Juventus, Allegri: “Nessuno mi dava fiducia, ma ho stupito tutti”

Massimiliano Allegri

Massimiliano Allegri, tecnico della Juventus, si racconta in una lunga e simpatica intervista sulla sua carriera: “Non sono un amico, ma nemmeno un carceriere. Non recludo i calciatori, li responsabilizzo. Le soluzioni devono trovarle da soli. Altrimenti quando saranno senza aiuto non sapranno a che santo votarsi. Mi piace il cazzeggio. Mi dà grande gioia. Rasserena, rimette in pace con il mondo. Lo consiglio ai miei giocatori. Non si può essere concentrati per 24 ore al giorno. È un indizio di malattia. I consigli li ascoltava? Li ascoltavo, riflettevo e poi facevo di testa mia. Sono per l’autonomia e per il confronto. Se sei sicuro di te stesso, che problemi hai a confrontarti? Detesto gli yesmen e cambio idea perché non la considero una debolezza, ma un modo di crescere. So di non avere sempre ragione. Se ce l’avessi e dicessi solo cose giuste, sa che palle? Io credo nella positività e nella negatività delle persone. Però con gli scaramantici ho avuto a che fare. Il numero preferito di Cellino, il mio presidente al Cagliari, era il 23. E il calciatore per cui stravedeva, un argentino di nome Larrivey. Nella vita ho fatto tante cazzate e sulla mia carriera di allenatore nessuno avrebbe scommesso un mezzo caffè. ‘Allegri è un coglione’, dicevano. ‘Gioca al Casinò, punta sui cavalli, ha lasciato la sposa sull’altare, è solo una testa matta’. Diventare chi sono è stato sfidare un pregiudizio. Dimostrare che le origini hanno un senso: vengo da Livorno, sono di scoglio e lo scoglio, come si sa, è duro. A Livorno si dice: ‘Meglio invidiati che compatiti’. Mi pare renda l’idea“.

Allegri, così facendo, racconta il suo passato in maniera simpatica e sincera, facendo conoscere il lato più umano al pubblico.

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