveva innanzitutto partire da un giocatore: Mario Balotelli. L’attaccante sta disputando una grandissima stagione con il Nizza, trascinando i suoi compagni a suon di goal verso la qualificazione in Europa League. E’ vero che gioca in un campionato e in una squadra non proprio esaltanti, ma non si può negare di come sia, per qualità strettamente tecniche, il migliore attaccante italiano che abbiamo a disposizione. In particolare abbiamo voluto elencare 3 motivi per cui la mancata convocazione di Super Mario  ci sembra una vera e propria assurdità. Buona lettura.

Questa scena i tifosi del Nizza l’hanno vista molte volte in questa stagione…

I numeri del giocatore

Su 30 partite giocate dal Nizza in questa stagione di Ligue1, Balotelli ha confezionato ben 21 presenze segnando la bellezza di 14 goal, senza tuttavia nessun assist. Fa molto pensare la percentuale di passaggi riusciti, attorno al 74%, mentre quella relativa ai tiri gira attorno al 60%: numeri molto buoni per un ragazzo che in molti credevano capace solo di segnare davanti alla porta. Balotelli è migliorato tantissimo anche nella fase di interdizione, mostrando spesso la volontà di andarsi a recuperare il pallone per far ripartire i compagni. Ha infatti totalizzato il 50% di scivolate riuscite, con il 48% di contrasti vincenti (stessa percentuale per quelli aerei) e 6 palloni intercettati. Totale duelli in totale? 218. Anche sul versante distributivo ci sono numeri per nulla male: nonostante non abbia siglato nessun assist, i 530 passaggi totalizzati nel corso del campionato sono una prova decisiva di come l’attaccante stia cominciando ad entrare in maniera più significativa nel fulcro del gioco (si parla di 38, 46 passaggi di media a partita). Non si tratta ovviamente di numeri da “falso nueve” o trequartista, ma stiamo di fronte comunque ad una concreta evoluzione rispetto ai tempi di Manchester City e Milan. Ancora non tantissimi i cross messi a segno, solo 5, ma riguardo a questo punto è probabile che c’entri la disposizione tattica della formazione francese. Parlando di statistiche offensive, Balotelli ha una media di un goal ogni 119.7 partite, quasi quindi una siglatura a match, dimostrando una continuità in fase realizzativa notevole. La maggior parte delle reti è arrivata con il suo piede naturale, il destro, con 2 goal di testa e 2 di mancino. Essendo un punta pura è chiaro che, su 14 goal, ben 12 sono arrivati da dentro l’area, con un paio di timbri arrivati quindi dalla distanza. Buono anche il numero di dribbling effettuati, 21. Sul versante della disciplina c’è ancora molto da lavorare: l’attaccante italiano ha preso ben 8 cartellini gialli (tanti anche per un difensore) commettendo in tutto 46 falli. I numeri ottenuti in campionato si ripetono anche in altre competizioni: in Europa League Balotelli ha siglato ben 6 goal in 7 partite, segnando anche nella Coppa di Lega. Nonostante la Ligue1 non sia esattamente il campionato più complesso al mondo, i numeri mostrati sono di certo uno specchio realistico di come Balotelli stia effettivamente tornando a grandi livelli: fa pensare il fatto che, al suo posto, siano stati invece portati giocatori come Belotti o Verdi, che di certo non stanno attraverso un periodo molto più felice del talento scuola Inter.

Il nostro editoriale potrebbe benissimo essere riassunto con questa immagine e basta.

