Juventus, anche il Leicester fa paura

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Quali millecinquecento chilometri separano Torino da Cardiff affidandosi a Google Maps. Ma, a ben vedere, non sono tanto i chilometri da percorrere a spaventare la Juventus, quanto le insidie che il sorteggio dei quarti di finale di Champions League nasconde. Perchè per arrivare nella capitale gallese sarà necessario vincere altre quattro partite, per evitare di essere invitati solo come spettatori il 3 giugno, data della finale dell’ambito trofeo. Proviamo a scoprire insieme quale strada potrebbe attendere i ragazzi di Massimiliano Allegri analizzando le pretendenti al Trono  ̶d̶i̶ ̶S̶p̶a̶d̶e̶ d’Europa.

È vero, in molti pensano che, una volta arrivati a questo punto, il valore delle squadre da affrontare sia sostanzialmente uguale. Sono però frasi figlie di una retorica spicciola: tutti sanno che affrontare il Barcellona o il Borussia Dortmund non è esattamente la stessa cosa. Quando Buffon dice di voler evitare il Leicester non è però impazzito di colpo, a prescindere dal valore che l’avversario ha dimostrato arrivando tra le prime otto d’Europa. La sua è una dichiarazione furba, in quanto sottolinea come la Juventus non abbia paura di nessun avversario e non debba dunque sperare in un sorteggio favorevole per passare il turno. Inoltre incontrare le Foxes significherebbe attribuire un ruolo da assoluta favorita alla compagine bianconera, che già durante questo turno ha dimostrato di essere vittima di qualche calo di concentrazione di troppo. Davide contro Golia, ma il Leicester di Golia ne ha già fatti fuori tanti durante la storica scorsa stagione.

Barcellona, Real Madrid e Bayern Monaco. Sono loro ad essersi divise il trofeo nelle ultime quattro edizioni e la loro supremazia tecnica (ed economica) non sembra avere fine. Il Real Madrid si è sbarazzato con un doppio tre a uno del Napoli ed ha mostrato forse un gioco meno spettacolare ma molto efficace sin dall’arrivo di Zinedine Zidane in panchina. Se le cose si mettono male, poi, ci pensa bomber Sergio Ramos a sistemare tutto. Con il rientro a pieno ritmo di Gareth Bale l’originale BBC sarà un grosso problema per tutti gli avversari, anche se Cristiano Ronaldo non sta vivendo la sua migliore annata a livello personale (“solo” 21 reti tra campionato e Champions League). Il doppio confronto contro il Napoli ha però mostrato qualche insicurezza in fase difensiva, considerando che in entrambi i match i Blancos sono riusciti a rimontare l’iniziale svantaggio. La Juventus ha la capacità di difendere la propria porta anche abbassando molto il baricentro: si tratterebbe, in ogni caso, di uno scontro molto equilibrato. E che ha visto i bianconeri uscire vincitori nel recente passato.

Chi invece non sembra essere vulnerabile è il Bayern Monaco. Per il club bavarese liberarsi dell’Arsenal negli ottavi di finale è stata solo una formalità (al netto dei gravi errori del club londinese). Cambia la guida tecnica ma non cambia la sostanza: il Bayern di Ancelotti rimane una vera e propria corazzata ed il tecnico italiano vuole riuscire dove Guardiola ha fallito. Lo scorso anno la sfida tra i bavaresi è la Juventus è stata tra le più equilibrate, con i bianconeri costretti ad arrendersi solo ai supplementari dopo aver accarezzato fino al novantesimo il sogno qualificazione.Il 4-2-3-1 adottato da Ancelotti prevede una diga centrale di quantità e qualità composta da Vidal e Xabi Alonso, mentre tra le linee agisce la fantasia di Thiago Alcantara. Robben e Douglas Costa rappresentano un incubo per i terzini avversari, pronti a servire l’unica punta Lewandowski. Difficile trovare un punto debole nell’undici titolare.

La morte sportiva del Barcellona sembrava essere ormai certa dopo il quattro a zero subito in casa del Paris Saint Germain. La fine dell’era Luis Enrique (che ha comunque già annunciato l’addio a fine stagione), un Messi ritenuto un giocatore normale, il centrocampo umiliato dai colleghi parigini. In sostanza, l’epilogo della squadra di alieni con il tridente più forte della storia. Tutto rimangiato nell’arco di circa 10 minuti. Giusto il tempo che è servito a compiere la rimonta più incredibile della storia della Champions League. Se neanche un vantaggio di quattro reti (cinque, se consideriamo il gol di Cavani al Camp Nou) può lasciarti tranquillo, non sembrerebbe esserci via d’uscita per la Juventus in un eventuale quarto di finale contro il club catalano. Le speranze si infransero sul muro blaugrana anche due anni fa in finale.

Un gradino sotto le super favorite troviamo l’Atletico Madrid. La squadra del Cholo Simeone, finalista lo scorso anno, può mettere in difficoltà chiunque grazie alla qualità del suo gioco difensivo, pensato per distruggere la manovra avversaria. La versione 2016/2017 non sembra essere all’altezza di quelle delle stagioni passate, come testimoniato dal quarto posto in Liga a dieci punti di distanza dalla capolista Real Madrid. Mai dare per spacciati i Colchoneros ed il loro condottiero.

Borussia Dortmund e Monaco non sono al livello delle big d’Europa (compresa forse la Juventus) ma, come dimostrato dai monegaschi nella sfida contro il Manchester City di Guardiola, dispongono di diverse armi per spaventare le più quotate avversarie. A partire dai loro tecnici. Tuchel ha cambiato il Borussia Dortmund nell’era post-Klopp, passando dal famoso gegenpressing ad un gioco di posizione che punta al controllo del centro del campo. Jardim ha vinto la sfida tattica con l’illustre collega spagnolo puntando tutto sul pressing alto per trovare scoperta la retroguardia dei Citizens e, contemporaneamente, non permettere una facile risalita del campo agli avversari. Il 4-2-2-2 ideato dal tecnico portoghese permette ai terzini di spingersi molto spesso al cross grazie al movimento dei due esterni verso il centro del campo. Il pericolo numero uno si chiama Mbappè e, a 18 anni, ha già mostrato il proprio valore in ambito internazionale. Il punto debole è la fase difensiva (a differenza del Monaco incontrato dai bianconeri proprio nei quarti di finale due anni fa), anche a difesa schierata.

Parliamo infine del Leicester, la Cenerentola dei quarti di finale. Al ruolo di outsider gli uomini di Shakespeare si sono ormai abituati e non hanno alcuna intenzione di smettere di stupire grazie alle loro ripartenze fulminee. Dopo l’esonero di Claudio Ranieri si è rivista la squadra capace di laurearsi Campione d’Inghilterra: le Foxes sono la dimostrazione di come non esistano avversari facili, arrivati a questo punto. Almeno sulla carta.

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