Milan, ora spazio alle “rivoluzioni” societarie e non

Milan gol

La finale di Coppa Italia ha dato modo di pensare al motivo per cui il Milan non abbia avuto lo stesso atteggiamento mentale tenuto contro la Juventus negli ultimi mesi: non è sicuramente semplice stare in una piazza come Milano, la cui curva da anni è in aperta polemica con la dirigenza, tacciata di perseguire solo ed unicamente i propri interessi e non quelli dei tifosi; ma è anche vero che nella partita che poteva dare un colpo di spugna ideale ad una stagione pressoché fallimentare la squadra ha dato dimostrazione di riuscire a mettere alle corde la neo campionessa d’Italia, con il pressing sul portatore di palla e ripartenze fulminee. Ma tutto questo è stato reso possibile anche dal contemporaneo utilizzo di Bonaventura e Montolivo, che negli ultimi due mesi erano stati alternativamente assenti per motivi fisici, dalla presenza per almeno una quarantina di minuti di Niang, assente da fine febbraio, causa incidente automobilistico, e dalla freschezza atletica di Calabria e De Sciglio, una vera spina nel fianco sulle fasce bianconere.

Il Milan dovrebbe appunto ripartire da questi giocatori, unitamente a Donnarumma, che ricordiamo ha appena 17 anni, per poter contare finalmente su un nucleo di base in modo da poter ricostruire la squadra. Certamente il cambio di allenatore non si è rivelato vincente, anzi al contrario ha lasciato strascichi indelebili, tenendo conto anche del fatto che tra conferme e smentite a tutt’oggi non si sa ancora come e quando cambierà l’assetto societario.

L’unica certezza in questo momento è che Brocchi è destinato a tornare a fare il tecnico della Primavera, mentre si apre ufficialmente il toto allenatore sulla panchina del Milan per l’anno prossimo, il terzo consecutivo senza Coppe per la squadra più titolata d’Italia è davvero troppo.

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