In Spagna i calciatori come i comuni lavoratori, e da noi?

In Spagna i calciatori come i comuni lavoratori, e da noi?

Cadena Ser riporta che oggi il Governo spagnolo ha respinto ufficialmente l’ipotesi di effettuare tamponi ai calciatori, rifiutando quindi il protocollo presentato dalla Liga per la ripresa degli allenamenti. Il Ministero della Salute ha ricordato come i calciatori siano dei comuni lavoratori e come tali saranno sottoposti al test solo ed esclusivamente in presenza degli ormai famosi sintomi del COVID-19. A questo punto l’unico spiraglio per le società calcistiche spagnole sarebbe quello di effettuare privatamente i controlli, sempre che non si intacchi eccessivamente la disponibilità di tamponi per la popolazione. In questo clima incerto la Liga ha informato tutti i club del rinvio dei controlli, in attesa che il Governo ed il Ministero della Salute decidano in merito alla ripartenza degli allenamenti. E in Italia? ancora tanta confusione e poca chiarezza, certo è che per adesso i calciatori non sembrano così vicini ai comuni lavoratori. Non ci sono notizie in merito ai tamponi, ma la linea sposata da Tommasi sembrerebbe quella dei controlli a tappeto e della certezza di rischio zero di contagio prima di accettare un ritorno alla normalità. Sorge spontanea una domanda,  quale lavoro ad oggi potrebbe assicurare con certezza agli impiegati di non contrarre il contagio? Nessuno. Allo stesso tempo è evidente che i numerosi contatti che avvengono durante una partita di pallone obbligheranno tutti a tenere il livello di attenzione altissimo. La salute è sempre la cosa più importante, ed in questa situazione ancora di più, quindi è giusto che il calcio ricominci solo quando sarà possibile tornare a lavorare, senza privilegi e scorciatoie che noi comuni mortali non possiamo permetterci. Chiariamo però, anche permettersi di non lavorare è un privilegio che hanno in pochissimi. Le autorità del calcio ed il sindacato dei calciatori saranno chiamati a prendere delle decisioni difficilissime nelle prossime settimane ed inevitabilmente accontentare tutti sarà molto complicato; la speranza è quella che si agisca nel rispetto, oltre che della salute, anche dei milioni di lavoratori che torneranno ai loro posti, obbligati a scegliere tra rischiare di contrarre il virus o non ricevere uno stipendio.

 

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Napoli, Umtiti l’ennesimo nome per sostituire Koulibaly

Napoli, Umtiti l’ennesimo nome per sostituire Koulibaly

Secondo quanto trapela da Castel Volturno Kalidou Koulibaly è in procinto di lasciare Napoli e la destinazione più probabile al momento sembrerebbe Parigi, infatti il Psg potrebbe offrire al calciatore senegalese l’occasione di giocarsi la Champions League con una delle candidate alla vittoria proponendo un contratto intorno ai 7 milioni. I parigini dovranno guardarsi dalla concorrenza del Manchester United, la squadra inglese è in grado di poter pareggiare l’offerta contrattuale al ragazzo, e metterebbe sul piatto la possibilità di confrontarsi con il campionato più difficile al mondo, la Premier League, d’altro canto non potrebbe assicurare al centrale del Napoli la certezza di giocare la Champions League nella prossima stagione. La dirigenza partenopea, come scriviamo da giorni, è a lavoro per cercare il sostituto ideale, e oltre a Milenkovic, centrale della Fiorentina, nelle ultime settimane è circolata con insistenza una suggestione riguardante Umtiti, centrale francese in forza al Barcellona. Il Napoli su questo fronte si è mosso con molto anticipo, avendo già ottenuto tutte le informazioni necessarie, e sembrerebbe che la società blaugrana sia disposta ad applicare uno sconto al prezzo di 50 miloni, fissato prima dello scoppio dell’emergenza sanitaria. Una parte del guadagno della cessione di Koulibaly verrebbe così subito investito per portare a Napoli il suo sostituto, c’è però da convincere il ragazzo, che secondo quanto riporta la testata spagnola Sport non sarebbe intenzionato a lasciare la Catalogna.


