Polvere di stelle. Il capitano triste: Agostino Di Bartolomei

La rubrica Polvere di Stelle, alla scoperta dei campioni del nostro calcio. Ogni venerdì, solo su RadioGoal.it
Buongiorno… Eccoci qua con il nuovo editoriale settimanale “POLVERE DI STELLE“, ogni Venerdì vi farò compagnia facendovi ricordare o scoprire calciatori che hanno lasciato un’impronta importante nel mondo del calcio, delle vere e proprie leggende calcistiche.
Agostino Di Bartolomei è il primo protagonista di "Polvere di Stelle", la nuova rubrica targata RadioGoal.it

Agostino Di Bartolomei è il primo protagonista di “Polvere di Stelle”, la nuova rubrica targata RadioGoal24.it

Oggi nel primo episodio vi parlerò di uno dei calciatori che ha reso la Roma grande, stiamo parlando dello storico Capitano, Agostino di Bartolomei. Agostino di Bartolomei, detto anche “Ago o Diba“, nasce a Roma l’8 aprile 1955. Inizia a prendere confidenza con il pallone all’oratorio “San Filippo Neri” nel suo quartiere, a Tor Marancia, poi successivamente passa all’OMI, squadra satellite della Roma. Nel 1968 il Milan si accorge di “Ago” appena tredicenne, ma il ragazzo è davvero troppo giovane per lasciare i suoi affetti: famiglia, casa ed amici (chissà, forse l’approdo al Milan era nel suo destino). Scelta giusta perché anche alla Roma non passa inosservato, e nel 1970 fa l’approdo nelle giovanili della squadra giallorossa. Qui “Ago” inizia a dimostrare a tutti le sue capacità tecniche superiori, a dir poco, ai suoi compagni, sia nel ruolo di centrocampista che in quello di libero, qui vince a soli 17 anni 2 campionati primavera (1972/73 e 1973/74). Le stagioni tra i giovani giallorossi non passano inosservate manco ai piani alti, e arriva la chiamata tanto attesa in prima squadra da parte dell’allenatore Manlio Scompigno, che lo fa esordire il 22 aprile 1973, contro la grande Inter di Mazzola, Boninsegna e Corso. “Diba” a fine partita risulta uno dei migliori in campo, per questo viene promosso con larga approvazione in prima squadra, ed alla prima partita della stagione 1973/74 “boom-diba” realizza il suo primo goal in Serie A, contro il Bologna, goal pesante che vale 3 punti.

Ma la stagione 1973/74 e la stagione successiva sono stagioni non facili per “Diba”, perché il talento c’ è, ma manca ancora la piena fiducia e la paura di bruciare il ragazzo di Tor Marancia è troppa, per questo alterna presenze in prima squadra e in primavera. Dopo 2 stagioni altalenanti, “Ago” viene dato in prestito al Vicenza, una scelta che permette al ragazzo di maturare definitivamente. Qui ritrova mister Scompigno, che rappresenta per la storia calcistica di “Ago” l’uomo che lo fece esordire in Serie A per la prima volta e l’ uomo che lo fece maturare definitivamente sia calcisticamente ma, soprattutto, umanamente, lo responsabilizzò. A Vicenza “Diba” totalizza 33 presenze e 4 goal, numeri che gli permettono di tornare a Roma e diventare un punto fermo del club che verrà.

Titolare inamovibile nelle stagioni successive, tanto che dal suo ritorno a Roma farà ben 8 anni totalizzando 308 presenze e realizzando 66 goal, non pochi per un centrocampista; in questi anni vanta anche 2 coppe Italia ed il campionato nella stagione 1982/83.

