50 sfumature di… derby

La curva del Torino

Che il derby sia una partita a sé, in cui non sempre l’esito finale segue i logici pronostici, è storia risaputa. Ma il derby della Mole andato in scena ieri di storie da raccontare ne ha parecchie, sia dentro che fuori dal campo. Si inizia con l’attesa per il grande evento, molto sentito da entrambe le parti, specialmente da quella granata, da 20 anni assetata di vendetta. Diciamo la verità: la Juve conta tra i suoi tifosi gente di tutta Italia, mentre Torino è a maggioranza granata. Emblematico in tal senso lo striscione esposto durante la partita contro i tifosi bianconeri: “Sulla maglia Expo Milano, a Torino con il Tom Tom in mano”. Peccato si tratti dell’unica cosa bella vista sugli spalti. In preda alla spasmodica attesa, anche un famoso giornalista come Gianpaolo Ormezzano si fa prendere dal tifo descrivendo la Vecchia Signora come “prestigiatrice” capace di usare “magia, nera o bianca a secondo dei punti di vista, con cui la Signora prestigiatrice ha fatto comparire praticamente dal nulla un rigore a suo favore a Torino contro il Monaco, usando un non fallo fuori area”. Il tutto sulle pagine della Gazzetta dello Sport.

Poche ore prima dell’inizio della partita, ecco il “classico” assalto al pullman della squadra in trasferta. Cose a cui il nostro calcio ci ha abituato, con annessi lanci di oggetti contro il mezzo dei rivali. Il dg bianconero Marotta, tuttavia, esagera nell’attribuire la colpa di questi gesti vandalici alla stampa, ed in particolare all’articolo di Ormezzano.

L’unica cosa da salvare è la partita stessa, tesa ed emozionante fino all’ultimo. Il Toro torna al successo, rimontando l’iniziale vantaggio firmato da Pirlo su punizione (raggiunto Mihajlovic a quota 28: chapeau). Prima del riposo Darmian pareggia i conti, punendo una retroguardia bianconera che definire “leggera” è un complimento: Bonucci si fa anticipare da uno scaltro Quagliarella, lo stesso Darmian deposita in rete indisturbato nonostante un pessimo primo controllo in area. Nella ripresa la Juve parte forte, colpendo il palo con Pirlo su punizione, ma il Torino reagisce e sull’asse Darmian-Quagliarella costruisce il raddoppio. Gli uomini di Allegri si buttano in avanti alla ricerca del pareggio, ma sulla loro strada trovano due legni e un super Padelli: dopo 20 anni la Torino sponda granata torna a festeggiare.

Le gioie, purtroppo, finiscono qui. Durante la partita continua il lancio di oggetti tra le due tifoserie: una bomba carta lanciata dal settore bianconero causa 10 feriti, di cui due gravi. La condanna al gesto è unanime, anche se i contorni della vicenda restano oscuri: il pm Padalino sostiene che i feriti siano stati causati da un oggetto esploso nella stessa curva granata, ma la Polizia smentisce. I soliti filtraggi all’italiana all’ingresso dello stadio, nulla di nuovo sotto il sole. Nulla di tragicamente nuovo.

La febbre del derby colpisce anche il giorno dopo: Gianni Mura, altro eminente giornalista, sostiene che si sia giocato allo Juventus Stadium invece che allo Stadio Olimpico. ”Un impianto modello, si diceva del nuovo stadio della Juve. Già, ma come mai ci entrano le bombe carta?”. Ci si porta avanti con il lavoro, pronosticando il prossimo bollettino di guerra. Peccato sia solo calcio.

Questo derby sarà ricordato a lungo, e non solo per la vittoria del Torino. Resterà sempre l’amaro in bocca: una bella partita rovinata da tutto ciò che al calcio dovrebbe far solo da contorno. Non diventare protagonista.

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