“L’attacco fa vendere i biglietti, la difesa fa vincere le partite”: questa famosa citazione, attribuita a John Madden nel campo del football americano, si dimostra essere da sempre applicabile anche al calcio. Soprattutto in Italia, in cui un’ottima fase difensiva è indispensabile per sperare di poter competere fino alla fine per traguardi importanti. Intendere difesa come il solo reparto difensivo è però limitante e, in un certo senso, sbagliato: l’atteggiamento in campo della squadra è determinante, come dimostra la storia recente del campionato italiano. Tutti decantano le lodi della BBC (Barzagli, Bonucci, Chiellini), la retroguardia bianconera pentacampione d’Italia, dimenticandosi spesso però che tutti e tre vestivano la maglia bianconera anche durante l’annus horribilis del settimo posto con Delneri in panchina. Il supporto del centrocampo è fondamentale tanto quanto avere degli ottimi interpreti a difesa della propria porta.
L’Inter di Stefano Pioli ha finora dimostrato alti e bassi dal punto di vista del gioco difensivo. Tre clean sheet nelle ultime tre giornate non possono far dimenticare i tre goal subiti contro il Napoli oppure le due reti incassate nella vittoria contro la Fiorentina. In generale, la retroguardia nerazzurra appare sempre in potenziale difficoltà contro gli attacchi avversari e il motivo è da ricercare parzialmente nell’atteggiamento di squadra e dei suoi interpreti: un centrocampo con Banega, Brozovic e Kondogbia ( per parlare dell’ultima formazione schierata) è senza dubbio votato alla costruzione offensiva, con il solo centrocampista francese deputato a compiti di interdizione pura. Nel primo tempo contro la Lazio i nerazzurri hanno rischiato più volte di finire sotto nel punteggio ed il tre a zero finale è figlio soprattutto del secondo tempo e dei due goal in rapida successione che hanno spianato la strada per la vittoria finale. Il dilemma che accompagna il tecnico italiano in questa sua esperienza all’Inter riguarda soprattutto il modulo da adottare: difesa a tre o difesa a quattro? La presenza di un giocatore come Cristian Ansaldi permette di cambiare agevolmente il sistema di gioco anche a partita in corso, adattando Danilo D’Ambrosio come terzo centrale. La coppia più utilizzata al centro della difesa è quella composta da Miranda e Jeison Murillo, ma il colombiano ha mostrato luci ed ombre nella sua esperienza nerazzurra. Dotato di grande velocità e di forza fisica, il giovane difensore (classe 1992) ha bisogno di lavorare molto sull’aspetto mentale del suo gioco, con una concentrazione non sempre all’altezza del compito richiesto. L’esperto difensore brasiliano spesso sopperisce alle mancanze del suo compagno di reparto grazie alla sua capacità di anticipare la lettura del gioco avversario, ma la dirigenza nerazzurra ha individuato nella difesa il reparto da rinforzare al più presto. Non potendo cambiare da un giorno all’altro l’atteggiamento in campo, è più facile cambiare gli interpreti nella speranza di dare una svolta. Tre i nomi sul taccuino del direttore sportivo Piero Ausilio: Stefan De Vrij, Kostas Manolas e Francesco Acerbi. Profili diversi che vanno analizzati singolarmente per valutare quale potrebbe essere più utile alla causa nerazzurra.
Stefan De Vrij, dopo un infortunio che lo ha costretto a saltare la scorsa stagione, è ritornato tra i protagonisti del nostro campionato a suon di ottime prestazioni. Arrivato alla Lazio nel 2014 dal Feyenoord per soli 7 milioni, il centrale olandese si è da subito imposto come uno dei migliori difensori della Serie A attirando le attenzioni dei maggiori club europei. Difensore elegante palla al piede e capace di guidare la linea difensiva, è dotato di un buon lancio lungo e, in generale, di buone doti anche in fase di costruzione del gioco. Bravo negli interventi in scivolata, non dimostra particolari cali di concentrazione e si dimostra essere sempre più un difensore affidabile e di prospettiva, visti i soli 24 anni. Per strapparlo dalle braccia di Claudio Lotito serviranno però oltre 30 milioni di euro: la Lazio, si sa, è una bottega carissima.
Kostas Manolas è croce e delizia per Luciano Spalletti. Un difensore dagli straripanti mezzi fisici e atletici, capace di tenere in uno contro uno tutti gli attaccanti della Serie A grazie ad uno scatto e ad una velocità che gli permettono recuperi impensabili per altri difensori. Eppure è possibile evidenziale qualche lacuna nel suo gioco: la fiducia nei suoi mezzi lo porta qualche volta fuori posizione, condizionando il rendimento dell’intera difesa. Inoltre ha dimostrato di dare il meglio di sè quando non gli viene affidata la guida dell’intera linea difensiva, peccando forse nelle letture preventive indispensabili per un difensore troppo attratto dalla palla. Difetti sicuramente correggibili vista l’età (25 anni). A Roma è riuscito a non far rimpiangere la partenza di Mehdi Benatia: i tifosi però sperano di non dover sacrificare l’ennesimo giocatore sull’altare del bilancio.
L’ultimo profilo rappresenta sicuramente il più esperto e, probabilmente, il più economico per le casse nerazzurre. Francesco Acerbi è riuscito a rilanciarsi con la maglia del Sassuolo dopo la sua esperienza fallimentare al Milan: con i suoi 28 anni è senza dubbio il difensore più affidabile e abituato alla Serie A rispetto ai suoi due colleghi di reparto. La sua altezza (192 centimetri) gli permette di dominare sulle palle alte sia in fase difensiva sia in fase offensiva, come testimoniato dai sette goal realizzati nelle ultime due stagioni. Bravo nelle letture difensive e nell’anticipo, il difensore italiano costruisce bene il gioco partendo dalla difesa e si dimostra dunque un regista arretrato di primo livello. Atleticamente non è ai livelli di Manolas e De Vrij e questo gli impedisce di essere altrettanto efficace nella difesa lontano dalla porta, ma compensa con l’esperienza a questa piccola mancanza.
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