Milan, Mihajlovic: “Qui non c’è confusione, ognuno ha la sua personalità ed il suo carattere”

img1024-700_dettaglio2_Sinisa-Mihajlovic-Milan-Reuters

E’ un Mihajlovic al solito pimpante e determinato quello che si presenta ai microfoni in sala stampa a Milanello per la consueta chiacchierata di presentazione del match, nello specifico Atalanta Milan di domani pomeriggio. Queste le fasi salienti della conferenza stampa, si inizia con la domanda di rito per la partita in programma: ” In Italia non esistono partite facili, dobbiamo incontrare anche squadre che lottano per non retrocedere. Conteranno molto le motivazioni, ma come ho già detto in altre occasioni le dobbiamo avere anche noi, anche per arrivare nel modo migliore alla finale di coppa Italia. Non possiamo pensare di arrivarci bene se non facciamo bene nelle ultime partite di campionato“. Quindi si passa a parlare di altri argomenti: “Penso che anche oggi il Milan è la squadra che schiera più italiani, ogni partita ne schieriamo almeno 6 o 7. Altre squadre non ne schierano nemmeno uno. Ci vuole tempo per un progetto del genere, uno come Locatelli può stare nel Milan, ma gli serve tempo. Per vincere bisogna programmare e dare tempo a tutti. Io divido i giocatori in bravi e non bravi, non in italiani e stranieri“. Per quanto riguarda la formazione: “Dobbiamo aspettare l’ultimo allenamento e vedere come sta Honda: ha preso una botta al piede destro in nazionale, ma tanto il destro non gli serve ( ride, ndr)”. E sul modulo da adottare: “Non c’è un modulo che ti fa vincere tutte le partite. La scelta del modulo dipende dai giocatori che hai a disposizione e dalla loro condizione. Io nella mia carriera ho provato tutti i moduli, solo una volta ho usato la difesa a tre, ma sono d’accordo con il presidente che quella a 4 è meglio. Il modulo può essere cambiato anche a partita in corso. Al Milan non c’è confusione, le parole del presidente non si commentano mai. In piazze come quella del Milan ci sono molte pressioni, ci si aspetta di più rispetto alle squadre piccole. Non so cosa intendesse Di Francesco.

Leave a Reply