Inizia la rivoluzione in casa Roma, e come capitato altre volte parlerà spagnolo. Arriva infatti il nuovo d.s. Monchi, che potrebbe portare un nuovo allenatore iberico e qualche giocatore dalla Liga. L’ultimo nome accostato ai colori giallorossi è quello di Denis Suarez, 23enne centrocampista del Barcellona. Nessuna parentela con Luis, sia chiaro. Ma un talento celebrato dai critici come uno dei migliori della sua generazione. Non è cresciuto nella cantera catalana, ma il suo cartellino appartiene al Barcellona da quando aveva 19 anni e cioé dal 2013. In carriera vanta già due stagioni da titolare (in prestito) al Siviglia e al Villarreal, per complessive 64 presenze. Tutto ciò basterà come garanzia di successo in una realtà particolare come quella romana?
Perché, diciamocelo in tutta franchezza, di talentini di scuola-Barcellona ne abbiamo visti a bizzeffe negli ultimi anni. Annunciati come nuovi crack del calcio mondiale, poi finiti o nell’anonimato (ricordate Bojan Krkic?) o a livelli più bassi di quanto prospettato (vedi Keita Baldé, Iago Falque e anche Gerard Deulofeu). Insomma non basta aver indossato quella maglia per essere il nuovo Lionel Messi. Basta semmai a fungere da biglietto da visita per un dirigente che vuole fare una bella impressione nel suo nuovo posto di lavoro.
Non siamo in grado di capire se sia quest’ultima, l’intenzione di Monchi. Di essere bravo, Suarez è senz’altro bravo: ottima duttilità, solita tecnica spagnoleggiante, buona visione di gioco. Resta da capire quale impatto possa avere alla Roma, la quale necessita non di buoni ma di ottimi giocatori. Qualcosa che, con tutto il rispetto, quello di cui si parla non sembra ancora essere.



