Fiorentina, ora è crisi: giusto insistere con Paulo Sousa?

Soccer: Serie A; Fiorentina-Bologna

Diciamoci la verità: quando si vedono débâcles del genere, è facilissimo mettere tutto in discussione e criticare. I problemi di una stagione intera non all’altezza delle aspettative (forse troppo alte) si concentrano in pochi momenti in cui la lucidità di giudizio non ha sempre la meglio. Se il Leicester miracolosamente campione d’Inghilterra esonera Claudio Ranieri, nessuna sorpresa se la Fiorentina, 8a in Serie A e fuori dall’Europa League ai 16esimi, mette sulla graticola Paulo Sousa. I tifosi viola ormai sono stufi e chiedono la sua testa, la società è indecisa se accontentare la piazza oppure lanciare il classico ultimatum all’allenatore portoghese: per lui decisiva potrebbe essere la sfida di lunedì contro il Torino

Premettiamo che noi non simpatizziamo molto con la consuetudine degli ultimatum, che riteniamo inutile e forse controproducente. Aggiungiamo la nostra simpatia per i tecnici, purtroppo spesso e volentieri parafulmini per proprietà deficitarie in termini di programmazione. La Fiorentina dell’ultimo anno è stata pressoché nulla in sede di campagna acquisti, il tira-e-molla vinto con la mancata cessione di Nikola Kalinic in Cina ha monopolizzato l’attenzione della dirigenza viola distraendola da altri problemi. I mal di pancia di Gonzalo Rodriguez, Borja Valero e Federico Bernardeschi non hanno ricevuto una risposta forte da parte del club, dando così l’impressione di uno spogliatoio molle e demotivato.

Dette queste cose, bisogna comunque riconoscere che la sconfitta casalinga contro il Borussia Mönchengladbach desta interrogativi più inquietanti. Al di là del risultato (comunque incredibile per com’è arrivato), a colpire è stata l’assoluta mancanza di reazione alle prime difficoltà. La squadra non sembra credere in sé stessa e nel progetto tecnico di Paulo Sousa, che tra l’altro non pare neppure impegnarsi tanto per farlo valere. Altri allenatori si sbraccerebbero o (Massimiliano Allegri docet) addirittura si strapperebbero la giacca, pur di far arrivare il proprio messaggio ai giocatori. Sousa no: serafico, assiste al tracollo della sua squadra, in conferenza stampa poi commenta quasi con nonchalance l’accaduto. Questione di carattere, ovviamente; non lo discutiamo. Ma la mancanza di motivazione dell’allenatore pare la medesima dello spogliatoio. Del resto anche Sousa, come Kalinic, è da mesi al centro di rumors mai confermati né smentiti su un possibile addio a fine stagione. Situazioni simili sono sempre deleterie, in qualsiasi realtà calcistica.

Perciò dispiace, ma questo è uno di quei casi in cui una scossa forte potrebbe davvero servire. Proseguire con Sousa per una o due gare in più non porterebbe alcun beneficio a una squadra che non lo segue più. Vediamo quello che è successo all’Inter con Stefano Pioli, dopo l’esonero di Frank De Boer. Il pericolo è che il club si adagi sulla colpevolizzazione del solo allenatore, dimenticando le proprie responsabilità per l’accaduto. Un pericolo che questa Fiorentina di certo non può più permettersi.

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