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Le possibili date delle Italiane in Europa

Le possibili date delle Italiane in Europa

Quando si tornerà a giocare è ancora un mistero, tutte le federazioni sono sostanzialmente immobilizzate dall’emergenza sanitaria. Solo in Germania, dove l’emergenza è già in fase calante, la federazione ha già dato il via libera per la ripresa e le squadre sono tornate ad allenarsi, con la possibilità che il campionato riparta il 9 maggio. Cosa accadrà invece alle competizioni europee? Quando torneranno a giocare le italiane in Europa? Il tema è stato trattato dalla Gazzetta dello Sport che sulle pagine di oggi ha stilato degli eventuali calendari di Champions League ed Europa League per il mese di agosto:

Champions League:

Venerdì 7 agosto: Juventus-Lione; Manchester CityReal Madrid

Sabato 8 agosto: Bayern Monaco-Chelsea; BarcellonaNapoli

Martedì 11 agosto e mercoledì 12: andata dei quarti di finale

Venerdì 14 agosto e sabato 15: ritorno dei quarti di finale

Martedì 18 agosto e mercoledì 19: andata delle semifinali

Venerdì 21 agosto e sabato 22: ritorno delle semifinali

Sabato 29 agosto: finale

Europa League:

Lunedì 3 agosto: andata ottavi di finale, InterGetafe e SivigliaRoma

Giovedì 6 agosto: ritorno ottavi di finale, Getafe-Inter e Roma-Sivglia

Lunedì 10 agosto: andata dei quarti di finale

Giovedì 13 agosto: ritorno dei quarti di finale

Lunedì 17 agosto: andata delle semifinali

Giovedì 20 agosto: ritorno delle semifinali

Mercoledì 26 agosto: finale

 

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Milan, Boban aveva convinto Modric!

Milan, Boban aveva convinto Modric!

Sono ormai noti i malumori di Zvonimir Boban, l’ex calciatore e dirigente del Milan è stato licenziato i primi giorni di marzo da Ivan Gazidis. La società Milan ha licenziato il croato per giusta causa, dopo l’intervista al veleno rilasciata ai giornalisti, eppure è notizia di qualche giorno fa che Boban non abbia accettato “la giusta causa”, poiché ritiene più scorretto che Gazidis abbia contatto Ragnick alle sue spalle. Mentre i tifosi e gli addetti ai lavori del Milan sono in attesa di capire come si evolverà l’ennesima rivoluzione societaria, il giornale spagnolo Marca lancia una vera e propria bomba di mercato (mancata). Sembrerebbe infatti che Zvonimir avesse convinto Modric ad unirsi ai rossoneri la prossima stagione, ma il numero 10 del Real Madrid si sarebbe poi ritratto a seguito della brusca separazione tra Boban e il Milan. Ad  oggi infatti l’ex pallone d’oro croato sarebbe sul punto di accettare la corte di Backham, che vuole rinforzare il centrocampo dell‘Inter Miami, sempre che non decida di restare a Madrid per puntare alla conquista della quinta Champions League.

 

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Napoli, Milenkovic primo candidato per sostituire Koulibaly

Napoli, Milenkovic primo candidato per sostituire Koulibaly

Ormai da settimane in casa   sembra certa la partenza del roccioso difensore senegalese. Koulibaly viene da una stagione nella quale ha purtroppo giocato poco per numerosi problemi fisici, e ne ha risentito tutta la squadra; un peccato considerando che con l’acquisto estivo di Manolas a Napoli erano convinti di avere una delle migliori coppie centrali del campionato. I due alla fine hanno giocato pochissimo insieme, ma l’aria di rivoluzione che si respira a Castel Volturno lascia intendere che potrebbero esserci poche occasioni per rivederli con la stessa maglia. Kalidou sembra oramai convinto di cambiare aria e così il Napoli chiede informazioni e prepara un investimento per sostituire il senegalese; il primo obbiettivo ad oggi sembrerebbe essere Milenkovic, centrale difensivo, ma all’occorrenza anche terzino destro, classe 97′, serbo, in forza alla Fiorentina. La notizia dell’interesse è stata riportata  dal Corriere dello Sport, che mette in evidenza come la dirigenza partenopea apprezzi la duttilità del ragazzo e l’esperienza accumulata, nonostante la giovanissima età. D’altro canto non sarà facile trattare con Rocco Commisso, che più volte nelle ultime settimane ha dichiarato di voler mantenere i giocatori più forti della rosa per poter puntare a degli obbiettivi importanti nella prossima annata.

