In questo momento, classifica alla mano, il Bologna naviga in acque tranquille: a 10 lunghezze dalla zona retrocessione e, tolta la prevedibile sconfitta con la Juventus, reduce dalla vittoria per 3-0 nello scontro salvezza con il Pescara.
Buona parte del merito va a Roberto Donadoni, allenatore degli emiliani, che nel corso del campionato è riuscito a coniugare l’esperienza dei giocatori più navigati con la freschezza di giovani interessanti come Adam Nagy e Federico Di Francesco, figlio d’arte.
Il sogno di allenare un top club
Il tecnico in una recente intervista a Calcio2000, alla domanda su una possibile chiamata dell’Inter, non ha nascosto il suo interesse per un’esperienza sulla panchina di un top club, e nonostante la sua fede calcistica lo leghi al Milan, essendo un professionista non rinuncerebbe ad un’occasione con i nerazzurri.
In questo momento alla Pinetina sembrano aver trovato un equilibrio, grazie al gran lavoro di Stefano Pioli, che è riuscito ad inanellare 4 vittorie consecutive. Aggiungendo a questo, anche il contratto che lo lega ai nerazzurri fino al 2018, l’idea di Donadoni sembra essere alquanto improbabile.
Risultati troppo discontinui
La carriera dell’allenatore nato a Cisano Bergamasco, è stata caratterizzata da una discontinuità di risultati. Dopo le stagioni positive con il Livorno, che lo hanno consacrato in Serie A, e l’esperienza non esaltante da CT della Nazionale, negli anni successivi non è mai riuscito a convincere pienamente.
L’esonero con il Napoli nel 2010 è stato probabilmente il punto più basso della sua carriera, e dopo la parentesi con il Cagliari, con il quale si è salvato, il Parma sembrava potesse essere la società giusta per rilanciarsi. Tuttavia dopo il sesto posto del 2014, miglior piazzamento mai ottenuto da Donadoni, l’anno successivo, anche a causa dei gravi problemi finanziari della società, è stato disastroso: ultimo posto con solo 6 vittorie su 38 giornate.
Al Bologna attualmente ha una media punti sufficiente per tenersi lontano dalla “zona calda” ma, numeri alla mano, gli emiliani non hanno grande continuità. In più, se solitamente si dice che la salvezza è a quota 40 punti, quest’anno, visti i risultati delle ultime tre del tabellone, potrebbero bastarne 30. Quindi dato lo scarso livello della lotta salvezza, i demeriti di Pescara, Crotone e Palermo esaltano inevitabilmente le poche qualità delle altre squadre.
A prescindere da tutto, in questo momento l’Inter ha bisogno di tutto tranne che di un allenatore. La continuità che la dirigenza cercava sembra esser stata trovata, e Donadoni deve ancora dimostrare di avere le capacità giuste per gestire un gruppo che lotta per risultati importanti.
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