4 – Mo je faccio er cucchiaio!
Più che felicità forse questo ricordo evoca ansia, ma rimarrà uno degli episodio storici della nostra nazionale.
29 Giugno 2000, Europeo in Olanda, ad Amsterdam, contro l’Olanda, una partita nella quale è successo di tutto, nella quale Francesco Toldo ha deciso di erigersi al livello di Garibaldi nell’annovero dei protettori della patria. E dove c’è un Garibaldi c’è sempre un giovane incosciente che va alle armi e si getta nella mischia rischiando la morte. Francesco Totti è l’espressione massima in quel momento di questo concetto, un golden boy, eterno bambino in tutto e per tutto.
Quei personaggi che nei film di guerra vengono tarpati dai generali, ma non da Dino Zoff, che gli assegna il terzo calcio di rigore, anche se dentro di se è pronto a prendere a mazzate il ragazzino. E lui fa di tutto per sfiorarle, ma non le prende, anzi le da.
Una bella scommessa di quelle da spogliatoio, “Se c’è un rigore, je faccio er cucchiaio“, quel marchio di fabbrica che ad un Europeo a soli 24 anni in semifinale non dovrebbe neanche passare per la mente. Terzo rigore, Totti si gira verso Di Biagio, “Mo je faccio er cucchiaio“. Quasi i compagni tentano di fermarlo, ma lui va, contro un muro arancione, contro un portiere alto 1,97, Edwin Van Der Sar, il quale incita i tifosi per intimorire l’avversario. Totti neanche se ne accorge, ha in mente solo una cosa e quella farà, e ci riuscirà. “Ha tentato l’impossibile” dirà Bruno Pizzul, Zoff impassibile, compagni increduli, stadio impazzito ed intanto Totti che fa? Se la ride.