 


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La Fiorentina chiede informazioni per Romero e Mandragora

La Fiorentina chiede informazioni per Romero e Mandragora

Il progetto di Commisso è ambizioso, il presidente viola ha fatto capire che non è intenzionato a vendere i suoi gioielli; per strappare giocatori come Chiesa e Castrovilli alla Fiorentina  è necessario  mettere mano al portafogli e presentarsi alla dirigenza toscana con un’offerta irrinunciabile. Scenario abbastanza complicato, considerando la situazione attuale del calcio. L’unica altra via percorribile, per quanto difficile anch’essa, è quella di mettere sul piatto dei giocatori interessanti e provare ad intavolare uno scambio. La Fiorentina, come riportato da TuttoSport, negli ultimi giorni ha chiesto informazioni per due giocatori “bianconeri”, Mandragora, che gioca nell’Udinese, e il difensore argentino Romero, in forza al Genoa, ma di proprietà della Juventus. Sul centrocampista italiano è forte l’interesse anche della Roma, intenzionata ad offrire il cartellino di Cristante, pur di arrivare all’ex centrocampista di Pescara e Genoa. Sia per Romero che per Mandragora (il cartellino è dell’Udinese, ma la Juventus ha il diritto di riacquistarlo), bisognerà tener conto dei probabili tentativi della Juventus di inserirli in una trattativa che possa portare Castrovilli in bianconero… vedremo anche se, come detto in precedenza, Commisso si è più volte esposto in maniera decisa sul fronte cessioni, dichiarando di voler mantenere a Firenze tutti i giocatori migliori.

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Lazio, il Real è sicuro di poter arrivare a Milinkovic con 70 milioni

Lazio, il Real è sicuro di poter arrivare a Milinkovic con 70 milioni

C’è tantissima incertezza sul futuro dei campionati e delle competizioni europee, non sembra giunto ancora il momento di poter certificare una pianificazione ed un calendario ufficiale per il proseguimento della stagione 2019-2020. Data la situazione molte società stanno iniziando a monitorare i calciatori utili per la prossima stagione, tra esse spicca il Real Madrid; il colosso spagnolo sarebbe, secondo Don Balon, interessata ad acquistare il centrocampista serbo della Lazio Milinkovic-Savic. Sulle pagine del giornale spagnolo il centrocampista biancoceleste viene affiancato ad altri grandi nomi, che restano obbiettivi dei blancos, come Pogba, Van de Beek, Fabian Ruiz; ma il quotidiano spagnolo spinge molto per il serbo poiché il Real sarebbe sicuro di poter contare su uno “sconto”, dovuto all’emergenza sanitaria, che farebbe scendere il prezzo del cartellino a 70 milioni. Queste le parole apparse su Don Balon:

” Il Real Madrid ha pensato seriamente di acquistare il calciatore due stagioni fa, quando fece un’ottima annata con la Lazio e delle buone prestazioni al Mondiale del 2018; il prezzo del cartellino di 120 milioni fermò tutte le trattative, così il ragazzo decise di rimanere nella capitale d’Italia” 

” Ma oggi la crisi causata dal Coronavirus assesterà un duro colpo all’economia del calcio e la Lazio non farà eccezione: Milinkovic avrà un nuovo prezzo di 70 milioni di euro”

Siamo così sicuri che Lotito sia disposto ad accettare uno sconto del genere? Diciamo che non sarebbe nel suo stile…

 

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Coronavirus: il dramma della Serie C, parla Lucarelli

Coronavirus: il dramma della Serie C, parla Lucarelli

Intervistato da FanPage, l’attuale tecnico del Catania Cristiano Lucarelli ha detto la sua sulla crisi sanitaria ed economica che sta mettendo in ginocchio l’Europa. L’ex attaccante livornese si è soffermato sull’impossibilità di rimanere fermi per le categorie minori, obbligate a scegliere tra “morire di fame o per l’epidemia”, e di come in Serie C sia anche difficile rimanere a galla, non potendo difatti tagliare lo stipendio dei calciatori, che fanno una vita simile ai colleghi della massime serie, ma percependo 1200, 1300 euro al mese. Ecco le sue parole:

Sul taglio degli stipendi:

