Lo ammettiamo: prima di compilare questo editoriale abbiamo pensato attentamente al titolo: deve essere forte sì, ma riferito a quale persona? Chi è lo stronzo? Abbiamo, per un attimo, pensato di accodarci al giornalismo mainstream, puntando il dito verso l’ ex Pizzettaio, per gli amici Mino Raiola. Che il ruolo sempre più importante dei procuratori all’interno delle dinamiche di mercato sia un problema, o almeno una questione molto spinosa, questo nessuno può obiettarlo. Tuttavia è una realtà ormai presente, che difficilmente subirà una drastica evoluzione nel corso di questi anni e per questo va accettata. E’ come l’enorme disparità economica fra le squadre di uno stesso campionato: è una cosa che a pochi piace, ma c’è e quindi bisogna prenderne atto. Bene, appurato che il ruolo del buon Mino all’interno della faccenda Donnarumma sia stato predominante, concentriamoci su altro. Perché sì, quel titolo poteva essere riferito al procuratore, poteva essere riferito ad entrambi, ma noi lo vogliamo dedicare al buon Donnarumma: sì Gigio, sei uno stronzo.

Partiamo da un semplice presupposto: noi non crediamo nelle teorie complottiste, non pensiamo che Raiola lo influenzi anche su quante volte andare al bagno. Però quel bacio alla maglia non è stato sincero. L’amore del portiere verso il Milan, forse, non è stato anch’esso sincero. Proprio per questo non ci stupiamo di come sia andata, anche se comunque qualche domanda bisogna porcela. E’ stato maledettamente influenzato, soggiogato dalla volontà del suo malefico procuratore? Si, certo, ma non è tutto. Donnarumma è un ragazzo intelligente, non possiamo negarlo: se a soli 17 anni riesci a diventare portiere titolare di una squadra come il Milan, riuscendo ad avere una costanza magistrale, a sopportare la pressione di un ambiente adirato e frustrato per i continui insuccessi, allora sei un ragazzo con la testa sulle spalle. Essere un calciatore non significa solo saper calciare un pallone, ma essere un uomo che sa di come questo sport sia diventato un business come pochi al mondo. Donnarumma non ha dimostrato quella fragilità psicologica comune ai suoi coetanei, non ha mai avuto qualche scivolone comunicativo “puerile” alla Scuffet, ma ha sempre dimostrato di saper cosa vuole essere, di saper già “cosa fare da grande”. Proprio perché sappiamo di questa sua maturità intellettuale vogliamo sostenere della sua (seppur parziale) complicità. Perché scegliere Raiola? Perché affidarsi a lui? Perché non fare come tanti altri ragazzi minorenni ed affidarsi ai propri genitori? Certo, pure loro a volte hanno dimostrato di essere delle belle piantagrane, ma cavolo, sapranno sicuramente quale possa essere la scelta migliore per il futuro. E invece no, la scelta è stata veloce e concreta, quella di affidarsi all’ex pizzettaio. Se ritieni che un uomo del genere possa rappresentare il meglio per il tuo futuro sei libero di farlo, ma poi non prendi in giro i tifosi. Puoi essere benissimo come Zlatan Ibrahimovic, un giramondo il cui scopo è dimostrare di essere il più forte dovunque vada, ma devi agire come tale: lo svedese, aldilà di qualche dichiarazione di circostanza (“Ho sempre sognato di giocare qui“) ha sempre fatto la parte dell’uomo nordico freddo ed egoista, rappresentando con Raiola una coppia perfetta: un giocatore che vuole essere venduto e un procuratore che ama far vendere.

Donnarumma non è invece sembrato, in un primo momento, questo tipo di persona: il portiere (ops, ex?) rossonero, da un anno a questa parte ha fatto la parte del figliol prodigo di Milano, il ragazzo prodigio che smentisce la teoria della “fine delle bandiere” dichiarando praticamente sempre di voler rimanere a vita, anche ai nostri microfoni. Poi invece che fa? Lascia al proprio procuratore (senza nemmeno richiedere di soprassedere alle trattative, cosa gravissima per qualsiasi professionista sportivo) e passa le sue giornate a postare selfie da bimbo truzzo su Instagram con il fratello di Raiola: come a dire: “Ehi ragazzi, a voi voglio bene, ma tengo di più a questi due sciacalli che mi portano un sacco di soldi“. Come abbiamo detto, Gigio è un ragazzo intelligente, con una sua testa pensante: è da idioti pensare di andare al Real Madrid (che non rinuncerà di certo a prendere De Gea eh) e pensare di aver fatto, a questa età, la scelta migliore di tutte. Sopratutto con questo Milan, in continua crescita. Se prendi queste scelta o sei stupido o sei solo un opportunista. Noi crediamo in questa seconda opzione. Forse è stata proprio la sua intelligenza, la sua sicurezza, ad essere dannosa: si crede abbastanza maturo per spaccare il mondo fin da subito, di poter conquistare tutti. Però nel frattempo bacia la maglia. Fa questo gesto perché sa benissimo che diventare l’idolo della tifoseria eleva ancora di più il suo costo. Sa benissimo che quindi la squadra interessata dovrà offrire di più al club e di conseguenza a lui stesso. Forse è davvero così furbo, un ragazzo che si è gongolato a sentirsi amato sfruttando il fattore “giovane e promettente”, per poi buttare tutto all’aria appena ha visto la possibilità che il suo stipendio salisse sopra la magica cifra del 5. Forse è come Ibrahimovic, forse diventerà forte come lui. Ma almeno lui è stronzo in senso positivo. Caro Gigio, nessuno ha mai avuto la certezza che tu potessi diventare come Totti, Zanetti o Del Piero: nessuno è mai stato così sicuro di vederti al Milan per altri 30 anni. Però in tanti, noi compresi, abbiamo sempre pensato che fossi più forte di Raiola: se tu vuoi restare al Milan e lui no, allora la scelta è facile: rinnovo con i rossoneri. Adesso non abbiamo cambiato idea sul rapporto di forza fra te ed il tuo procuratore, ma lo abbiamo fatto su di te. Perché sì, sei uno stronzo.



