Milan, Bacca via? La priorità, per i cinesi, deve essere la difesa ed il centrocampo!

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Se ne sta parlando tanto in questi giorni, del Milan. La cosa strana è che le chiacchiere attorno alla società rossonera non riguardano tanto i risultati in campo (che, nonostante l’ultima vittoria, non fanno stare per niente tranquilli i tifosi in ottica piazzamento europeo) quanto la situazione societaria, con un tira e molla fra Berlusconi e la cordata cinese che sta rendendo il closing per il cambio di proprietà quasi una sit-com americana anni ’70. Le premesse, in  caso di chiusura, sono più che allettanti, con giornalisti che già sparano centinaia di milioni pronti per il mercato. Lungi da noi essere dubbiosi di quanto detto dai nostri colleghi, ma visto che i ricavi del club in questi anni sono scesi drasticamente (adesso sono ancora più bassi di quelli della Roma) con il Fair Play finanziario comunque in azione c’è da aspettarsi un investimento sì pesante, ma non faraonico come molti sospettano (un po’ in stile Inter). A questo punto dove è necessario che la nuova proprietà intervenga? Negli ultimi giorni il reparto più discusso è stato l’attacco, in particolare per il ruolo di punta: le prestazioni di Carlos Bacca stanno deludendo le aspettative, con prestazioni sottotono ed una media gol sicuramente più bassa rispetto alla scorsa stagione. Domandiamoci però questo: se il Milan non è fra le prime 3 in classifica è colpa esclusivamente di Carlos Bacca? Il colombiano ha sicuramente le sue colpe, d’altronde il problema dei rossoneri in queste ultime partite è proprio la fase offensiva, ma siamo sicuri che con un’altra punta (escludiamo Higuain, Suarez e Benzema eh…) la squadra di Montella starebbe lottando per la zona Champions? O il problema, di fondo, è un altro? Guardando la rosa, complessivamente, non è difficile capire il perché il Milan non sia così in alto: la difesa e il centrocampo non sono per nulla sufficienti per competere con le grandi, senza contare che le profondità in termini di rosa (la così detta “panchina lunga”) è veramente assente, con riserve difficilmente all’altezza. Di elementi su cui si può puntare ad occhi chiusi per il futuro ce ne sono, ad esempio Donnarumma, Romagnoli, Bonaventura e Suso, ma per il resto della formazione sono pochi i giocatori che in una grande squadra sarebbero punti fissi, Lo stesso Locatelli ha dimostrato di non essere pronto per guidare il centrocampo di un top club, mentre Montolivo (tralasciando i problemi fisici)  non è mai stato un campione e Kucka, per quanto sia un buon giocatore, non può essere la stella di un reparto così fondamentale come il centrocampo. Il discorso si può fare anche per la difesa; Abate e De Sciglio saranno anche italiani, ma se non sono all’altezza allora che accettino un ruolo di secondo piano oppure via: nel 4-3-3 moderno, di cui Montella è esponente, i terzini devono sapere interpretare al meglio anche la fase offensiva, rendersi pericolosi sui cross e non solo fare il semplice compitino. Nella zona centrale per Paletta vale lo stesso discorso fatto con Kucka: buonissima riserva ma, in una squadra da Champions League, non può essere titolare. Siamo tutti ben consci di quanto Bacca non rappresenti la punta ideale, quella che viene a giocar palla sulla trequarti, che pressa a non finire, che si sacrifica e che dialoga con le ali, lo sappiamo: tuttavia, se c’è da spendere, perché non puntare sulla creazione di una rosa più profonda e complessivamente competitiva? Che senso ha spendere metà del budget per una grande punta se poi non è assistito da una squadra all’altezza? E se poi si fa male? Dozzine di punti sprecati. Per carità, questo discorso che qui si sta facendo può non avere nessuno senso logico, se veramente la nuova cordata se ne frega di tutto e mette 500 milioni da spendere (poi deve vincere tutto però eh) è chiaro che ci rifai tutta la squadra con punta di peso da 70 milioni davanti compresa: noi però vogliamo essere magari non realisti, ma quantomeno restare con i piedi per terra per ragionare riguardo ad ogni evenienza. Carlos Bacca non è la tipica punta moderna: le sue caratteristiche erano queste anche a Siviglia, ma la differenza con il presente è una sola: aveva dietro una squadra che sapeva giocare per lui, competitiva in ogni reparto, che creava gioco e che lasciava al colombiano un semplice compito: farsi trovare in posizione e metterla dentro. Perché non provare ad essere così?

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