Una volta la chiamavano zona Cesarini: i minuti dell’ultima speranza per un pareggio o una vittoria strappati per i capelli. Oggi è il momento più delicato e contestato nelle partite di calcio. Il tempo di recupero nell’ultimo periodo di Serie A è diventato un vero e proprio caso. L’ultimo episodio, nel derby della Madonnina stabilito sul 2-2 da un gol di Cristian Zapata al 96′. Prima ancora, un rigore di Paulo Dybala sanciva la vittoria della Juventus sullo stesso Milan quasi nello stesso minuto di extra-time. Per chi subisce la rimonta, è sempre delusione cocentissima: sembra che quei minuti non debbano nemmeno esserci, come se fossero solo una concessione dell’arbitro al senso comune, o forse addirittura un regalo all’avversario perdente.
Così tornano le polemiche e talvolta anche le proposte su una possibile riforma del regolamento. Con il ritorno al contempo di idee nemmeno troppo originali. Più volte già l’ex-presidente del Milan Silvio Berlusconi avanzava l’idea di introdurre nel calcio il criterio del tempo effettivo, come in altri sport di squadra come basket e pallavolo: niente recupero, l’arbitro fa giocare i 90′ per intero solo interrompendo il cronometro quando il gioco è fermo. Per alcuni, la soluzione: niente più minuti di recupero stabiliti dall’arbitro volta per volta (seguendo sì delle regole, ma molto complesse) e un tempo unico per tutti.
Tutto molto bello ma anche purtroppo difficile da applicare nel concreto. E questo perché il calcio non è uno sport realmente simile a quelli sopraccitati. Là infatti non si gioca per 90 minuti con una sola pausa in mezzo, ma molto meno. In verità già non si gioca per 90′ nemmeno nelle partite di calcio: il tempo effettivo di gioco sui campi di Serie A ammonta a soli 24-25′, il resto sono interruzioni per tiri piazzati, rimesse, sostituzioni. E molti calciatori spesso escono dal campo coi crampi giàm adesso. Immaginiamoci allora cosa succederebbe se fossero costretti a giocare per 90 minuti pieni. Né si può proporre in verità di cancellare il concetto stesso di recupero: a quel punto molte compagini giocherebbero solo ed esclusivamente per perdere tempo e interrompere il gioco.
Il calcio insomma è imperfetto. Ma la domanda è: siamo in grado di accettarlo oppure vogliamo cambiare le regole sulla base del criterio della convenienza personale?