La stagione più prolifica per Diba è quella del 1977/78, ma la svolta o il consacramento avvengono nell’anno dello scudetto, dove lui è assoluto protagonista del gioco giallorosso grazie all’invenzione del tecnico svedese Nils Liedholm, che conoscendo le qualità di “Diba”, decide di piazzarlo al centro della difesa (libero), perché, se pur non veloce, se supportato bene dai compagni, grazie alla sua rabbia, alla sua voglia di dimostrare ed alla sua enorme grinta, può recuperare palloni, e a quel punto può fare quello che gli riesce meglio: impostare il gioco con cambi di gioco, vere e proprie sciabolate e lanci millimetrici che permettono d’ innescare le ripartenze dei suoi compagni.

Scelta azzeccata da parte del tecnico svedese  è dir poco e le stagioni successive ne sono la conferma. Ago diventa in queste stagioni il capitano per eccellenza, ogni volta che prende il pallone in mano, pronto a calciare tiri da fermo (che siano 30 o 11 metri), dalla curva il coro è sempre il solito: “OOOOO Agostino! Ago, Ago, Ago, Agostino go’…“, perché tutti lo sanno che probabilmente il pallone entrerà e la Sud esploderà. Tanto che in quegli anni si discute per il nucleare ed un ragazzo, ad una manifestazione anti-nuclearista, inventa uno striscione “Le sole bombe che vorrei sono quelle di Di Bartolomei“. Striscione che mette d’accordo tutti tifosi giallorossi e non.

Agostino è amatissimo dai suoi tifosi anche perché il ragazzo parla poco e, quando parla, parla chiaro, o meglio sentenzia. Questi anni per “Ago” ed il popolo giallorosso sono anni di gioia e gloria, culminati dal secondo tricolore giallorosso, ma la gloria potrebbe diventare molto di più perché il 30 maggio 1984 la Roma dei vari Lieldhom-Tancredi-Conti-Pruzzo-Falcao-Righetti e dello stesso “Ago” arriva in finale di Coppa dei Campioni contro il Liverpool, finale che si gioca a Roma. E’ la serata perfetta che ogni calciatore sogna sin da piccolo, un Olimpico strapieno, tifosi in delirio, tutti abbandonano per una sera i loro impegni, non esiste moglie o famiglia o lavoro, solo la Roma, solo la Roma. Ma la realtà spesso è traumatica e lacerante, non tutta la vita è una favola, perché la Roma, davanti al proprio pubblico, perde la finale ai rigori.

Roma piange e piange il suo capitano, incapace di alzare la coppa dalle grandi orecchie. Questa partita per “Ago” rappresenta una ferita profonda e dolorosa difficile da curare, che brucia e fa male anche all’uomo di ghiaccio che può sembrare all’apparenza, ma in realtà Agostino è un ragazzo estremamente sensibile. Gli anni successivi per “Ago” sono difficili, l’arrivo di Sven Goran Eriksson segna la rottura definitiva con la Roma, il mister lo considera forte ma lento, Diba non è più indispensabile e questo gli dà molto fastidio, tanto che lo storico Capitano decide di lasciare la sua maglia, la maglia della sua città, dov’è cresciuto, per accasarsi nelle file del Milan.  Sì, proprio quel Milan che tanto lo aveva voluto da ragazzino. Qui ritrova il tecnico Liedhom. A Milano fa 3 stagioni, realizzando anche un goal contro la sua ex squadra, e la sua esultanza polemica la dice lunga sul suo stato d’animo in quel momento, tanto da litigare anche con i suoi ex compagni. Successivamente passa al Cesena, la sua ultima stagione in Serie A, dove realizza 4 goal in 25 presenze, ottenendo la salvezza per il club romagnolo. Conclude la sua carriera calcistica con la Salernitana in Serie C.