“Sì, per la Serie A sono d’accordo, penso che qualcosa si debba fare. In Serie B e in C diventa più complicato perché gli stipendi sono veramente bassi. Un giocatore di Serie C guadagna 1300 euro al mese, nonostante faccia una vita praticamente uguale ai calciatori di Serie A, si allena tutti i giorni e impegni e obblighi sono gli stessi. I ragazzi che erano rientrati a Catania abbiamo deciso di rimandarli a casa perché non riscuotendo lo stipendio non avevano la possibilità di pagarsi gli affitti. A certi livelli è giusto fare come ha fatto la Juventus e spalmare ciò che non viene pagato ora negli anni successivi, ma in B e in C è impensabile. Molti presidenti ci marciano anche un po’ sopra alla crisi. Il campionato di C per la promozione ha già dato tutti i verdetti, per la retrocessione più o meno lo stesso. Qualche presidente che non ha più niente da chiedere al campionato ci specula un po’ su questa situazione. Alla gente che guadagna 1300 euro al mese non puoi andargli a chiedere di fare delle rinunce”.

Su un’ipotetica ripresa:

“Condivido l’idea di Gravina, il calcio deve ricominciare da dove si è fermato, altrimenti avremmo a che fare con altri problemi per il nuovo campionato: ricorsi, contro ricorsi, ecc. Tutti parlano di di tagliare le squadre, affermano che 100 squadre professionistiche in Italia sono troppe, che ci vuole sostenibilità per il calcio e poi magari qualcuno parla di Serie A a 22 squadre, di Serie B a 25, di tre gironi da 22 in Serie C. Si parla di tagliare le squadre perché non ce la fanno e poi si allargano i campionati. Io non sono a favore né di una cosa né dell’altra, pero mi sembra strano che le stesse persone che fino ad un mese fa dicevano che ci sono troppe squadre, oggi parlano invece di fermare le retrocessioni e di mandare avanti solo le promozioni. Questa cosa mi sembra in controtendenza con quello che si è sentito dire fino ad oggi”.

Sulla paura di tornare a giocare:

“Avrei la stessa preoccupazione che ho quando vado a fare la spesa o quando mi muovo per esigenza. Se uno dovesse andar dietro a questa cosa allora il calcio non potrebbe più ripartire. Speriamo si possa trovare da qui a breve un farmaco che risolva questo problema, ma se questo non dovesse accadere in tempi brevi non possiamo pensare di stare immobili per mesi, perché oggi possiamo avere complicazioni per il virus ma se ognuno di noi non lavora e non produce, e mi riferisco a quei calciatori con uno stipendio normale, come facciamo? Bisogna fare una scelta: o si muore di fame o si rischia di morire per l’epidemia. Non possiamo tenere ferma ogni cosa, probabilmente dovremo cambiare i nostri comportamenti, essere più responsabili, avere rispetto del prossimo e aiutare tutti, ma non possiamo pensare di fermarci del tutto perché un domani il problema potrebbe essere quello di mettere in tavola un piatto di pasta”.

 




In Serie A regna il caos, ora altre due idee sul tavolo di Gravina

In Serie A regna il caos, ora altre due idee sul tavolo di Gravina

Non si riesce a decidere su questa benedetta Serie A, e la questione dovrebbe sorprendere fino ad un certo punto, dato che il virus ancora imperversa nel nostro paese. Le perplessità sono rivolte a come la Federazione, la Lega, la Uefa e le società stiano gestendo la necessità di ripartire, necessità lecita per ogni settore imprenditoriale, e quindi anche per il calcio. Bisogna pensare inevitabilmente a programmare come e quando si potrà tornare a lavorare, sempre basandosi sulle indicazioni sanitarie. Ma si sta programmando? No. Gli organi competenti e le società non sono riuscite a tirare fuori neanche una bozza di calendario, in Francia ad esempio hanno fissato la ripresa al 17 giugno, è un’indicazione chiara, che non significa che si giocherà al 100%, poiché il rispetto del calendario dipenderà solo ed esclusivamente dalla situazione sanitaria e dal rientrare dell’emergenza, però intanto è stato varato un programma di riferimento. Mentre in Italia e per Gravina di chiaro abbiamo ancora poco, se non che la stragrande maggioranza dei protagonisti sentano il desiderio di ricominciare la stagione. Ogni giorno quindi, tramite gli organi di stampa, vengono rese note idee diverse e possibilità, le ultime, che pare stiano trovando il favore di molti, finite sul tavolo di Gravina sono: evitare le partite nelle aree più colpite del paese come Torino, Milano, Bergamo e Brescia; l’introduzione di 5 sostituzioni a partita, dato che probabilmente le gare saranno giocate ogni tre giorni nei mesi più caldi dell’anno. Sulla prima idea c’è anche da rivelare una conseguenza di tale decisione: il definitivo abbandono per questa stagione di VAR e Goal line technology nel caso in cui venissero scelti dei campi neutri che non abbiano le attrezzature adeguate.




