Coronavirus, cosa resterà dello Sport dopo la pandemia?
Il Coronavirus ha, molto banalmente, stravolto tutto. Quelli che stiamo vivendo sono tempi eccezionali e la stragrande maggioranza di noi sarà costretta a cambiare radicalmente abitudini, obiettivi e stili di vita (anzi, abbiamo già iniziato a farlo). La quarantena può essere un’esperienza molto dura. Alla separazione dalle persone che amiamo, l’impossibilità di muoverci liberamente e il cambiamento radicale delle nostre abitudini si aggiungono la noia e l’incertezza sul decorso della malattia. Ecco, le abitudini. Andare allo stadio, seguire un evento sportivo dal vivo. Per un tifoso questo è (era) dato per scontato.
E’ notizia di oggi lo slittamento al prossimo anno delle Olimpiadi di Tokyo 2020, che segue di pochi giorni quello dell’Europeo di Calcio, sempre al 2021. La fiamma olimpica non si accenderà il prossimo 24 Luglio. Un evento epocale se considerate che dal 1896 nessuna Olimpiade è stata mai posticipata. Iinevitabile data la situazione e che ha suscitato molte reazione anche da coloro ai quali delle Olimpiadi non ha mai importato granché. Forse perchè è stata vista come l’ennesima privazione, l’ennesima rinuncia in questo momento buio. Le Olimpiadi sono il trionfo dello Sport per eccellenza, di tutte le discipline, oltre ad essere un evento mediatico di importanza mondiale. Ecco, lo slittamento alle Olimpiadi è l’ennesimo sipario che cala sullo sport in questo anno terrificante.
Ora, le domande che un cronista ha il dovere di porsi alla luce di queste decisioni (ma in generale del momento), sono molteplici, alle quali non si possono dare risposte certe ma solo ipotesi. Va da sé che la nostra visione del mondo cambierà dopo la fine dell’epidemia e tutto questo discorso può essere traslato anche per lo sport. Rimanendo nel calcio, stiamo assistendo a movimenti di grande solidarietà, specialmente tra tifoserie che fino a ieri si dichiaravano guerra senza esclusione di colpi. Questo è lodevole, senza dubbio, ed è a mio avviso una visione molto rugbystica del calcio. La domanda però è: quanto durera? Quanto questa vicinanza umana potrà resistere una volta tornati alla normalità? Il pensiero di chi vi scrive è pessimista, pessimista perché siamo quel che siamo, tifosi che si infervorano per la propria squadra e che torneranno a “odiarsi”, dimenticandosi di tutto quello che di buono è stato fatto ORA. No, il buonismo e la solidarietà non dureranno dopo l’epidemia.
Lo stadio? Non si possono fare pronostici al momento perché fino a quando non uscirà un vaccino che debellerà il Covid-19 in maniera definitiva chi andrebbe in mezzo alla folla, dove la distanza massima possibile è molto vicina al centimetro? La psicosi rimarrà, per lo meno per alcuni mesi e ci sarà qualcuno abituato ad andare allo stadio a tifare la propria squadra che rinuncerà per paura, preferendo vederla comodamente seduto in poltrona. Si, ci sarà, è inevitabile.
Le trattative? Il mercato che gravita intorno a giocatori (ce ne sono molti) che sono risultati positivi al Covid-19 cambierà? Assisteremo ancora sugli spalti ad atti discriminatori legati a stermini o malattie?
Logicamente fare discorsi buonisti al momento è semplice, il bello sarà vedere la reazione di tutti una volta terminata l’epidemia. Ci si augura davvero che tra 12 mesi tutti i pericoli siano già rientrati e che possiamo gustarci Europeo e Olimpiadi. Il movimento calcistico, così come altri sport, ne risentirà parecchio, sia a livello organizzativo sia a livello economico.
Nessuno può dire se tornerà tutto come prima o ci saranno dei cambiamenti. Nessuno. Lo sport manca, il tifo manca, lo stadio manca ma bisogna fare i conti con la realtà.
E’ il mondo, non solo lo sport, che è cambiato.
Coronavirus: gli aggiornamenti in tempo reale sulle squadre di Serie A – LIVE
Coronavirus: gli aggiornamenti in tempo reale sui campionati FIFA/UEFA – LIVE
Per tutte le NEWS del giorno in tempo reale clicca qui – LIVE
Ascolta il nostro podcast settimanale dedicato alla Serie A
Nel podcast tematico sulla Serie A questa settimana abbiamo parlato dei nuovi acquisti dell’Inter: Young, Moses ed Eriksen, tutti e tre provenienti da squadre di Premier League, dunque un calciomercato simile a quello fatto dal duo Marotta-Ausilio già in estate. L’Inter di Conte ora ha tre nuove frecce nella propria faretra, ma cosa possono dare i nuovi arrivati ai nerazzurri? Corsa, dinamismo, tecnica ed esperienza sicuramente, ma basteranno per arrivare alla vittoria del tricolore?


