Juventus, frecciata di Sacchi: “Bianconeri vincenti solo in patria”

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Sono ormai 5 anni che la Juventus sta dominando in Italia, prima con la gestione super di Antonio Conte e poi con l’altrettanto strepitosa gestione targata Massimiliano Allegri, ma difficilmente riesce ad entusiasmare i tifosi anche in Europa, nonostante la finale di Champions League raggiunta la stagione precedente. Un allenatore che è riuscito a vincere sia in patria che in Europa è Arrigo Sacchi con il grande Milan a cavallo tra gli anni 80 e 90. Lo stesso Sacchi però, non disdegna di lanciare qualche frecciatina ai danni dei Bianconeri, paragonandoli al Rosenborg per la scarsa fame di vittoria in Europa e perché riescono a vincere paradossalmente solo in Italia: “La Juve è dieci anni avanti a tutte le altre per coesione e competenza. Il suo limite sono i verbi. Noi al Milan ne coniugavamo tre: vincere, convincere, divertire. La Juventus ne coniuga uno, vincere. Si dirà: ‘a in Italia continua a vincere’. Ed io dirò: anche il Rosenborg vince sempre lo Scudetto in Norvegia. Ma quello che conta è la Champions League e in Europa la Juventus fa fatica”. Parole dure quelle dell’ex tecnico del Milan nei confronti dei bianconeri, che poi finisce l’intervista a La presse, con delle parole sul Antonio Conte e Massimiliano Allegri: “Conte è un autentico fenomeno, deve solo spogliarsi di una certa italianità. Che significa essere più coerente. Il calcio totale non ha molto a che vedere con l’italianità. Io Antonio l’ho visto allenare, ha idee chiare, talento, inventiva. È ora che si tolga di dosso la paura. Basta giocare con la sindrome di Pollicino addosso. Palla a noi, non agli altri. Io divido gli allenatori in tre categorie. La prima è quella che comprende un piccolo drappello di geni, di innovatori, che mettono il gioco al centro del loro progetto. La seconda è quella degli orecchianti, che seguono la moda senza sapere un granché. La terza riguarda quelli orgogliosamente aggrappati al passato, che fanno della tattica esasperata il loro modus operandi, che sono ingessati ad un solo sistema di gioco. Max è una via di mezzo tra le prime due: è un grande tattico, sa cambiare in corsa, però non deve accontentarsi solo di vincere”.

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