15 aprile 1992, il Torino irrompe tra le grandi d’Europa

15 aprile 1992, una data memorabile per i tifosi del Torino, ma in generale per gli amanti del calcio italiano, è il giorno del riscatto granata, la rivincita di una società gloriosa quanto disgraziatamente sfortunata.

Tornato in Serie A da appena una stagione, nella quale aveva conquistato un incredibile quinto posto, il Torino di Mondonico nella stagione 1991-1992 si gioca le sue carte in Coppa Uefa. Al tempo l’attuale Europa League prevedeva che ogni squadra partisse da i 32esimi di finale, la competizione procedeva sino all’assegnazione del titolo con turni ad eliminazione diretta costruiti sulla doppia sfida con le reti segnate in trasferta che valevano doppio in caso di parità nella differenza reti. Prima di affrontare il Real Madrid, il Torino eliminò in sequenza: KR Reykjavik (8-1); Boa Vista (2-0) , formazione che aveva superato l’Inter nei 32esimi; AEK Atene (3-2); BoldKlubben 1903 (3-0). Nelle quattro squadre semifinaliste c’erano ben due italiane, i granata se la dovevano vedere con il Real, mentre nell’altra sfida il Genoa sfidava l’Ajax.  La gara d’andata con i blancos si gioca il 1 aprile 1992 ed il Toro fa capire di che pasta è fatto, nonostante la sconfitta di misura per 2-1, con Hagi e Hierro che ribaltano la rete del vantaggio di Casagrande. La sfida di ritorno si gioca in un Delle Alpi stracolmo, ci sono ben 60mila persone caricate dagli ultimi due successi in campionato, in trasferta con l’Hellas l’11 aprile e nel derby con la Juventus giocatosi il 5 aprile, la città crede nella finale, nonostante lo svantaggio maturato nell’andata e la qualità dell’avversario. Le due formazioni si schierano con lo stesso modulo, il 4-4-2, per il Real Madrid: Buyo tra i pali, difesa con Chendo, Lasa, Rocha e Hierro, a centrocampo Milla, Michel, Maqueda ed Hagi, in attacco Butragueno e Paco Llorente; il Toro schiera Marchegiani in porta, Annoni, Cravero, Bruno e Mussi in difesa, Fusi, Scifo, Venturin e Lentini a centrocampo, l’ex Vazquez a supporto di Casagrande. Al settimo minuto arriva il primo boato del Dell’Alpi: cross di Lentini che Rocha spedisce nella sua porta, 1-0 per il Torino, che sarebbe già qualificato; la gara resta pericolosamente in bilico fino al 74esimo minuto, quando un altro cross di Lentini lacera la difesa del Real, finendo stavolta sui piedi di Fusi, che spinge in rete da pochi passi. 2-0. Torino in finale di Coppa Uefa. Purtroppo nella doppia sfida in finale la spunta l’Ajax per la regola delle reti in trasferta, 2-2 al Delle Alpi: alla doppietta di Casagrande, rispondono Jonk e Pettersson, mentre la partita di Amsterdam terminerà 0-0.  A distanza di 28 anni la cavalcata  del Toro di Mondonico  rimane ancora oggi il miglior risultato nelle competizioni internazionali dei granata, condita da quel 15 aprile 1992 e frenata ad un passo dal sogno da una formazione carica di giovani talenti (Berckamp, Winter, De Boer, Blind), che per tutti gli anni 90′ vincerà in Olanda ed in Europa. In campionato i granata si piazzano terzi alle spalle del Milan di Sacchi e della Juventus, conquistando un’altra qualificazione alla Coppa Uefa.

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Nel podcast tematico sulla Serie A questa settimana abbiamo parlato dei nuovi acquisti dell’Inter: Young, Moses ed Eriksen, tutti e tre provenienti da squadre di Premier League, dunque un calciomercato simile a quello fatto dal duo Marotta-Ausilio già in estate. L’Inter di Conte ora ha tre nuove frecce nella propria faretra, ma cosa possono dare i nuovi arrivati ai nerazzurri? Corsa, dinamismo, tecnica ed esperienza sicuramente, ma basteranno per arrivare alla vittoria del tricolore?