Quarto potere, il genitore (dell’opinione pubblica) è il mestiere più difficile: Milan e Lazio

Origine della disuguaglianza

Spieghiamo il titolo prima che parta il criticismo alla Barbara D’Urso: con quarto potere viene indicato il giornalismo, e Milan e Lazio non sono prese di mira. Sono solo i soggetti principali di questo editoriale.

Il servilismo in ambito calcistico è evidente: televisioni e giornali non parlano degli avvenimenti più importanti, né delle notizie maggiormente eclatanti. Le redazioni sono affiliate ad una gerarchia familiare. Napoleonica. Solo che mister Napoleone conquistò sia Roma che l’Elba. E allora che si parlasse senza filtri né tirando le mani avanti. Il giornalista sportivo moderno inneggia alla meritocrazia sul terreno di gioco, ma ogni madre ad ogni figlio ha detto di giudicare prima sé e poi gli altri.

I primi cronisti e commentatori facevano la storia, la scrivevano. Si prenda Gianni Brera: inventò le parole contropiede, centrocampista, goleador; e senza di lui probabilmente non ci ricorderemmo di Herrera o Armando Picchi. Adesso, invece, vi è un crogiolo di potenziali politici, oratori ed artisti di una retorica che conoscono solo loro. E sono accusatori ed elogiatori con estremo perbenismo: nel primo caso, lo sono per motivi politici ed istituzionali, altrimenti lo sono in maniera moderata e costruttiva; nel secondo otteniamo un flusso di concettosi racconti. Lo stilnovo calcistico. Peccato che viga solo per le squadre comode.

Esempio: il Milan. E’ un anno che l’opinione pubblica, definitivamente influenzata e mossa dal quarto potere, se la prende con Adriano Galliani, col valore dei giocatori acquistati, e con Berlusconi, perché non manda via Galliani. Ora, tanto per godere della nostra modestia, andremo ad analizzare l’undici titolare rossonero, traendo le dovute conclusioni. In porta abbiamo tale Diego Lopez, 33 anni, ex portiere titolare di Siviglia e Real Madrid; da quelle parti lo ricordano come colui che ha tolto il posto a Casillas, capitano dei blancos e della Spagna campione d’Europa. Come terzino destro abbiamo Ignazio Abate, classe 1986 che conta 22 presenze in nazionale. I due centrali sono Paletta e Rami, dove il primo è stato appena un anno fa uno dei tesori del miracolo Parma, ed il secondo un classe 1985, ex titolare del Valencia, che è sceso in campo per 26 volte con la Francia. A sinistra troviamo Antonelli, fino a due mesi fa era il capitano del Genoa e lo volevano Juventus, Napoli ed Inter; gioca fisso col c.t. Conte. A centrocampo abbiamo Giacomo Bonaventura, 25 anni, è costato 7 milioni: il Milan lo ha strappato a Napoli e Sassuolo che se lo contendevano; con l’Atalanta ha giocato 135 partite. In mediana c’é De Jong, 5 anni fa il Manchester City spendeva 18 milioni di sterline per averlo e farlo giocare al fianco di Yaya Touré e Barry, non gli ultimi arrivati; è un punto fisso dell’Olanda, ed ha ottenuto, in 81 presenze, due terzi posti mondiali. Proseguendo si legge il nome di Riccardo Montolivo, 30 anni, 352 partite alle spalle in Serie A. Era il capitano della Fiorentina di Prandelli che arrivò in Champions League. Il tridente è composto in primis da Jeremy Menez, 16 gol e 7 assist in campionato; a Roma, prima che il PSG pagò 8 milioni per averlo, lo chiamavano Houdini. Come centravanti gioca Mattia Destro, classe 1991, elogiato fino a pochi mesi fa poiché aveva la media realizzativa migliore d’Europa. A completare l’undici troviamo Alessio Cerci, il vero fuoriclasse del meraviglioso Torino della scorsa stagione, acquistato la scorsa estate dall’Atletico campione di Spagna per 15 milioni di euro.
Ora, a me la rosa non sembra poi così scarsa. L’italiano medio potrebbe obiettare sull’età della squadra, troppo anziana: la media è di 28 anni, in medio fra l’acerbità e la maturità decadente. Sempre questo italiano medio criticherebbe la mancanza di italiani: solo 4 giocatori su 11 sono stranieri. Passando a livelli bassi ma poco più alti, un giornalista analizzerebbe il passato di questi giocatori, è probabile che si sentano appagati: mettendo insieme i trofei vinti da tutti i titolari raggiungiamo il numero 16, il che vuol dire che ogni calciatore ha vinto in media poco più di mezzo torneo a testa. Tevez ha vinto 18 trofei in due continenti diversi e non mi sembra né stanco né soddisfatto. Che il problema sia la guida tecnica? Ma no, il guardiolismo, ovvero il voler prendere allenatori direttamente dalle proprie giovanili, ha offuscato le valutazioni generali. Il valore totale della rosa della Fiorentina è di 174 milioni, quello del Milan è di 210. Credo siano i due tecnici ad avere un valore specifico differente, calcolando che, fra l’altro, i viola disputano (alla grande) l’Europa League.
Veniamo ora alla pochezza dei media italiani: pretendo di vedere almeno due titoli a settimana, da qui a fine stagione, che parlino della Lazio. E’ seconda in campionato ed è in finale di Coppa Italia. Ha il miglior attacco della Serie A (58 reti) ed ha una media di quasi 2 punti a partita. Perché non dovremmo parlarne più del Napoli, dell’Inter, della Roma? Per i tifosi che la seguono? Il 3,2% degli italiani tifa Lazio, più di Fiorentina, Torino e Palermo. Ma in pochi ne parlano abbondantemente. Fosse perché le due pay TV che trasmettono la Serie A hanno nei loro consigli di amministrazione esponenti di squadre a striscie? O forse perché Lotito è un personaggio scomodo da trasmettere al popolo come un buon presidente? Ah, allora è tutta un’altra storia. D’altronde, si sa, il genitore (dell’opinione pubblica) è il mestiere più difficile.
@ftabelli

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