Tre sconfitte nelle ultime tre partite rappresentano più di un campanello d’allarme in casa Roma. Nel momento fondamentale della stagione, la squadra di Luciano Spalletti sembra infatti essere a corto di energie, incapace di competere su tutti e tre i fronti. Il derby con la Lazio, lo scontro d’alta classifica con il Napoli ed il pesante 4 a 2 contro il Lione hanno mostrato una squadra in debito d’ossigeno e di idee, affidata agli strappi di Mohamed Salah. Il rientro da pieno ritmo dell’egiziano ha portato all’esclusione dall’undici titolare di Diego Perotti, subentrato solo per cinque minuti nel match in terra francese. Contro il Napoli l’argentino era stato inserito tra i titolari, senza però riuscire ad incidere particolarmente. Il suo minutaggio è crollato dopo il piccolo problema fisico accusato nella trasferta contro la Sampdoria e complice l’utilizzo di Radja Nainggolan nel tridente d’attacco. Quale futuro per io numero otto giallorosso?
Equivoco tattico
Luciano Spalletti sembrava aver trovato la formula perfetta per la sua Roma affidandosi al 3-4-2-1. Modulo adottato per rispondere all’emergenza nel ruolo di terzino (con Florenzi e Mario Rui out per infortunio) ma anche per sfruttare al meglio le caratteristiche dei propri difensori centrali garantendo una nuova solidità alla squadra. A centrocampo la diga formata da De Rossi e Strootman, mentre sulle fasce Bruno Peres ed Emerson Palmieri con possibilità di spingere senza curarsi troppo della fase difensiva (tallone d’Achille dei due esterni). Rimane da comporre il terzetto offensivo. Dzeko, vista la stagione disputata finora, sembra essere imprescindibile, così come Radja Nainggolan nel nuovo ruolo di incursore. Rimane un solo slot libero per tre pretendenti: Salah, El Shaarawy e Perotti. Nel 4-2-3-1 di inizio stagione l’argentino era titolare sulla fascia sinistra ed elemento importante grazie alla sua capacità di saltare l’uomo, formando con l’egiziano una coppia di esterni di alto livello. Adesso Spalletti è obbligato a fare una scelta tra loro due. Scelta che finora ha sempre premiato Salah. Troppo importante la velocità dell’egiziano, capace di cogliere impreparate le difese avversarie anche solo con uno scatto. Nella partita contro il Napoli (l’unica giocata da titolare da Perotti nelle ultime cinque) il numero otto non è riuscito a garantire qualità in attacco, complice anche la confusione tattica mostrata da Spalletti nella sfida contro Sarri. Il ritorno al 4-2-3-1 non ha infatti portato gli effetti desiderati: la fascia destra giallorossa è stata quella più utilizzata dagli avversari, visto che Perotti, Strootman e Rudiger non riuscivano ad arginare efficacemente le iniziative degli avversari. Il ritorno al 3-4-2-1 (sul risultato di due a zero per gli ospiti) ha permesso all’argentino di tornare a sinistra, impiegandolo però nei quattro di centrocampo. La differenza si è vista ed è suo l’assist per la rete di Strootman dopo una grande azione sulla fascia. In questo contesto tattico, però, Perotti non può che essere un’alternativa ai titolari oppure una mossa per provare a rimontare. Di certo i cambi all’ottantesimo minuto di Luciano Spalletti non aiutano la squadra a rifiatare e non permette ai subentrati di poter realmente cambiare la partita. Alimentando così il malumore. Certo è che lasciare in panchina la qualità di Perotti può essere considerato un errore che il tecnico sta pagando a caro prezzo.
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