Roma, l’attacco non è una priorità

Yacine Brahimi

Il fatto che ogni calciatore algerino di talento sia accostato a Zinedine Zidane non è certo una sorpresa. Il fuoriclasse che ha fatto la fortuna della Francia, come è noto, ha origini berbere e, essendo in possesso del doppio passaporto, avrebbe potuto scegliere di giocare per la Nazionale africana. Erano però altri tempi e molti elementi della rosa Campione del Mondo nel 1998 avrebbero potuto indossare delle casacche diverse se solo l’avessero voluto. Proprio come ha fatto Yacine Brahimi, nato a Parigi 8 febbraio 1990. Cresciuto calcisticamente in Francia, dopo aver vestito tutte le maglie delle Nazionali giovanili francesi fino ad arrivare all’Under 21, nel 2013 decide infatti di difendere i colori del paese dei suoi genitori, diventando un punto fermo dell’Algeria in una generazione piena di talento, capace di fermare per 90 minuti anche la Germania durante il Mondiale brasiliano e costringendola ad una faticosa vittoria nei tempi supplementari. Proprio il 2014 rappresenta l’anno della svolta per Brahimi, che a fine anno vincerà anche il Pallone d’oro africano a testimonianza delle sue ottime prestazioni. Spesso etichettato come un giocatore “dribblomane” e poco costante, ma dalle indubbie doti tecniche, il Porto decide di puntare sul suo talento e prova la scommessa prelevandolo dal Granada per una cifra vicina ai 6 milioni di euro: azzardo vincente, visto che adesso il suo valore si aggira intorno ai 20 milioni, con Marsiglia, Juventus e Roma pronte ad accontentare le richieste del club portoghese, da sempre bravissimo a vendere a caro prezzo i propri gioielli. Quale potrebbe essere l’apporto di Brahimi alla causa giallorossa?

Nato come trequartista centrale, Brahimi ha trovato la sua definitiva collocazione come ala sinistra. Proprio sull’esterno può infatti mettere in mostra quelle che sono le sue doti migliori, la velocità ed il dribbling, nascondendo qualche difetto (la poca concretezza sotto porta). Bravo soprattutto in contropiede, il suo gioco può essere accostato a quello del collega di reparto Mohamed Salah anche se l’algerino può disimpegnarsi bene anche negli spazi stretti. Anche l’attaccante classe 1990 preferisce partire dal lato sinistro per accentrarsi sul suo piede naturale, il destro. Nelle tre stagioni disputate con la maglia del Porto ha raccolto un bottino di 26 reti: non male per un esterno d’attacco, dotato anche di un discreto tiro da fuori. Bravo anche a fornire assist per i compagni grazie alla sua capacità di creare superiorità numerica, “scardinando” le difese avversarie. I dubbi riguardano più la sua possibile posizione in campo che il reale valore del giocatore. Stiamo infatti parlando di un calciatore nel pieno della sua maturità calcistica, pronto sia tecnicamente sia mentalmente a palcoscenici europei. I giallorossi devono però prima sciogliere molti dubbi sul futuro, innanzitutto quello legato a Luciano Spalletti: sarà ancora lui il tecnico durante la prossima stagione? In caso di risposta affermativa, si continuerà a puntare sul 3-4-2-1 visto nelle ultime due settimane o si tornerà al caro vecchio 4-2-3-1? Nella prima ipotesi Brahimi potrebbe trovare spazio solo come alternativa a Nainggolan, visto che la poca propensione alla fase difensiva renderebbe impossibile un suo utilizzo nei quattro di centrocampo (al posto di Emerson Palmieri), mentre nel secondo caso sarebbe difficile riuscire a scalzare Perotti nelle gerarchie. L’attacco è senza dubbio il reparto più affollato in casa Roma, soprattutto nel ruolo di esterno (vedasi El Shaarawy, usato con il contagocce dal tecnico toscano): vale la pena investire così tanto in un ruolo già coperto, con il rischio di non poter poi intervenire altrove?

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