Il silenzio assordante dei vertici dirigenziali

Incontro programmatico tra Galliani e Barbara Berlusconi in casa Milan

Il KO dello Stadium di sabato scorso non ha fatto altro che alimentare voci che rendono la panchina di Sinisa Mihajlovoic alquanto scomoda per potercisi sedere e programmare il futuro con calma.

Per carità, allo Stadium si può anche perdere. Ma non come è successo sabato. Contro una Juve che proponeva il turnover, criticata dai più, il Milan non si è mai reso pericoloso e l’unica conclusone nello specchio della porta di Buffon si è visto solo allo scadere. Il silenzio del post partita scelto da Galliani e Berlusconi non fa bene a una squadra che ha bisogno di essere spronata per rendere al meglio. È anche vero che i panni sporchi si lavano in casa, ma i tifosi rossoneri si aspettavano qualche dichiarazione in più rispetto al semplice “chi vince parla, chi perde sta zitto”.

Forse, dopo anni di nulla cosmico, Galliani&Co si aspettavano qualche punto in più dopo aver speso circa 90 milioni di Euro nello scorso mercato estivo. Ma si sa, non bastano i soldi per fare una squadra vincente. Bisogna dare tempo ai nuovi arrivati, allenatore e giocatori, per poter entrare nell’ottica Milan. La storia calcistica è piena di squadre che hanno impiegato del tempo prima di imporsi ai vertici. Come a esempio la Juve del post Calciopoli e la prima Roma americana (tra l’altro la formazione giallorossa ancora non ha vinto titoli).

Il progetto tanto sbandierato gli anni passati (un Milan giovane e italiano), solo in questa stagione sta prendendo forma. Negli ultimi anni, invece, molti giocatori sono stati allontanati da Milanello portandosi dietro il pesante fardello di non essere da Milan, per poi imporsi ad alti livelli appena abbandonata la casacca a strisce rossonere, un esempio su tutti Saponara.

Sinisa ha il merito di aver fatto debuttare molti giovani di prospettiva come Donnarumma, Calabria ed Ely. Puntando forte su Niang e Romagnoli, affidando il centrocampo a Bonaventura e Bertolacci. Tutti giocatori giovani che hanno dimostrato di saper giocare a calcio e solo una crescita step-by-step potrà consacrarli a livello mondiale. Quello che manca è la grinta e la voglia di prevalere sull’avversario che ha contraddistinto i Milan vincenti, da Capello ad Ancelotti, passando per Sacchi e, perchè no, Allegri.

In questo caso, Sinisa, dovrebbe indossare i panni di Carlo D’Azeglio, guardare negli occhi Galliani e Berluconi e affermare: “Abbiamo fatto il Milan, ora dobbiamo fare i milanisti” e, aggiungo, ci vuole del tempo

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