American oxygen: gli U.S.A. vinceranno i Mondiali del 2022

U.S. soccer team 1916

Le vittorie nascono da innovazioni. I campioni dalla mescolanza. Nel giro di dieci anni gli Stati Uniti saranno la selezione più forte al mondo.
L’unione di vari generi crea dei successi in ogni ambito. Nello sport questa massima è addirittura portata all’eccesso. Negli sport di squadra in particolare. Il calcio è una materia estremamente acerba, è nata nella seconda metà del 1800. E’ divenuta internazionale solo intorno al 1905. Ovviamente i fondamentalismi dei popoli che hanno reso grande il football (inglesi, italiani, olandesi, spagnoli) vigono tuttora. Ma le idee vanno amalgamate al talento e al corpo dell’atleta. Perché, ad esempio, il Brasile ha vinto cinque mondiali ed è considerato il Paese con la nazionale più forte? A San Paolo e Rio De Janeiro, vere madri del futbol sudamericano, i palloni furono portati dagli inglesi, dai portoghesi e dagli italiani. Le prime tournée dei club europei in quella terra offrirono spunti importantissimi a livello tattico. Primo su tutti l’intervento del Torino, successivo a quello della Pro Vercelli nei primi anni del 1900. Dopo gli anni ’30 iniziarono a giocare anche uomini appartenenti non solo a ranghi borghesi, quindi non solo bianchi. Subentrarono i neri, i mulatti, i figli di padri tedeschi e madri brasiliane (Arthur Friedenreich su tutti), i nativi. Lì iniziò l’evoluzione. E di conseguenza l’egemonia. Una prova sono i club moderni, sempre più colmi di stranieri. Si cerca la varietà, la mescolanza. Il successo. Fra il 1994 ed il 2002 hanno vinto due nazionali miste (due volte il Brasile, una volta la Francia), composte da calciatori con origini differenti. Fra il 2006 ed il 2010 (Italia e Spagna) c’è stato un ritorno alle ideologie tattiche incastonate in 100 anni di football, giustificate dall’espansione e della standardizzazione del modo di giocare, derivante dall’innesto definitivo delle televisioni in tutto il mondo. Un movimento calcistico ha bisogno di tempo per assorbire e crescere. La Germania, paese sempre più variopinto, ha vinto in Brasile con Boateng (origini ghanesi), Klose (origini polacche) ed Özil (origine turca). La miglior selezione emergente è, senza ombra di incertezza, il Belgio, il cui capitano è Kompany, origini congolesi. Probabilmente vinceranno gli europei francesi del 2016.
Parlando di calcio, gli Stati Uniti sono un paese molto giovane. Il loro campionato si illumina di giocatori europei a fine carriera, si accontentano ancora di questo. Durante i Mondiali del 2014, tuttavia, si è notata una svolta epocale: gli americani iniziano all’unisono a seguire la nazionale, il calcio. Nel giro di un paio d’anni il soccer diventerà il terzo sport più praticato, dopo il basket ed il football americano. Questi ultimi sono sport esclusivi, perché se non sei alto (nel primo caso) o robusto (nel secondo) non hai un futuro. Il calcio è la pratica più universale che ci sia. E gli Stati Uniti sono una nazione straordinariamente propensa all’integrazione, così come lo erano gli antichi romani. Il paragone non è casuale. Gli U.S.A. sono la terza nazione per numero di abitanti. Il 77% sono bianchi, all’interno dei quali si distinguono ispanici e latini, il 12,9% afroamericani, il 4,6% asiatici, e l’1% di origine amerindia. La mescolanza, col tempo, li porterà a vincere. Jürgen Klinsmann, commissario tecnico attuale, è una figura molto importante. E’ un tedesco tradizionalista, un’eccellente base su cui strutturare un progresso di idee. Nei sette anni che mancano al Mondiale che si giocherà in Qatar, gli Stati Uniti avranno modo di fondere i propri infiniti mezzi. Li tradurranno in vittorie nel giro di un decennio. D’altronde, historia magistra calcis. Il loro iter è già avviato, negli ultimi 24 anni si sono sempre qualificati per la fase a gironi. Dal 2011 ad oggi, su 53 partite disputate ne hanno vinte 31 e perse 13. E’ solo questione di tempo, e poi scenderà in campo l’american oxygen.

@ftabelli

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