Trentacinque anni, nel mondo del calcio di oggi, non sono troppi. In molti scelgono di allungare le loro carriere, in diversi modi. C’è chi accetta un ruolo da comprimario, accontentandosi di pochi ma decisivi scampoli di partita. C’è chi decide di godersi una “pensione dorata” in Cina o negli States, chi decide di tornare a casa (solitamente argentini e brasiliani). Xabi Alonso ha invece annunciato oggi il suo ritiro, tramite un tweet. “Lived it. Loved it. Farewell beautiful game”: con queste parole uno dei più forti centrocampisti dell’era moderna si è congedato dal mondo del calcio. Come un novello Dorian Gray, non ha permesso che il suo ricordo sul rettangolo verde invecchiasse, lasciando negli occhi degli spettatori le sue prestazioni con la maglia del Bayern Monaco, ancora ai massimi livelli del calcio europeo. Un palmarès impressionante: due Champions League, due Meisterschale, una Liga Spagnola (senza contare un’infinità di Coppe Nazionali e Supercoppe) a livello di club, mentre con la maglia della Roja è stato uno dei protagonisti della generazione d’oro spagnola, con due Europei ed il Mondiale del 2010 vinti da assoluti dominatori della scena calcistica planetaria. Parlare solo dei trofei sarebbe però un’offesa: proviamo a rendere il giusto omaggio al numero 14 di Livepool, Real Madrid e Bayern Monaco.
The Maestro
Quando ad un centrocampista viene abbinato l’epiteto di Maestro possiamo già immaginare di che tipo di giocatore si tratti. Un direttore d’orchestra, trasferito dai teatri ai novanta metri erbosi. Destino condiviso con l’altro grande interprete del ruolo, anche se in modo diverso: Andrea Pirlo. La sua capacità di dettare il ritmo della partita grazie alle sue doti di passaggio è infatti sublime, alternando fasi di gestione a fasi di verticalizzazione diretta grazie ad i suoi proverbiali lanci lunghi (patrimonio UNESCO a breve). Precisione millimetrica abbinata comunque ad ottime doti anche in fase di copertura. La dimostrazione che, pur non possedendo particolari doti a livello fisico, si possa in ogni caso dominare la partita tramite l’elevato QI calcistico che gli permetterà, senza dubbio, di sedersi al più presto in panchina. Sempre che la cosa gli interessi. L’eleganza sul campo si traduce in eleganza fuori dal terreno di gioco, profondamente diversa da quella ostentata dai suoi colleghi. Come sottolineato da Emanuele Atturo in uno dei suoi articoli, Xabi Alonso sembra essere più vicino alla concezione di una star di Hollywood rispetto alla tipica idea del calciatore nell’immaginario comune. Potrebbe già oggi essere un perfetto businessman. Vedere prima una linea di passaggio su un rettangolo verde non è che la naturale conseguenza del suo modo di essere.
Istanbul e Lisbona
Xabi Alonso è stato uno dei protagonisti ella più incredibile finale di Champions League. Lo sanno bene i tifosi rossoneri, involontari protagonisti nella notte di Istanbul. Fu proprio del regista spagnolo il gol del 3 a 3, siglato dopo la respinta di Dida sul suo calcio di rigore. L’esperienza al Liverpool dopo gli inizi nella Real Sociedad lo ha consacrato come uno dei migliori centrocampisti, formando con Steven Gerrard una coppia di mediani da sogno. Allo stesso modo, Carlo Ancelotti affidò a lui le chiavi del centrocampo del Real Madrid nella stagione 2013/2014, la prima del tecnico italiano sulla panchina madrilena. Xabi Alonso era arrivato a Madrid nel 2009, imponendosi come titolare anche sotto la gestione di Josè Mourinho. Il suo contributo in mezzo al campo fu fondamentale per la conquista della Decima: grazie alla sua presenza Ancelotti riuscì infatti a trovare il giusto equilibrio in campo, nonostante l’abbondanza di giocatori offensivi presenti contemporaneamente. Pur non prendendo parte per squalifica alla finale contro l’Atletico Madrid, il numero 14 risultò dunque essere decisivo. Tanto da convincere Guardiola a portarlo al Bayern Monaco. L’assalto alla terza Champions League con tre club diversi è finora fallito, anche se il club tedesco è ancora in corsa quest’anno. Guarda caso, con Carlo Ancelotti sulla panchina. In un’intervista con il suo vecchio compagno di squadra Jamie Carragher, lo spagnolo ha commentato così la sua carriera: “Ho giocato con la squadra della mia città (Real Sociedad), poi sono andato nella miglior squadra d’Inghilterra (Liverpool), nella miglior squadra spagnola (Real Madrid) e nel miglior club tedesco”. Cosa volere di più dalla vita?
La Roja sul tetto del mondo
Da eterni perdenti a campioni di tutto. La generazione d’oro spagnola ha ribaltato la concezione comune del calcio spagnolo, da tutti ritenuto bello ma non vincente. Con Xavi, Iniesta e Busquets, Xabi Alonso è stato parte di uno dei centrocampi più forti della storia delle Nazionali, portando la Roja a conquistare un Mondiale e due Campionati Europei ed imponendo il proprio stile di gioco, mutato dal Barcellona di Pep Guardiola.Il suo innesto nell’undici titolare avviene dopo l’Europeo del 2008 e permette a Del Bosque di avere a disposizione i suoi lanci lunghi per far saltare il sistema di pressing preparato dagli avversari. Fondamentali i suoi due gol per battere la Francia nei quarti di finale di Euro 2012. Semplicemente, Xabi Alonso.



