La Figc di Tavecchio e Lotito: manuale di una dittatura moderna

Ormai è quasi passato un anno da quando Tavecchio è stato nominato presidente della Figc e dunque già possiamo tirare un po’ le somme. Allora, per quanto riguarda le riforme possiamo dire, eh, vediamo, bene, bilancio presto fatto: zero riforme, caso chiuso. Va bene magari 10 mesi sono pochi per prendere subito delle decisioni così importanti, ci vuole tempo, l’adesione totale dei club, che poi, si sa, c’è sempre chi va contro, tanto per partito preso. Come Andrea Agnelli, che in nessun modo voleva l’ex sindaco di Ponte Lambro come presidente della Ficg, perché secondo lui era necessaria una figura giovane che portasse aria fresca e riforme radicali. La riforma della vendita dei diritti televisivi ad esempio, un nodo cruciale per poter pianificare il futuro dei club. Infatti, in altri campionati, vedi Inghilterra, i diritti tv hanno fruttato quasi 7 miliardi di euro, una cifra record, niente male. Non credo che nessuno si scandalizzi se affermiamo che la Serie A non ha lo stesso potere d’acquisto della Premier, ma provare a fare qualcosa, per esempio la vendita ai Paesi dell’est (Giappone, Cina, India) non sarebbe una buona idea? Come detto 10 mesi sono pochi per cambiare radicalmente un mondo, quello del calcio, estremamente complesso, ma allora in tutto questo tempo, cosa si può fare? Semplice, innanzitutto pensiamo a metterci da parte un po’ di soldini per passare una vecchiaia dignitosa e come? Facendo acquistare alla Federazione ben 20 mila copie (numeri da best-seller) del libro “Ti racconto il calcio” (libro scritto ovviamente da Carlo Tavecchio), per una cifra pari a 107 mila euro. E poi il presidente si sarà detto: “non bisogna essere egoisti, dobbiamo pensare anche agli amici”. Detto, fatto. Ecco spuntare, quindi, il suo grande amico, Claudio Lotito. Marotta, direttore sportivo della Juventus, in tempi non sospetti, riferendosi al presidente della Lazio, disse:”troppo potere in mano ad una persona sola può avere conseguenze devastanti”. La solita Juventus, arrogante, presuntuosa e sempre pronta a lamentarsi. Qualche mese più tardi la Lazio raggiunge la finale di Coppa Italia. La partita, originariamente prevista per il 7 giugno, (già un giorno dopo la finale di Champions League, chissà per stilare il calendario da quelle parti si tira il dado), viene anticipata al 20 maggio, quattro giorni prima del derby della capitale. Lotito, la mattina seguente all’impresa Juve che si qualifica per la finale di Champions, alza la cornetta, chiama chi di dovere e pretende che la partita contro la Roma venga spostata a lunedì. Dopo una finale di Coppa Italia tre giorni di riposo sono troppo pochi. Il giorno che la Lazio giocherà una finale di Champions, la partita seguente sarà rimandata di un anno. Immediatamente la Roma dice:”ma siete impazziti? Noi vogliamo giocare di domenica, come previsto”. Certo vuoi mettere il disagio che crei ai tifosi che hanno acquistato il biglietto per andare allo stadio? Perché quando la Roma ha giocato il mercoledì in Champions, poi le partite di campionato non sono state spostate? E volete mettere la sicurezza, partita da codice rosso. “beh” si è detto Lotito, “qui comando io, non me ne importa nulla di cosa dicono gli altri, ho detto che si gioca lunedì e si giocherà lunedì”. Alla fine della storia richiesta accorda e derby, (partita che paralizza una città intera) che si è disputato in un giorno lavorativo, il lunedì appunto. Inoltre, sempre per gli amici, Tavecchio interviene sulla questione delle proprietà dei club e cioè che in Italia non si possono possedere contemporaneamente due o più società di calcio. Prima della nomina del lombardo, la Ficg voleva regolare la problematica affermando che un soggetto che investe nel calcio potrà essere proprietario di una e soltanto di una squadra. Per Claudio Lotito erano giorni tristi visto che lui è proprietario sia della Lazio che della Salernitana. Ma subentrato il nuovo presidente della Federazione Calcio Italiana non si è fatto più niente e al Claudio latinista è tornato il sorriso. Infine, come non poter citare il caso delle intercettazioni telefoniche. Neanche a dirlo, come sempre protagonista il presidente della Lazio. Nelle intercettazioni parla come se fosse alla guida della Serie A ed esplicitamente dice che non vuole assolutamente per nessun motivo che Carpi e Frosinone vengano promosse, perché secondo lui, due realtà così “piccole” indeboliscono sotto tutti i punti di vista la massima serie. Come dire, io sono Lotito e decido io chi mandare in A. abbiamo toccato il fondo, se non si cambia addio al calcio italiano, ma d’altra parte, da uno che debutta con: “i neri sono il male del nostro calcio”, cosa vi aspettavate? (vedi Optì Poba)

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