Critica sopra le spese dei maggiori club italiani

1900 economists

Il calcio è una scienza. Ogni incontro fa parte di una storia più grande. Fra un secolo probabilmente si catalogheranno le epoche di questo sport. Esattamente come già si fa parlando di Medioevo o Paleolitico. Alcuni modi di dire si possono dunque accostare al calcio. I soldi non fanno la felicità. Quanto sono belle le frasi fatte. Così mediocri, così accessibili.
Si potrebbe pensare, tuttavia, che la quantità di soldi emessi nell’acquisto dei calciatori decida automaticamente il risultato. Sarebbe un’ipotesi troppo radicale. Si può affermare che influisca, ma non è corretto: a determinare è la maniera in cui i soldi vengono spesi. Avere un budget particolarmente elevato non implica che se ne debba usufruire in toto. Esistono innumerevoli variabili, come la congruenza fra richiesta tattica ed opportunità che un calciatore può offrire. Va considerato il volere del tecnico, che imposta l’intera squadra secondo un preciso schema. Esiste la capacità di giocare insieme: spesso le squadre ricche si ritrovano con fuoriclasse che non riescono a rendere al massimo. Molte volte la causa va cercata nelle loro individualità sommate. Ne sono comparse poche di squadre perfette nella storia del calcio, poche con una costanza di vittorie negli anni. Si pensi al Torino dei primi anni ’40, all’Ajax di Rinus Michels. Alla Pro Vercelli degli anni ’10.
E qui si arriva: i soldi contano relativamente. Il Milan del 1907 venne allestito da Herbert Kilpin per scardinare l’egemonia genoana. E spese parecchio. Arrivarono Gerolamo Radice, Andrea Meschia, Johann Madler ed Hans Imhoff. La squadra era più che valida, vinse il campionato. Ma successivamente, fra il 1910/1911 ed il 1912/1913 dominò la Pro Vercelli. I leoni bianchi. Una squadra di provincia, allestita da una classe media che si dilettava a difendere il nome della propria città. Il budget era e rimase basso. Ma innovazioni quali la grinta, l’affiatamento e l’orgoglio calcistico gli resero 7 scudetti in 14 anni.
Nell’attuale Serie A ci sono diverse proporzioni, ma i dati parlano di altro. Prima dei numeri e delle statistiche, traiamo le conclusioni. Roma e Napoli spendono male. La frenesia ed il nevroticismo delle tifoserie spingono i dirigenti ad acquistare irrazionalmente. Si cerca il successo immediato, si ottengono stagioni buone ma deludenti. La Juventus e la Lazio, dal canto loro, stanno dimostrando che il valore dei giocatori in campo trascende dal loro costo. Fra l’altro, la stagione della Juventus porterà una mole tale di liquidità che non potrà che assassinare la competizione in ambito italiano, appurate le abilità di Marotta e Paratici nell’individuare i giocatori. Per almeno altre due stagioni vincerà la Juventus. Se il gap è esteso adesso, gli introiti che derivano da Champions e Scudetto (molto influiscono gli sponsor) non possono che aumentarlo. Roma e Napoli rimarranno schiave della loro immaturità, la Juventus continuerà a dominare. Avrà la possibilità di ringiovanire la rosa, aumentarne la qualità e sperimentare. I grandi successi derivano dalle novità che si riescono ad imprimere. Bianconeri potrebbero diventare Dybala, Zaza, Rugani, Witsel. La Roma può ambire a M’Poku, Mavuba, Darder, Damm. I pesi specifici sono diversi, ed il club di Torino parte in vantaggio aldilà di qualsiasi acquisto. Il campo l’ha dimostrato. Sabatini dovrà fare un lavoro estremamente importante per poter garantire certe ambizioni. Il Napoli perderà (se non quest’estate, la prossima) Higuain e Benitez, cioè i suoi fuoriclasse. La Lazio ha un progetto interessante ma c’è bisogno, dopo una stagione del genere, di programmare. La squadra titolare non è giovane e necessita di un salto di qualità.
Ora verranno riportati alcuni dati in relazione alle squadre titolari di Juventus, Roma, Lazio e Napoli. I numeri riguardano: quanto è costato a quella determinata società avere quell’undici, la relativa età media. Da ciò si ricaveranno in due casi quanto sia importante programmare e non spendere a sproposito (e quanto, tuttavia, ci sia la necessità di rinnovare alcuni elementi), e nei rimanenti (Roma e Napoli) si potranno estrapolare alcuni errori che pesano direttamente sulla competitività di una squadra.
La Juventus scende in campo con un’undici che è costato complessivamente 95,8 milioni, ovvero 8,7 milioni a calciatore. L’età media equivale a 29,6 anni. La formazione prevede: Buffon (20 milioni; 37 anni); Evra (1,5 milioni; 34 anni), Chiellini (7,3 milioni; 30 anni), Lichtsteiner (10 milioni; 31 anni); Marchisio (0; 29 anni), Pirlo (0; 35 anni), Pogba (0; 22 anni), Vidal (12,5 milioni; 27 anni); Morata (20 milioni; 22 anni), Tevez (9 milioni; 31 anni).
La Roma ha una media d’età di 27 anni, è la più giovane delle quattro. Per questi giocatori ha speso in totale 101,4 milioni, 9,21 a testa. Sono: De Sanctis (0,5; 38); Florenzi (o; 24), Manolas (13; 23), Astori (5; 28), Holebas (1; 30); Nainggolan (21; 27), De Rossi (0; 31), Pjanic (11; 25); Ljajic (11; 23), Doumbia (14,4; 27), Iturbe (24,5; 21).
La Lazio ha speso meno delle altre (60, 55 milioni, 5,5 a giocatore), ma è terza in campionato. Dopo la Juventus è la formazione meno giovane, con 28,1 anni di media. Ecco il tipico undici biancoceleste: Marchetti (5,2; 32); Radu (4,5; 28), Cana (6,75; 31), De Vrij (6,5; 23), Basta (5,5; 30); Parolo (5,5; 30), Biglia (8,4; 29), Cataldi (0; 20); Felipe Anderson (7,5; 22), Klose (0; 36), Candreva (10,7; 28).
Infine il Napoli, la nota dolente. Quarta in campionato con una rosa discretamente giovane (28,1 anni in media), ha speso 10,8 milioni a giocatore, 118,8 totali. La Juventus 95,8. Questi i titolari: Andujar (2; 31); Ghoulam (5; 24), Koulibaly (7; 23), Albiol (12; 29), Maggio (8, 33); Inler (18; 30), David Lopez (5,3; 25); Callejon (9,5; 28), Hamsik (5,5; 27), Mertens (9,5; 28); Higuain (37; 27).

@ftabelli

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