#Approfondimento – Alberto Malesani, la scomparsa di un vincente

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In molti si saranno chiesti che fine ha fatto Alberto Malesani? Uno degli allenatori più quotati, energici ed ammirati nel nostro bel paese ed in tutta Europa. Che fine ha fatto l’ultimo allenatore italiano a trionfare in Coppa UEFA, poi diventata Europa League? La risposta sembra essere molto particolare… Dopo la tanto breve quanto improduttiva esperienza di un mese sulla panchina del Sassuolo nel 2014, il tecnico veneto è totalmente scomparso dai radar dei club italiani e ha deciso di, per sopperire alla mancanza del rettangolo verde, intraprendere una carriera da viticoltore, o meglio, da semplice amante del vino, andando come ospite d’eccellenza a centinaia di fiere ed eventi sui vini nostrani in tutto il paese.

Facciamo un bel passo indietro e torniamo alla tiepida sera di Mosca di un lontano 12 maggio 1999 quando Alberto Malesani sollevava al cielo la Coppa UEFA con Nestor Sensini, capitano del suo Parma, dopo una finale vinta e stravinta, battendo per 3-0 il Marsiglia di Blanc e Pirès.
Il tecnico veneto allora aveva una rosa di tutta eccellenza, vantava giocatori tecnici, giovani, rabbiosi e di sicuro talentuoso, in più, era riuscito a trovare un modulo adatto a loro, il 3-4-1-2, e una stimolazione continua, capace di fargli vincere quella finale. E bene si, il Parma era una delle squadre più forti d’Italia, nella stagione del trionfo europeo, 1998-1999, gli emiliani avevano raccolto un modesto 4° posto in campionato, radunando tutte le forze per l’allora Coppa UEFA che da anni era ormai diventata italiana grazie alle molteplici vittorie, oltre dei parmensi, dell’Inter e della Juventus.
Malesani era riuscito ad unire in una squadra un mix letale di tecnica (tantissima) e rabbia agonistica, capace di mettere in difficoltà qualsiasi squadra: in porta vi era un giovanissimo Gianluigi Buffon, la difesa granitica era composta dal terzetto Thuram-Cannavaro-Sensini, il centrocampo di qualità e muscoli vedeva il quartetto Boghossian-D.Baggio-Vanoli-Fuser, davanti alle due punte vi era l’argentino Juan Sebastian Veron che, appunto supportava Enrico Chiesa e sua maestà Hernan Crespo. Insomma, un undici titolare di tutto rispetto.

Poi però, nella stagione seguente, qualcosa andò storto, Malesani non riuscì a vincere lo scudetto in campionato, mancando quindi l’obiettivo che la dirigenza emiliana aveva prefissato e il rapporto con tutta la città, in particolare con la tifoseria, iniziò a logorarsi, concludendosi nell’annata 2000-2001 con l’esonero.
Da questo triste punto inizia la parabola discendente di mister Malesani; l’approdo all’Hellas Verona, terminato, dopo due annate, con la retrocessione in serie cadetta degli scaligeri, per poi continuare con l’esonero subito a Modena, che al tempo militava in Serie A, per poi dirigere per due stagioni i greci del Panathinaikos, senza però mai vincere nulla. Dal 2006 al 2014 il tecnico veneto ha solamente girato in squadre di Serie A ottenendo solamente posti di medio classifica o, purtroppo, esoneri.
Malesani ha spesso dichiarato nelle sue interviste che il calcio italiano ormai è malato, se una squadra non gira per mancanza di giocatori  o voglia degli stessi, i dirigenti, per avere la coscienza pulita, se la prendono subito con gli allenatori esonerandoli ingiustamente, e sinceramente il tecnico ha avuto ragione, diversi e molteplici sono stati i casi in cui è accaduto un tale “misfatto” dirigenziale, per ultimo, in ordine cronologico, la scelta di esonerare Castori a Carpi, facendolo sostituire per sole 4 giornate da Giuseppe Sannino, poi esonerato al seguito e richiamato Castori.

Nessuna squadra ingarbugliata nella lotta per la salvezza o semplicemente di centro classifica ha sempre dovuto scegliere allenatori sconosciuti o non validi, scartando sempre l’ipotesi che riconduceva ad Alberto Malesani… ma per quale motivo? Sicuramente in moltissimi scordano chi realmente è questo tecnico, l’ultimo allenatore italiano vincere la Coppa UEFA. Un minimo di riconoscimento se lo merita.

 

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