Il tredici aprile 2017 è una data che i tifosi del Milan difficilmente potranno dimenticare; attesa terminata ed il closing è arrivato con la società rossonera passata ai cinesi. Dopo l’Inter anche l’altra squadra di Milano va in mano a proprietari asiatici; inizia una nuova era in cui il Milan vuole tornare ad essere protagonista in Italia ma soprattutto in Europa, dove i rossoneri hanno sempre dimostrato il loro valore. Trentuno anni: questo il tempo in cui Berlusconi ha avuto in mano il Milan, facendolo diventare uno dei club più importanti al mondo. Non solo cose positive dal momento che l’ormai ex presidente rossonero qualche errore lo ha commesso. Andiamo a scoprire le cose migliori e quelle peggiori commesse dall’ex Premier
Le tre cose migliori
1 La voglia di successo che ha sempre contraddistinto Berlusconi (non solo in ambito calcistico) hanno fatto si che il Cavaliere, nei suoi anni di presidenza rossonera, abbia investito tanto per portare al Milan i migliori tecnici (Capello e Ancelotti solo per citarne alcuni) e alcuni dei calciatori più forti di sempre (Gullit, Van Basten, Nesta, Pirlo, Kaká, Shevchenko).
2 Le spese fatte da Berlusconi hanno reso il Milan uno dei club più forti e più titolati al mondo; sotto la sua presidenza, infatti, i rossoneri hanno alzato cinque delle sette Champions League totali. Segno evidente che l’ex Premier ha lasciato un marchio ben preciso alla società per la quale ha dato tutto.
3 In questi ultimi anni in cui il Milan ha attraversato, e lo sta facendo ancora, un periodo di ricostruzione Berlusconi ha avuto l’intelligenza di capire che servisse una rifondazione. E allora ecco che è nato un Milan giovane e italiano (Donnarumma, Abate, De Sciglio, Romagnoli, Calabria, Locatelli) con cui in questa stagione è riuscito a strappare la Supercoppa italiana alla Juventus.
Le tre cose peggiori
1 L’eccessiva personalità di Berlusconi lo ha portato, troppe volte, a scontrarsi con gli allenatori su come far giocare la squadra. L’ex presidente ha sempre voluto dire la sua sul modulo da adottare per il suo Milan, lasciando poca libertà agli allenatori.
2 Berlusconi, non solo in ambito calcistico, ha sempre voluto stupire e se questa caratteristica a volte può essere un bene, altre risulta dannosa. L’esempio più lampante riguarda l’ostinata scelta di allenatori che in passato avevano vestito la maglia rossonera: Inzaghi, Brocchi e Seedorf non hanno dato i risultati sperati.
3 L’eccessivo amore di Berlusconi per il Milan lo ha portato a rimandare una vendita che, molto probabilmente, sarebbe dovuta avvenire già da qualche tempo.
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