Se non è una piaga del calcio, poco ci manca. Ultimo viene Kevin Strootman, che con un tuffo quasi olimpionico si è visto concedere un rigore nell’ultimo derby di Roma. Per fortuna ininfluente al risultato finale, se no chissà che sarebbe successo. Ma anche quando il fattaccio in questione non è così clamoroso, i simulatori rappresentano sempre una minaccia al corretto andamento delle gare. Una variabile piuttosto controversa per un gioco che di suo ne ha già parecchie, sin troppe. Come gli errori (legittimi) degli arbitri, che speriamo ridursi drasticamente con l’introduzione della VAR. Ora per il centrocampista olandese si prospetta il rischio della prova tv con seguente squalifica da definirsi. Basterà punirne uno per educarne cento?
Già di per sé l’uso delle immagini televisive rappresenta un’infrazione alle regole stabiliti sino a oggi. Non è la prima volta che il giudice sportivo ne fa uso, anche se finora lo si è fatto sopratutto per situazioni sfuggite del tutto all’attenzione dell’arbitro: gesti o parole dei calciatori, fallacci non visti ecc. Non è il caso di Strootman, la cui caduta fragorosa è stata vista e da qui giudicata dal direttore di gara Daniele Orsato un po’ come successe per il caso Krasic o Zalayeta. La correzione di una decisione del direttore di gara sarebbe un precedente facile da contestare e metterebbe gli organi federali in grave imbarazzo. Tantissimi club, forse tutti, potrebbero sporgere così reclamo per partite “falsate” da occasioni analoghe.
Inoltre pensiamo che, nello sport come nella vita in generale, occorra essere coerenti. La squalifica per una simulazione manifestamente clamorosa non impedirebbe a emuli più abili di continuare a fare quel che fanno ogni domenica. Strootman è l’eccezione, non la regola: la stragrande maggioranza dei rigori dubbi deriva da cadute che si scoprono accentuate solo con la moviola. In attesa dell’avvento della tecnologia, occorrerebbe quindi o agire per bene o non agire affatto. O la Federazione punisce tutti i simulatori, a partire dai più bravi (non dai più scarsi come l’olandese), oppure lasci le cose così come sono. La logica del punire uno per educarne cento purtroppo non funziona: al contrario è per educarne uno, che occorre punirne cento. Speriamo che chi debba capire, almeno questo lo capisca.



