Historia magistra calcis: etimologia ed origine dell’Atalanta

Atalanta_1913-14

Io da ragazzo ero a Bergamo prima di aver mai sentito il tuo nome“: Hemingway. Ruvido romantico. Amò Bergamo di passaggio, durante la Grande Guerra. Vi tornò nel 1948 con la sua quarta moglie, la giornalista Mary Welsh. Hemingway amava l’Italia, Genova e Bergamo in particolare. Evidentemente ha qualcosa di affascinante. Un fascino muto, compresso dalla prepotenza delle più grandi città lombarde.
Bergamo ha una squadra principale, l’Atalanta. Ma non è stata la prima. Nel 1903, infatti, degli emigranti svizzeri fondarono il Bergamo Football Club, svago di pochi che durerà una decina d’anni nei campionati regionali. A contrastare questa supremazia cittadina, nasce il 17 ottobre del 1907 la Società Bergamasca di Ginnastica e Sports Atletici Atalanta. Il nome verrà cambiato nel febbraio del 1920 nel definitivo Atalanta Bergamasca Calcio. A fondarla sono Eugenio Urio, Giulio e Ferruccio Amati, Alessandro Forlini e Giovanni Roberti, studenti liceali. La società, tuttavia, non viene riconosciuta dalla Federazione; sarà solo nel maggio del 1914, mese dell’inaugurazione dello stadio (1000 posti a sedere) in via Maglio del Lotto, a ridosso della ferrovia, che la FIGC ne ufficializza l’esistenza. In quei sette anni di limbo, l’Atalanta disputa alcune amichevoli. La maglia era a strisce bianche e nere. I colori cambieranno in nero ed azzurro nel 1920 in seguito ad un’assemblea.
Il nome: Atalanta. Straordinario, fuori dalla consuetudine. Deriva da un mito greco che a noi è giunto grazie a quanto racconta Ovidio nel decimo libro delle Metamorfosi. Atalanta era la figlia di Iaso, re dell’Arcadia, celebre regione del Peloponneso. Egli, tuttavia, desiderava un maschio, sia per motivi dinastici che per questioni di onore. Infuriato e deluso, la abbandona sul monte Pelio, nel sud est della Tessaglia. Questa montagna, pregna di foreste e vegetazione rigogliosa, era la terra di origine di Chirone il centauro, tutore di numerosi eroi. Atalanta viene trovata da un’orsa, che la alleva e la cresce. Ciò influisce sulla bambina, al quale vengono conferite le abilità nella caccia e nella corsa. La leggenda vuole che fosse più veloce dei centauri stessi. Divenuta donna, il padre la riconosce e le impone di trovare marito. Atalanta si oppone. La via di mezzo consiste in un compromesso: chiunque risulterà essere più veloce di lei, la avrà in sposa. Partecipano in molti, tutti perdono e, indegni, vengono uccisi. Ippomene, giovane di bell’aspetto follemente innamorato di lei, prima di gareggiare chiede aiuto ad Afrodite, dea dell’amore e della bellezza. La dea (nome con cui viene tuttora denominata la squadra bergamasca) gli consegna tre mele d’oro. Ippomene non dovrà far altro che gettarle a terra, in modo tale da distrarre Atalanta. Obbedisce e vince la corsa. Atalanta, di conseguenza, gli concede la sua verginità e la sua mano.
Lo stemma della società, non a caso, rappresenta il volto della principessa di profilo su uno sfondo nerazzurro.
Bergamo, la letteratura e l’Atalanta. Meno male che il calcio è solo un gioco infimo.

@ftabelli

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