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Solo poche ore fa il Carpi conquistava per la prima volta nella sua storia la Serie A. Un progetto low cost che, basato sulla programmazione e lungimiranza dei suoi addetti ai lavori, è riuscito a stravincere un campionato di Serie B con quattro giornate d’anticipo sulla tabella di marcia, lasciandosi alle spalle corazzate più quotate per la promozione come Bologna, Pescara, Livorno e Catania. Ma quali sono i fattori che hanno trasformato il sogno in realtà? Gli obiettivi iniziali della società emiliana erano una salvezza quanto il più possibile tranquilla, ma cosa ha trasformato l’obiettivo minimo nell’obiettivo massimo e, aggiungerei, insperato ad inizio stagione?

carpi (2)Beh, sicuramente il triumvirato a capo della dirigenza composto da Stefano Bonacini e Roberto Marani che supportano economicamente l’azionista di minoranza Claudio Caliumi, coadiuvati dallo sponsor Bluemarine della famiglia Tarabini capaci di controllare le uscite senza strafare e piazzare nella posizione di DS il signor Giuntoli che, dimostrando grande senso degli affari, ha allestito una squadra da Serie A con un budget limitato. Puntando su calciatori che militavano nelle leghe inferiori ai quali è stato aggiunto l’apporto di giocatori in cerca di riscatto del calibro di Mbakogu (vero trascinatore degli emiliani con 14 reti), Di Gaudio e il portiere, in prestito dal Milan, Gabriel. Il tutto mescolato con cura e intelligenza tecnico/tattica da quello specialista in promozioni che risponde al nome di Fabrizio Castori (con questa, nove promozioni per lui) che ha reso il “Cabassi” un fortino invalicabile per chiunque (26 dei 30 punti a disposizioni conquistate tra le mura amiche).

Carpi(1)Nell’arco della stagione non sono mancati i periodi bui, quelli che per molte squadre rappresentano fattori destabilizzanti come, ad esempio, la positività alla bonzoilecgonina di Fabio Concas che, successivamente, ha rescisso il contratto, o il periodo di assenza di Mbakogu che sembrava aver rallentato la prolificità della squadra emiliana oppure l’infelice uscita del presidente Lotito che affermava, in una intercettazione non-so-fino-a-che-punto legale, “Se sale il Carpi, fra due o tre anni non abbiamo più una lira dai diritti televisivi”. Tutto ciò non ha intaccato un gruppo che aveva la caratteristica comune della “fame”, anzi ha fatto venir fuori l’orgoglio della provincia, che non ci sta. Dimostrando a tutti di cosa è capace. Ed è proprio questo il punto cardine della cavalcata biancorossa verso la Serie A.

Quella voglia viscerale di prevalere che solo in provincia ti fa superare le difficoltà nel migliore dei modi, anzi andando oltre le aspettative. Ed è codesto motivo che ognuno di noi, almeno una volta nell’arco della stagione cadetta ha pensato, fra se e se, Forza Carpi. Ora, si pone il problema dello stadio ma di questo ci penseremo più in la, una soluzione si è sempre trovata. Per il momento ci godiamo la favola. Imparando una sacrosanta morale: nel calcio moderno la programmazione è tutto. Che sia da stimolo a compagini più quotate che, spendendo il triplo, non hanno raccolto neanche la metà.

alla faccia di lotito

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