“Lasciate ogni speranza o voi che entrate”. Questa potrebbe essere la frase d’accoglienza per le neo promosse dalla Serie B una volta arrivate nella massima serie. Negli ultimi anni, complice l’abbassamento della qualità media della serie cadetta, sono poche le squadre che sono riuscite ad affermarsi stabilmente in Serie A: quale può essere la ricetta giusta per una salvezza tranquilla? In attesa di una riforma strutturale della distribuzione dei diritti televisivi, che strada possono percorrere SPAL, Hellas Verona (e una tra Carpi e Benevento) per garantirsi la permanenza in Serie A?
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La differenza tra la qualità media della Serie B e quella del massimo campionato è veramente abissale. Lo dimostra il numero di neo promosse retrocesse nelle ultime stagioni. Non bisogna lasciarsi ingannare dalla favola Crotone, resa possibile dal crollo verticale dell’Empoli nel girone di ritorno e dallo straordinario ritmo tenuto dai calabresi (25 punti conquistati nel girone di ritorno): si tratta infatti dell’eccezione, non della regola. Inoltre proprio l’Empoli, prima della rocambolesca retrocessione, era considerato come un modello da seguire per la continuità del progetto tecnico e le due salvezze conquistate inaspettatamente con Sarri e Giampaolo. Otto delle ultime 21 squadre neo promosse sono infatti retrocesse dopo una sola stagione, senza considerare il numero di formazioni retrocesse dopo una salvezza considerata miracolosa. Il divario tra Serie B e Serie A è testimoniato anche dal numero di squadre capaci di fare il doppio salto dalla Lega Pro fino alla massima serie: numero in netto aumento rispetto a qualche stagione fa. I circa venti milioni derivanti dalla ripartizione dei diritti televisivi non sono sufficienti a rendere i club competitivi: servono dunque idee, programmazione ed un pizzico di fortuna.
Molto spesso, l’impianto di gioco che ha permesso alle diverse squadre di dominare la Serie B non è abbastanza per il livello della Serie A. E’ il rischio corso da Frosinone e Carpi durante la stagione 2015/2016: considerando il valore delle rose, essere arrivati a giocarsi la salvezza nelle ultime giornate può essere già considerato un successo vista la diffidenza iniziale mostrata nei loro confronti. Guardando l’ultima stagione, l’idea ambiziosa del Pescara di Oddo (potersi salvare esprimendo un buon calcio) è completamente naufragata a causa del livello degli interpreti in campo, mentre lo spirito operaio del Crotone è stato premiato. Il Cagliari, affidandosi a giocatori esperti come Borriello e Bruno Alves, ha disputato un’annata complessivamente tranquilla, anche se il budget a disposizione dei rossoblu era nettamente superiore rispetto a quelle delle altre neo promosse.
Parlando di SPAL ed Hellas Verona, ci si trova di fronte a due situazioni completamente diverse. L’organico della formazione gialloblu, infatti, necessita di pochi innesti per essere al livello della massima serie (complice anche il solo anno trascorso tra i cadetti). Pazzini, Romulo, Juanito Gomez, Siligardi sono giocatori abituati al grande palcoscenico, anche se le difficoltà incontrate nell’ultimo campionato non sono da sottovalutare. Servirà probabilmente intervenire in sede di calciomercato per migliorare il reparto arretrato con qualche innesto d’esperienza, ma la base (e la disponibilità economica) per disputare un buon campionato c’è. Discorso diverso per la SPAL, la vera sorpresa di questa stagione. Il primo passo sarà trattenere Leonardo Semplici, vero artefice della promozione grazie al suo 3-5-2 molto solido. I migliori talenti che si sono messi in mostra con la maglia del club ferrarese sono però in prestito: Meret, Bonifazi, Costa e Zigoni sono infatti destinati a tornare alla base (anche se l’attaccante potrebbe restare) lasciando dunque diverse lacune nella rosa. Puntare sulla coppia d’attacco d’esperienza composta da Floccari e Antenucci è l’unica soluzione visto il budget a disposizione. Sono loro infatti gli unici ad aver avuto esperienza in Serie A: il mercato dovrà portare soluzioni diverse, puntando sia sull’esperienza sia sui talenti in rampa di lancio (come Locatelli, richiesto dalla dirigenza della Spal). Una vera e propria rivoluzione per puntare concretamente alla permanenza in Serie A.
Non esiste una formula unica per la salvezza, viste le basi di partenza diverse della varie formazioni. Il modello è per tutti rappresentato dal Sassuolo, che con un bacino d’utenza ristretto è riuscito negli ultimi anni ad affermarsi stabilmente in Serie A. Spesso ci si dimentica però del primo anno nella massima serie dei neroverdi, con cambi di allenatore (Malesani al posto di Di Francesco) e un mercato di riparazione folle a cui seguì una salvezza all’ultima giornata. Senza considerare poi le disponibilità economiche del patron Squinzi. Perché, alla fine, tutto ruota intorno al vil denaro. Di certo, però ,avere un’idea di come spenderlo è sempre un passo avanti.