Agostino di Bartolomei, il capitano Triste, uomo riservato, silenzioso e determinato. Calciatore di altri tempi: la voglia di vincere, l’onestà e la serietà sono valori che lo hanno fortemente contraddistinto nella storia del calcio. Il numero 7 giallorosso ha raccolto e ha seminato vittorie e risultati straordinari, ma quel malumore che si vedeva chiaramente non è mai scomparso, anzi, forse è stato alimentato da quell’orribile notte del 30 maggio 1984 e da quel passaggio al Milan mai perdonato dai tifosi romanisti, e forse manco da lui, che in realtà avrebbe voluto vestire a vita quella maglia, ma la società non fece nulla per trattenerlo. Anzi…

Agostino, l’uomo mai compreso, muore togliendosi la vita il 30 maggio 1994, a 10 anni esatti dalla finale di Coppa Campioni, ferita troppo lacerante per “Diba”. Ma noi Ago ce lo vogliamo ricordare vivo, e sul campo, è per questo che gli facciamo gli auguri per il suo 60esimo compleanno. AUGURI IMMENSO CAPITANO… e come espose la Curva Sud con uno striscione: NIENTE PAROLE SOLO UN POSTO IN FONDO AL CUORE CIAO AGO!

Concludiamo con queste 2 poesie scritte da Mario Filippi:

RIGORE!! A AGODIBBA
Ago cammina piano lentamente, chissà quel che je passa pe’ la mente, tiene er pallone stretto fra le mano, e cià er cipijo fiero der romano! Ago cammina piano,stà lontano, cò quer pallone stretto tra le mano, già sente l’urlo della gente amica, che porta er nome de ‘na razza antica! “Oh Agostino, Ago-Ago-Ago-Agostinogol !!” Sente stò canto, e sorride appena, sai quante vorte rivedo questa scena, poi posa er pallone sur dischetto, e lo sistema ner modo prediletto! Parte quer fischio, nun guarda er portiere, è proprio questo er suo granne potere, er tiro è come ‘na gran schioppettata, ‘a palla schizza e nun vedo dove è annata, però manco er portiere l’ha veduta! L’urlo che fa è quello de noantri, scattamo sempre ‘npiedi tutti quanti, e Ago-gol, sai quanto ho penato, quer giorno che te ne sei annato! Te sei tirato l’urtimo rigore, ma questa vorta dritto dritto ar core! Ago cammina ancora lentamente, mò gnente pò feritte, finarmente, posa er pallone sopra quer dischetto, e gustate quest’artro de scudetto! Er capitano nostro tu sei stato, nessuno, quì tra noi t’ha dimenticato, sarai pe’ sempre er core che ciai dato, e l’urlo che ancor oggio rimbomba, “DAJE AGOSTI’ , DAJE, TIRA LA BOMBA!!” (Mario, 10/11/01) Ago sta lì , nella memoria, ‘nposto stabilito dalla storia, ci’ aveva l`anni mia, quanno decise, e ‘a vita tutto solo se recise! Perche` l`hai fatto vecchio, eroe mio? Perche` co te so morto ‘npò purio? Ce stava tanto dentro te che somijava, a quello che ne ‘a testa me passava! A COPPA ch`amo perso quella sera, pe me era er sogno de %u2018na vita intera, e tu cor core tuo romano, l`hai persa pe’ poi annattene lontano! Ma mai lontano dar core romano, che `ngiorno t`ariprese pe la mano, tornasti qui, ma ROMA nun era piu` quella, pero` era ancora tanto bella! Er core te cedette allo sconforto, e fece poi de te un`omo morto! Ma IO t`arivedo sempre da lontano, cammini su quer campo piano piano, posi er pallone sopra quer dischetto, e poi lo spari `nporta, ed e` Scudetto! La COPPA l`amo persa quella sera, pe tutti noi e` ancora %u2018na sciagura, pero` Io a te vojo dedica` er tricolore vinto da tutta la Citta`!! CIAO AGO! Tira LA BOMBA!! (Per non dimenticare…)

Inoltre, per capire al meglio Agostino Di Bartolomei, consiglio vivamente a tutti d’ascoltare la canzone di Antonello Venditti, tifoso romanista ed amico di Agostino, che gli ha dedicato la canzone “Tradimento e Perdono”.

Alla prossima settimana alla scoperta di un altro protagonista di Polvere di stelle.

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