#InPanchina – Silvio Berlusconi

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Cosa ci fa il nome di Silvio Berlusconi in una rubrica dedicata alla carriera degli allenatori?

E’ apparsa in questi giorni un’indiscrezione secondo cui Sinisa Mihajlovic avrebbe deciso, autonomamente, di lasciare la panchina del Milan a fine stagione. Il motivo sarebbe il continuo contrasto con il Presidente riguardante anche aspetti prettamente tattici. D’altronde, si sa: da 30 anni il Cavaliere è il primo allenatore del Milan. E chiunque non sposi la sua visione del calcio non è destinato a lunga vita sulla panchina rossonera.

La storia parte nel 1963. Berlusconi ha 27 anni, fonda l’Edilnord e diventa presidente della società calcistica Torrescalla-Edilnord. Ma il ruolo di presidente gli sta stretto e decide, dunque, di “scendere in campo” in prima persona e assumere la guida tecnica della squadra (allontanando dal ruolo tale Marcello Dell’Utri). Il giovane imprenditore odia il giuoco difensivo: la sua squadra deve imporre il proprio gioco, senza attendere gli avversari, sia in casa che in trasferta. Quattro difensori, tre centrocampisti, due ali e un attaccante: un gioco offensivo basato su passaggi corti e pressing alto. I risultati sono di buon livello: l’Edilnord vince i campionati milanesi allievi, juniores B e terza categoria. Nel 1967 è anche l’unica squadra giovanile milanese a punteggio pieno. “Eravamo come il Barcellona” ha rivendicato il Cavaliere negli anni.

Il racconto va preso così com’è, avvolto dal mistero e dal romanzo calcistico. Tuttavia proprio quell’esperienza alla guida di una squadra dilettantesca ha portato Berlusconi a scontrarsi negli anni con tutti i suoi allenatori. Il primo a farne le spese fu nientemeno che Nils Liedholm. Figlio di un calcio ritenuto vecchio e catenacciaro, fu allontanato dopo pochi mesi di presidenza Berlusconi. “Sì, è molto bravo, capisce di calcio. E’ stato allenatore dell’Edilnord“: questo il commento, tra il serio e il faceto, dell’allenatore svedese. D’altronde lo stesso interessato ha sempre sostenuto di avere competenze calcistiche che non passavano dal portafoglio. Dopo Liedholm è il turno di Arrigo Sacchi e Fabio Capello, tecnici con cui Berlusconi è sempre andato d’accordo (anche grazie ai numerosi successi ottenuti in quegli anni) prendendosi anche qualche merito in più del dovuto.

Nonostante lo scudetto ottenuto a sorpresa nel 1999, l’amore tra il Presidente e Alberto Zaccheroni non è invece mai sbocciato. La difesa a tre non era contemplata nei piani di gioco del patron rossonero, mentre dichiarava pubblicamente in pubblico che l’idea di mettere Boban trequartista fosse di sua proprietà. A precisa domanda, uno stizzito Zaccheroni rispondeva “Non ricordo sia andata così

Sulla panchina rossonera arriva dunque Carlo Ancelotti, in un rapporto di amore odio: amore per gli straordinari risultati ottenuti sul campo, odio per le continue frecciatine presidenziali sui moduli. Il cosiddetto “albero di Natale” (4-3-2-1) non rispettava, infatti, le richieste: “Vista la storia che abbiamo alle spalle e le nostre ambizioni, il tecnico del Milan deve giocare sempre con almeno due punte. Non è una richiesta, è un obbligo“. Questo il diktat presidenziale, ma i risultati erano decisamente dalla parte del tecnico italiano, ottenuti attraverso il “bel giuoco” richiesto dal Presidente.

Il resto è storia recente. Leonardo abbandonò la panchina rossonera proprio a causa delle continue critiche provenienti dalla dirigenza. Eppure giocava con due punte.Se fossi stato io l’allenatore, avremmo vinto lo scudetto con 5-6 punti di vantaggio“.

Stessa sorte è toccata a Massimiliano Allegri, continuamente “punzecchiato” da Berlusconi per la qualità del gioco espressa dalla squadra. Prima del match in Champions League contro il Barcellona si arrivò addirittura a dettare un’ipotetica formazione: due punte e Messi marcato a uomo.

Durante la scorsa stagione è diventato virale il video di una visita del Presidente all’interno dello spogliatoio del Milan in cui lo stesso invitava i giocatori ad “Attaccare“: Inzaghi rimane sbalordito prima di unirsi a sua volta al coro.

Adesso è il turno di Mhajlovic. Presiente, l’età avanza: questa potrebbe essere la sua ultima occasione di sedersi in panchina. Scenda in campo, come negli anni ’60 alla Torrescalla-Edilnord. Passaggi corti, non più di quattro metri, perchè quando la palla si alza ci sono molte più possibilità di perderla. Due punte più il trequartista.La avviso: non sarà facile fare il bel giuoco con Montolivo, Kucka e Balotelli

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