La stagione dell’Inter volge al termine, ed è stata un’annata a dir poco pessima. Inutile girarci intorno e inutile illudersi, queste due partite che mancano alla conclusione del campionato non risolleveranno i nerazzurri dal malessere di commiserazione e mediocrità in cui si sono gettati: l’Europa è impossibile.
Servirà quindi ripartire da zero e investire molti soldi per permettere alla squadra milanese, nella prossima stagione, di competere anche solo per l’accesso all’Europa League. I settori da sistemare sono tanti, ognuno con punti deboli più o meno evidenti. Difesa e attacco sono indubbiamente i due reparti attualmente più raffazzonati, oltre alla panchina dove il nome dell’allenatore rimane un’incognita, e con esso i possibili nuovi obiettivi di mercato. Aspettando la lista dei desideri del futuro nuovo tecnico nerazzurro, il cui nome, secondo le ultime indiscrezioni, verrà rivelato entro metà giugno, si può tuttavia fare il punto sulla rosa attuale e capire chi dovrebbe essere allontanato e chi confermato. Ed in particolare l’attacco sembra un reparto dove ci siano molte linee da tirare sui nomi. Tolto l’imprescindibile (ma non per questo meno criticato) Icardi, quest’anno non c’è un singolo attaccante che abbia fatto la differenza o che abbia reso secondo le aspettative.
Basta guardare i numeri: Eder, 7 goal in 38 partite, ombra del giocatore acquistato dalla Sampdoria; Palacio, zero goal in campionato, appena 2 nelle coppe in 17 partite totali; Gabriel Barbosa, oggetto misterioso arrivato dal Brasile, autore di 1 goal in 10 partite finora, con un minutaggio imbarazzante; Biabiany, appena 4 presenze totali in stagione senza mai segnare. E’ difficile immaginare una squadra con ambizioni da big con questo pacchetto attaccanti, fossero anche solo dei comprimari.
Eder è il classico giocatore che non esplode mai, capace di segnare goal magari anche belli ed importanti ma che non trova mai la continuità. Palacio, con i suoi 35 anni e il contratto in scadenza, pur essendo il vice capitano, sembra aver fatto il suo tempo. Biabiany non è un giocatore da Serie A. Mentre il giovane Gabigol, seppur giustificato dall’inesperienza, non ha dimostrato di avere il carisma e la maturità giusta per i campionati europei; forse un periodo in prestito ad un’altra società dove possa giocare da titolare fisso sarebbe l’opzione migliore per la prossima stagione, ma è tuttavia difficile immaginare che l’ex Santos possa tanto accettare eventuali destinazioni meno blasonate quanto strappare il posto da titolare alle attuali prime scelte della Serie A.
L’unica eccezione, in questa fiera delle mediocrità, è rappresentata da Perisic, l’unico che sia stato capace di andare in doppia cifra e che abbia fornito prestazioni leggermente più continue rispetto ai compagni. Paradossalmente, è l’unico su cui si sia profetizzata una eventuale partenza per fare cassa. Ma anche questa eventualità è ancora vaga, aleatoria, legata con un filo sottilissimo alle intenzioni del nuovo direttore sportivo che difficilmente sarà ancora Ausilio.





