El Pepito Nacional – Storia di un fenomeno di cristallo

Giuseppe_Rossi

Spietato, letale, senza ombra di dubbio uno dei migliori talenti italiani dell’ultimo decennio. Giuseppe Rossi nasce Teaneck, New Jersey, ma cresce a Clifton sempre nello stesso stato degli USA. Il padre insegna italiano e spagnolo e nel tempo libero fa l’allenatore di calcio per la Clifton High School. Anche la madre Cleonilde, nativa di Acquaviva d’Isernia, era insegnante di lingue a Clifton. Dopo aver passato tutta la vita da bambino e una parte dell’adolescenza negli States, Giuseppe si trasferisce a Parma con il papà ed entra nella scuola calcio dei Ducali. Da qui inizia la sua vera carriera da calciatore, seguito e apprezzato da tutti gli addetti ai lavori che notano subito le qualità tecniche del giovane Rossi.

A Parma passa 4 anni nelle file delle giovanili e nel 2004 viene notato da alcuni osservatori del Manchester Untied, squadra che lo strappa alla concorrenza degli altri club e lo porta in Inghilterra. Proprio in quel’anno, avviene il suo debutto con l maglia dei Red Devils in una partita di League Cup contro il Crystal Palace. Sempre in League Cup, ma contro un avversario più ostico come l’Arsenal, Giuseppe entra a partita in corso, concludendo la sua stagione con 2 presenze ma con tante prospettive davanti. Alex Ferguson crede nel ragazzo ma non vuole gasare troppo il neo golden-boy che, pur essendo sempre educato e  garbato, resta sempre un giovane dalle belle speranze e sarebbe troppo azzardato affidargli l’attacco dello United a soli 18 anni. Nella seconda stagione però, Fergie concede qualche minuto in più a Rossi e viene subito ripagato. Il 9 Agosto del 2005 esordisce in Champions League contro il Debreceni mentre due mesi dopo, debutta in Premier League contro il Sunderland realizzando la sua prima rete con la maglia del Manchester United. Il 26 Ottobre si ripete e sigla un gol contro il Barnet, dove viene impiegato per la prima volta da titolare. Rossi è ben visto da molte squadre che lo vorrebbero il prestito già a Gennaio, ma il Manchester non vuole cederlo troppo presto e decide di tenerlo e farlo maturare all’ombra dei grandi campioni e proprio il 18 Gennaio, sigla la sua prima doppietta della sua carriera.

Vodacom Challenge - Manchester United v Orlando Pirates

La stagione successiva, i dirigenti di Manchester vogliono concedergli una possibilità e lo cedono a titolo temporaneo al Newcastle, ma le cose non vanno come previste. Con la maglia dei Magpies colleziona 13 presenze e un solo gol, tanto che viene girato nuovamente in prestito al Parma nella sessione invernale di calciomercato. A Parma è un ritorno che da speranza al nuovo talento italiano e trova subito il feeling con il gol e la tifoseria. Sotto la guida del maestro Claudio Ranieri, nella gara d’esordio contro il Torino segna l’1-0 che vale la vittoria ai Ducali dopo 10 turni passati all’asciutto. Concluderà la stagione con 19 presenze in campionato e 9 gol all’attivo. Un palmarès di tutto rispetto per un attaccante al suo debutto in Serie A. Alcune squadre italiane vorrebbero acquistare l’italo-americano ma non sono convinte a pieno delle doti tecniche del ragazzo, tanto che finirà in Spagna, più precisamente al Villareal per 11 milioni di euro, con il compiacimento di Sir Alex Ferguson che ricava 11 milioni dalla cessione di un prodotto del suo vivaio. Con la maglia del Submarino Amarillo, viene consacrato il talento dell’attaccante azzurro e diventa subito l’idolo della tifoseria, tanto da soprannominarlo Pepito. In realtà il soprannome glielo diede Bearzot per la somiglianza con un altro italiano che fece la fortuna in Spagna, ma in un mondiale: Pablito Rossi. Pepito entra subito nei meccanismi del calcio spagnolo e segna tanti gol, ma come spesso succede a chi gioisce troppo presto, la sfortuna si accanisce contro di lui e durante la sua carriera in Spagna, subirà parecchi interventi al ginocchio e alla caviglia, condizionandone il rendimento e la carriera. In 5 stagioni con il Sottomarino Giallo, Pepito colleziona 192 presenze e 82 gol, ma anche più di 600 giorni di recupero post infortunio. Prima un danno al menisco, poi un infortunio alla caviglia ed infine la rottura del legamento crociato. L’infortunio al crociato lo costringe a stare fermo per quasi due anni, ma in Italia, c’è una società che crede ancora in lui e decide di acquistarlo seppur infortunato: la Fiorentina.

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Acquistato a Gennaio del 2013 con la formula del prestito con diritto di riscatto, Pepito fa il ritorno in Italia con la maglia viola e sceglia il numero 49. Anno di nascita del padre, scomparso nel 2010 a cui il calciatore era molto legato. Il 19 Maggio scende nuovamente in un campo di Serie A, durante la partita tra Fiorentina e Pescara. La stagione successiva ritrova il gol il 26 Agosto 2013 dopo quasi due anni dall’ultima rete realizzata con la maglia del Villareal. Ma il calvario per Rossi non è finito. Dopo una strepitosa prima fase di campionato, l’attaccante azzurro si infortuna nuovamente a quel maledetto ginocchio nel Gennaio del 2014 rientrando solo il 4 Maggio a campionato quasi concluso, ma terminando la stagione con 17 reti in 24 presenze. Numeri da capogiro. Durante il proseguo della sua carriera, varie contratture muscolari e il solito ginocchio, lo costringono ad un declino fisico impressionante che non gli permette di esprimere al meglio tutto il suo potenziale. Nel corso di questa stagione, sembra aver risolto i problemi fisici che gli impedivano di giocare, ma il nuovo tecnico Paulo Sousa non può fare a meno di di Babacar, Ilicic e tanto meno di Kalinic, bomber viola di questo campionato.

Ecco che Pepito è pronto a lasciare Firenze tra tanti rimpianti e grandissime prestazioni. Il fisico ha logorato un calciatore destinato a fare cose strabilianti, ma che per sfortuna, ogni anno che passa trova sempre un ostacolo pronto a impedirgli di proseguire nella sua carriera. Tecnicamente è straordinario, una lucidità impressionante e una tenacia da ammirare in un periodo in cui i calciatori sono ben attenti a simulare per un rigore o una punizione in più. Mai scorretto in campo, nella vita privata rappresenta l’antitesi del Bad Boy che va tanto di moda di questi tempi. Umiltà, lavoro e sacrificio, sono le armi di questo ragazzo che finito non è. Con la speranza di rivedere presto in campo il nostro Pepito, ci auguriamo che resti in Italia e che qualche società nostrana scelga di puntare su un ragazzo semplice ma letale. In bocca al lupo Pepito!

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