Pescara-Milan e la polemica biglietti: perché ci devono rimettere sempre i tifosi?

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Il calcio ha molte componenti che lo rendono unico nel suo genere. Potrebbe apparire ingiusto considerarne una più determinante delle altre, ma il tifo è la vera anima di questo sport. Mi sono sempre chiesto se sostengo questa tesi solo per sentirmi parte di un mondo emozionante che rincorre un pallone o se veramente chi tifa determina gran parte delle situazioni. Credo che sia un dilemma tanto comune quanto irrisolvibile.
Ammetto che parlare di tifo alla vigilia di Napoli-Juventus purtroppo non è facile e rischiare di cadere in una poco sostanziosa retorica è quasi sistematico. Per fortuna, in questo caso, si parlerà di tifoserie, di appassionati, di ultras, di abbonamenti, di trasferte e di altri argomenti giornalisticamente delicati, senza dover fare (o subire, dipende dai punti di vista) la ramanzina sui valori di un tifo che oggi subisce un irrispettoso ridimensionamento.

Chi è senza peccato, scagli la prima pietra

Non sono un amante dei moralisti e di chi sente in grado di predicare, perché ognuno di noi fa errori in tutti gli ambiti della vita e il tentativo di rendere ingiusto un atteggiamento scrivendo due righe o parlando dall’alto di un piedistallo ideologico mi sembra presuntuoso e controproducente. “Mi dispiace – esclamò un italiano – che non sia peccato bere l’acqua: come sarebbe gustosa!”, così Lichtenberg riassume quanto sia controproducente il proibizionismo o il tentativo di metterlo in atto. Però non è neanche corretto omettere gli atteggiamenti scorretti che spesso avvengono nelle curve. Per una volta tentiamo di essere sinceri ed equilibrati: siamo in una curva, non ad Oxford tantomeno ad Alcatraz.
Se si parla di ultras è lecito aspettarsi attacchi, critiche e dita puntate. Però quando una curva non può andare in trasferta emerge un altro tipo di indignazione, quella del suddetto proibizionismo. Non spreco altre righe per riflettere sulla questione, sarebbe un caso perso perché, come è giusto che sia, ci sono molti pareri contrastanti e non si troverà mai una soluzione. Almeno su questo siamo d’accordo?
Un’ultima considerazione in questo lungo preambolo: siamo d’accordo anche sul fatto che il calcio senza tifosi non avrebbe modo di esistere se non nei campetti di strada? Spero di si, perché è ovvio che grazie alla visibilità degli ‘oggetti’ del calcio il lussuoso marchingegno del pallone riesce a vivere di una grande ricchezza.

Una vita senza riconoscenza

Vestire i panni di altre persone non è semplice, ma ora più che mai è uno sforzo necessario. Immaginate di essere ultras del Milan, di sezioni organizzate che da decenni occupano San Siro senza mai battere la fiacca, sia al caldo che al freddo, sia in 20.000 che in 80.000, sia in estate che in inverno, sia nelle grandi notti di Champions, sia in un modesto Milan-Carpi. Immaginate, inoltre, di apportare alla squadra e alla società un supporto morale e, soprattutto, economico unico nel suo genere. Immaginate ora che per voi non ci sia un trattamento adeguato. Mi spiego: se io faccio qualcosa per te con costanza, dedizione e passione, mi aspetto che tu ricambi con il giusto trattamento. Perché emerge questa considerazione? La polemica sui biglietti di Pescara-Milan è la seguente: i tifosi del Milan a Pescara sono molti, sono stati celeri nell’acquistare i biglietti e la maggior parte dei tifosi rossoneri abbonati non è riuscita ad acquistare il biglietto per questa trasferta. Mi sbilancio nel dire che questa situazione è comune ad un grandissimo numero di tifosi perché le lamentele che sono giunte alla nostra redazione sono innumerevoli.

Mi piacerebbe ragionare su una breve ma complessa domanda: è giusto? Per un ultras le trasferte contro le neopromosse sono più emozionanti della solita quindicina che si ripete ogni anno, perché si visitano nuove città, nuovi stadi, si incontrano nuove tifoserie avversarie e si percorrono molti chilometri insieme alla scoperta dell’ignoto. Un appassionato che spende centinaia, se non migliaia di euro all’anno tra abbonamenti e trasferte non merita 24 ore di prelazione come riconoscimento dello sforzo economico e passionale che produce ogni domenica? Per rendere ancora più incredibile questa situazione basti pensare che i pullman in direzione Pescara sono già stati, ma non partiranno mai e la spesa non verrà rimborsata a nessun tifoso. Voglio essere spudorato e facendo due conti, un tifoso per una trasferta del genere (al netto di 25 euro del biglietto) spende circa 100/120 euro.

Perché ci devono rimettere sempre i tifosi?

Considerando questa situazione sarebbe il caso di intervenire.
Ammetto che non saprei chi interpellare se le varie società o la FIGC, ma chi dovrà intervenire sentirà fischiare le orecchie.
Spesso concludo con una riflessione, ma per questa volta vorrei che ognuno rifletta per conto suo basandosi su queste domande: quanti soldi sono stati sprecati? Quanta delusione posso provare queste persone?

Ma soprattutto: è giusto?

 

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