ESCLUSIVA RG24 – Roberto Signoretto (CT nazionale C5 affetti da sindrome di Down): ” Tavecchio… Esistiamo anche noi!” (AUDIO)

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Intervenuto ai nostri microfoni, Roberto Signoretto, tecnico della nazionale Calcio a 5 per affetti da sindrome di down, neo campione del mondo, ha rilasciato le sue impressioni sulla vittoria e sul movimenti calcistico nei confronti della loro realtà.

Signoretto è l’allenatore della nazionale italiana di calcio a cinque, vincitrice del campionato del mondo. La particolarità è che la squadra è formata da ragazzi affetti da sindrome di Down.

“Si, esatto. Sono ragazzi speciali, atleti veri e puri che riescono a mettere in campo gesti sportivi di alto livello”.

Tu sei della provincia di Milano. Siete itineranti per quanti riguarda gli allenamenti? E le selezioni come funzionano?

“Allora guarda noi facciamo parte della Federazione nazionale che si occupa della disabilità intellettiva nazionale, all’interno della quale da qualche anno è nata la rappresentativa dei ragazzi con sidrome di Down. I ragazzi li vediamo periodicamente durante le manifestazioni nazionali, regionali; il nostro staff tecnico in questi eventi è sempre presente e così noi possiamo selezionare i giocatori. Poi, a seconda della programmazione nazionale ed internazionale, organizziamo appuntamenti periodici come se fossero i raduni a Coverciano della nazionale. Questi raduni li facciamo in maniera itinerante perché, per noi, è importante andare sul territorio a far vedere la nostra attivtà e a mostrare che i nostri atleti sono in grado di fare ottime cose. Fatto questo aderiamo a determinati appuntamenti a livello internazionale come può essere stata la prima olimpiade, svolta a Firenze, dove un migliaio di ragazzi Down provenienti da trentacinque paesi, hanno partecipato dilettandosi in dieci discipline e quello è stato il primo appuntamento della storia dove i ragazzi down del calcio hanno partecipato a delle gare. Noi abbiamo avuto la fortuna di vincere la medaglia d’oro, dimostrando di essere atleti di alto livello. La situazione, poi, ha iniziato ad evolversi ed è nato questo percorso con i Mondiali svolti in Portogallo dove noi partivamo da favoriti e abbiamo avuto la fortuna e la capacità di ripetere il traguardo raggiunto a Firenze. I ragazzi hanno messo in campo quello che lo staff tecnico gli ha insegnato e sono stati bravi nel disputare incontri ad alto livello”.

Ci sembra giusto, ora, leggere i nomi di questi campioni: Francesco, Marco, Luca, Davide, Christian, Simone, Carmelo, Marco, Matteo, Riccardo, Amedeo e Luca insieme al mister Roberto. Ti prendi il merito no?

“Sono contento di questa cosa e me lo prendo volentieri il merito. In Italia questo percorso è nato nel 2008 quando in Lombardia sperimentavamo questi allenamenti con questo gruppo di ragazzi down. Nel 2009 abbiamo organizzato il primo torneo a Pescara in presentazione di questa attività; poi in Italia è partita la coppa delle Regioni che si svolge una volta l’anno e da quel momento a livello internazionale si sono accorti che la cosa poteva essere interessante. Io sono contento di dove siamo arrivati e del merito lo abbiamo avuto anche noi dello staff, io in particolare che ho lottato tanto per fare in modo che venisse riconosciuta questa attività, vista come una ghettizazzione di questi ragazzi. Questa è solo un’opportunità per portare alle luce delle persone che non potrebbero emergere”.

A chi faresti, delle persone che comandano nel calcio, un appello per aiutare questi ragazzi e per sviluppare questo movimento, andato sotto i riflettori grazie a questa vittoria?

“Io ho in mente un qualcosa che sostengo da tempo: purtroppo noi viviamo in una società dove lo sport non ha valori assoluti ma rispecchia l’ambiente nel quale viene praticato. Viviamo in una società dove siamo demotivati per via della situazione economica, una società di egoisti, egocentrici, in cui il mondo dello sport ad alto livello è distrutto e frainteso da interessi economici più alti dell’attività che si produce. Noi abbiamo la fortuna di vivere l’attività sportiva nella maniera pura, ovvero utilizziamo il calcio per fare in modo che alcune persone che lo praticano possano crescere come individui e questa cosa fa parte della quotidianità. Io mi sentirei di dire al Presidente Tavecchio o a qualsiasi persona che ha modo di vivere e gestire il calcio ad alto livello che esempi come quelli che possono produrre i nostri atleti dovrebbero essere presi in considerazione molto più spesso e non solo quando accade un evento di grande rilevanza come questo. Secondo me dovremmo a breve tempo incontrarci con i vertici del mondo calcistico per iniziare collaborazioni affinché i ragazzi che giocano a calcio possano viverlo in maniera diversa e utilizzare questo strumento per diventare persone migliori. Noi siamo a disposizione anche perché non vogliamo assolutamente fermarci qui; l’obiettivo che vorremmo raggiungere è creare una cultura sportiva migliore che non sia troppo coinvolta in interesse economici perché poi diventa un bussiness e non attività sportiva. Per contrastare questo siamo a completa disposizione”.

Ascolta “#GoalCafè – Le parole di Signoretto, CT della Nazionale C5 per affetti da sindrome di Down” su Spreaker.

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