We’re only human, after all

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Da un lato, una Juventus lanciata verso le semifinali. Dall’altra, la delusione di una squadra semplicemente non abituata a perdere. Il complessivo tre a zero con cui i bianconeri hanno eliminato il Barcellona ci racconta l’affermazione della Vecchia Signora in ambito europeo mentre, contemporaneamente, il club blaugrana sembra essere alla fine di un ciclo straordinario, iniziato con l’avvento di Pep Guardiola e proseguito poi con Luis Enrique. Addirittura si ipotizza l’addio di Lionel Messi, a testimonianza della voglia di cambiare e rivoluzionare una squadra capace di vincere e dominare il panorama calcistico europeo degli ultimi anni. In fondo, si respira quasi un’aria di liberazione dalla dittatura catalana. Il tutto dopo un’eliminazione ai quarti di finale per mano della miglior Juventus di sempre.

Si fa presto, nel mondo del calcio, a dimenticarsi del recente passato. Il Barcellona, già successivamente alla sconfitta contro il Paris Saint Germain, era riuscito inaspettatamente a rialzarsi con una rimonta epica che, però, altro non era che un fuoco di paglia vista anche la disastrosa prestazione del club parigino al Camp Nou, capace di subire tre reti negli ultimi 10 minuti. La squadra vive un momento particolare, in cui gli eroi che hanno fatto parte del primo ciclo di vittorie iniziano a risentire del tempo che passa, inesorabile, per tutti. L’unica costante è rappresentata dal talento di Leo Messi e Andres Iniesta, gli ultimi ad arrendersi nel doppio confronto con la Juventus. La campagna acquisti della scorsa estate è stata dispendiosa, ma non ha finora portato i frutti sperati. A partire da Andrè Gomes, incapace di imporsi in un contesto tattico che avrebbe bisogno di una mezz’ala con le sue caratteristiche, passando poi per Umtiti e Paco Alcacer: gli acquisti vanno però valutati in prospettiva, trattandosi di giocatori giovani al primo impatto con una big del calcio europeo.. L’addio di Xavi ha imposto al Barcellona qualche cambiamento nell’assetto tattico, passando dal classico Tiqui-Taca ad un approccio votato alla verticalizzazione rapida, soprattutto vista la presenza del trio d’attacco composto da Messi, Neymar e Suarez. Atteggiamento che ha però portato la squadra a subire più reti, senza avere gli stessi automatismi di pressing e riconquista immediata del pallone ammirati nell’era Guardiola. Il centrocampo è quindi visibilmente indebolito, pur potendo contare su elementi di tutto rispetto, e l’assenza di Busquets nel match di andata ha evidenziato questa lacuna. In mancanza del giusto filtro, anche la difesa si riscopre fragile, soprattutto in trasferta.

L’addio di Luis Enrique a fine stagione è ormai certo, ma difficilmente si assisterà ad una vera e propria rivoluzione. L’età media della rosa è ancora a livelli accettabili (27,4 anni), anche se influenzata dagli elementi provenienti dalla cantera e non ancora all’altezza dell’undici titolare. Anche nel 2013 e nel 2014 si urlò alla fine del ciclo blaugrana in conseguenza delle sconfitte contro Bayern Monaco e Atletico Madrid, salvo poi doversi rimangiare tutto l’anno successivo con la vittoria della Champions League. L’eliminazione di quest’anno ci ricorda che, in fondo, anche loro sono essere umani. Altrimenti, che gusto ci sarebbe a seguire il calcio?

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