Fallimento Bari – Il Bari non c’è più. Enninaya, il diciottenne Cassano che si porta avanti il pallone con il tacco e segna all’Inter, Ventura e le sue frecce, la Mitropa Cup del 1991, il galletto e il suo stadio da Serie A; non c’è più nulla. Rimarrà certo il ricordo, prima o poi tornerà e magari ce ne dimenticheremo, abbiamo detto addio a tante squadre che poi sono tornate prepotentemente.
Ma dopo il Parma nessuno nel mondo del calcio era pronto a perdere 110 anni di storia, una squadra di una città di 325.000 abitanti. Qualcuno ricorderà le dichiarazioni di due anni fa del simpatico Dato Noordin, magnate maltese, in procinto di investire nel Bari, che disse che in 5 anni i “galletti” sarebbero arrivati in Champions League. Forse è da lì che è partito tutto, forse proprio da quell’entusiasmo esagerato è iniziato un processo che ha portato alla rovina di un altro patrimonio del calcio italiano.
Il vero colpevole
Andando nel dettaglio la colpa non è certo del nostro simpatico maltese ma di un solo uomo, come in tutte le storie di fallimento. Un protagonista che pur di difendere sé stesso distrugge tutto ciò che lo circonda: Cosmo Antonio Giancaspro non è un capro espiatorio è la causa diretta del fallimento del Bari.
L’attuale patron, anzi l’attuale presidente di un mucchio di macerie, ha deciso di rovinarsi da solo. Nel dettaglio alla scadenza dell’ultima stagione il Bari si è trovato con numerosi buchi di bilancio e debiti da saldare prima di procedere all’iscrizione alla Serie B 2018-2019. Mancavano 3 milioni e 90 mila euro ed in più pendevano anche 14 decreti ingiuntivi per svariati debiti non soddisfatti, compreso quello verso Aqp che in maggio produsse il taglio della fornitura dell’acqua allo stadio San Nicola. E i debiti derivanti dalle sole ingiunzioni ammontavano a 422 mila euro. Inoltre la procura sta indagando su presunte documentazioni false prodotte da Giancaspro riguardanti i versamenti dei contributi dei dipendenti. Non solo, la Guardia di finanza avrebbe proceduto ad un’ispezione nella Banca Popolare di Bari, alla ricerca di chi avrebbe aiutato Giancaspro a postdatare la valuta dei contributi versare ai dipendenti.
Le soluzioni mancate
Non bastasse tutto ciò, al momento di andare a rimediare , vendendo la società, Giancaspro, invece di farsi da parte ha mantenuto la possibilità di vagliare egli stesso le eventuali offerte, cercando un investitore in grado di mantenerlo al capo del CDA. Una scelta che lo ha lasciato solo, con la fuga dell’avvocato del club e di gran parte del CDA. Le offerte sono anche arrivate ma sono state rifiutate oppure, come nel caso di Radrizzani, patron del Leeds, hanno visto l’offerente ritirarsi al momento cruciale, rendendosi conto dei troppi debiti da sanare, o della folle idea di mantenere Giancaspro al comando. Sono falliti, dunque, i tentativi anche di trovare un prestito bancario o qualche benefattore che lo appoggiasse nella sua folle corsa contro il tempo che è scaduto il 16 luglio 2018 alle 19:00, termine ultimo per sanare i debiti e presentare le fideiussioni.
Una speranza per il futuro
Che dire insomma, ormai tornare indietro è impossibile e il Bari speriamo possa trovare la strada per tornare presto nel calcio che conta. Nel frattempo cara FIGC, caro CONI e care Leghe, fate qualcosa per controllare ancor di più personaggi come il buon Cosmo. Essi antepongono le proprie mire alla vita di squadre e storie che completano l’amore per questo sport perché senza di esso prima o poi farete tutti la fine del povero Giancaspro.