Questione di modulo

Un’altra considerazione fa fare riguarda la specifica situazione tattica della nostra nazionale. Uno dei più grandi problemi del nostro calcio è la mancanza di ali, ovvero quello che è probabilmente il ruolo più importante per il calcio moderno, fatto di 4-3-3 e 4-2-3-1. In concomitanza con questo fattore, il nostro paese è stato inondato da una grandissima quantità di punte centrali di buona qualità (ma nessun fenomeno) che si sono contese il posto ogni volta per il 3-5-2 od il 4-4-2 proposto dai precedenti commissari tecnici. Il problema di fondo è che i vari Belotti, Immobile e Cutrone, sono tutti calciatori abituati a giocare come singole punte nelle rispettive squadre, accompagnate da 2 ali per costituite i tanti amati moduli a tre punte citati a inizio paragrafo. Chi mastica un po’ di calcio saprà bene che giocare con una punta a fianco è ben diverso rispetto all’avere due esterni alti che si inseriscono sulla fascia. Non è un caso che, agli Europei scorsi, abbia trovato continuità assoluta Eder: l’italo brasiliano  ha come ruolo naturale quello della seconda punta, permeandosi bene nel 3-5-2 di Conte. I vari esperimenti con 2 punte di peso sono invece falliti e hanno creato una manovra offensiva poco veloce e fluida. Cosa c’entra Balotelli in questo discorso? Semplice, perché Mario è un giocatore un po’ particolare. Nonostante le movenze e fattezze di un attaccante di peso (stiamo parlando di un metro e novanta di giocatore), l’ex Inter ha sempre dimostrato di giocare meglio quando affiancato da un suo simile vicino, in un attacco a 2: al City, ad esempio, fece molto bene quando veniva schierato in coppia con Edin Dzeko (chissà che non possa ritrovarlo alla Roma il prossimo anno…) mentre in Nazionale ha trascinato, con Cassano accanto, l’Italia alla finale degli Europei. E’ un tipo di calciatore a cui piace infatti dialogare con un compagno vicino, in quanto Balotelli ama stoppare, difendere il pallone e far salire la squadra: avendo un’altra punta affianco a lui, può attirare a sé i difensori avversari per far smarcare il proprio compagno e costruire pericolose azioni offensive. Inoltre ha dimostrato varie volte di essere molto forte nel dribbling stretto: con un compagno a fianco riesce spesso a sfruttare una maggiore densità amica nell’area avversaria, potendosi permettere di avere maggiore libertà e spazio per dribblare e tirare, senza la paura di essere triplicato. E’ quindi evidente di come l’Italia, potendosi permettere al momento solo moduli a 2 punte, non possa prescindere dallo schierare una vera e propria seconda punta che, stranamente viste le caratteristiche fisiche, Balotelli è.

E’ veramente questo il problema per cui Balotelli non viene convocato?

Una svolta a livello mentale

L’ultimo e breve punto riguarda invece una considerazione a livello mentale: l’Italia, con questi 23 giocatori, ha ancora parecchie scorie dei rovinosi gironi per le qualificazioni ai mondiali in Russia. Alcune gradite novità (Cutrone?) fanno sicuramente piacere e danno speranza per il futuro, ma in questa nazionale non c’è nessun giocatore che possa far parlare la Nazionale di sé, nessun calciatore che richiami l’attenzione di un tifoso estero per dire: “Ehi, gioca l’Italia, sono curioso di vederla!“. L’Italia non è attraente, non fa rumore, non desta curiosità. Ci crea perplessità anche la rinnovata convocazione di Buffon: sappiamo benissimo che il n.1 della Juventus sia ancora uno dei migliori al mondo, ma la disfatta svedese doveva essere una motivazione in più per attuare un cambio generazionale totale, sopratutto in un ruolo in cui siamo ben coperti. Perché Balotelli non è stato convocato? La “mafia” all’interno dello spogliatoio azzurro non lo ha voluto? Magari, almeno sappiamo già le identità delle prime erbacce da estirpare, il commissario tecnico in primis, piegato a queste regole interne che non fanno altro che gettare fango sulla nostra realtà. Noi crediamo che non sia così e proprio per questo è strana questa mancata chiamata: siamo di fronte a due amichevoli dopo una incredibile disfatta contro due grandi concorrenti che si giocheranno il mondiale da protagoniste. Tu, Di Biagio, probabilmente hai pochissime chance di essere confermato, ovvero vincere e convincere in queste due partite: riuscire ad ottenere questi risultati, grazie e con Balotelli, sarebbe un segnale fortissimo da dare alla Federazione: “Ehi guardate, sono riuscito a vincere contro Argentina ed Inghilterra riuscendo a rimettere Balotelli nel giro della Nazionale, cosa che non è riuscita né a Conte né a Ventura!“. Ci appare quindi inspiegabile questa scelta, proprio perché Di Biagio non ha nulla da perdere (al massimo torna all’Under 21) e per guadagnare ha bisogno dell’azzardo, del rischio. E quando si parla di rischio, chi se non Mario Balotelli è più adatto?