Sassuolo, Acerbi: “Potrei restare ma sogno ancora un grande club…come l’Inter!”

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Il difensore del Sassuolo,  Francesco Acerbi, si è raccontato alla Gazzetta dello Sport. Ecco le sue parole: “Al Milan mi sentivo arrivato, con la testa di adesso avrei potuto restare 10 anni, ma vivevo nel mio mondo fatto di alibi, 4-5 chili sovrappeso. Mi scivolava tutto addosso, anche le frasi di Allegri e Galliani, che sapeva come parlarmi e non mi voleva mandare via. Avevo perso già in partenza, ma nonostante tutto il Milan non è un ricordo doloroso. Se ci ripenso, mi dico: peccato. Ero ancora acerbo, di cognome e di fatto“.
Sul tumore:

“Sono diventato fan di Masterchef durante la chemio: guardavo la tv per farmi venire fame. Dopo la malattia mi ha aiutato uno psicologo, ero devastato dai sensi di colpa per tutto. Due anni dopo ci vado ancora una volta alla settimana, non è più indispensabile, però mi fa stare bene e mi aiuta ad aprire la mente”.

Sul mercato;

Il Leicester era una buona chance: il fascino della Premier, poi avrei giocato la Champions. Sentii Ranieri tre volte e fui molto chiaro con lui: ‘Se il Sassuolo apre la porta vengo volentieri, altrimenti nulla. Per andarmene a gennaio non vado allo scontro con un club a cui devo solo tanta riconoscenza’. Fosse stato l’Arsenal, chissà… Ora non so se mi ricapiterà la stessa chance: non arrivo a pensare fino a giugno e non è neanche scontato che lascerò il Sassuolo. Che un giorno giocherò di nuovo in un top club, invece sì. Tra Leicester e Inter, scelgo tutta la vita l’Inter. Zanetti era un fenomeno, ha giocato 162 partite di fila“.

Su Berardi:

Ogni tanto mi chiedo: perché non è già al Real Madrid? In Italia non c’è uno con la sua qualità e ora gli è pure cambiata la testa da così a così. Il talento è rimasto fantastico, come la sua velocità di pensiero. Ha pure rischiato di fregarsi da solo, con le sue reazioni in campo. Non gli do consigli sul suo futuro: non si sentiva pronto per il salto, adesso sì. Ma alle sue condizioni: non andrebbe mai dove gli dicono gli altri. La Juve lo sa e l’esempio di Zaza non è stato una spinta“. 

Sulla nazionale:

Non parlerò mai male di Conte e non mi doveva spiegazioni, però star fuori dall’Europeo fu una botta: pensavo di essere tra i 23 convocati. Tornare in Nazionale sarebbe motivo d’orgoglio, ma non è un’ossessione. Ci credo perché al Mondiale manca tanto, do il massimo da 3 anni e darò ancora di più, ma se Ventura continua a non chiamarmi, amen“.

Sul futuro:

Forse diventerò un allenatore, mi piacerebbe insegnare ai giovani la fortuna che hanno in mano e come vivere questo sogno. Di sicuro resterò nel mondo del calcio”. “Forse diventerò un allenatore, mi piacerebbe insegnare ai giovani la fortuna che hanno in mano e come vivere questo sogno. Di sicuro resterò nel mondo del calcio“.

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