Le conseguenze del goal di Matthijs de Ligt alla Juventus

Le conseguenze del goal di Matthijs de Ligt alla Juventus

Oggi è il difensore della Juventus, l’anno scorso eliminava i bianconeri nei quarti di Champions con un colpo di testa nel corso del secondo tempo; il rapporto tra Matthijs de Ligt e il club italiano non è iniziato nel migliore dei modi ma, probabilmente, è stata quella sera che la Juve ha capito di dover puntare su un difensore di sicuro affidamento. Quel goal ha scritto la storia di entrambi i club con l’Ajax che è arrivato ad un passo dalla finale di coppa Campioni ed è rimasta una delle squadre più belle degli ultimi anni. Diverso il discorso per i bianconeri usciti dalla competizione con la consapevolezza di aver trovato il leader del reparto per i prossimi anni. In estate, infatti, è stato fatto uno sforzo economico importante (settantacinque milioni di euro) per strappare il giocatore al club olandese; operazione onerosa ma necessaria per alzare il livello della rosa. Dal goal allo Stadium alla maglia bianconera: de Ligt come Ronaldo con l’obiettivo di ripagare l’eliminazione dello scorso anno.

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Nel podcast tematico sulla Serie A questa settimana abbiamo parlato dei nuovi acquisti dell’Inter: Young, Moses ed Eriksen, tutti e tre provenienti da squadre di Premier League, dunque un calciomercato simile a quello fatto dal duo Marotta-Ausilio già in estate. L’Inter di Conte ora ha tre nuove frecce nella propria faretra, ma cosa possono dare i nuovi arrivati ai nerazzurri? Corsa, dinamismo, tecnica ed esperienza sicuramente, ma basteranno per arrivare alla vittoria del tricolore?

 




15 aprile 1992, il Torino irrompe tra le grandi d’Europa

15 aprile 1992, una data memorabile per i tifosi del Torino, ma in generale per gli amanti del calcio italiano, è il giorno del riscatto granata, la rivincita di una società gloriosa quanto disgraziatamente sfortunata.

Tornato in Serie A da appena una stagione, nella quale aveva conquistato un incredibile quinto posto, il Torino di Mondonico nella stagione 1991-1992 si gioca le sue carte in Coppa Uefa. Al tempo l’attuale Europa League prevedeva che ogni squadra partisse da i 32esimi di finale, la competizione procedeva sino all’assegnazione del titolo con turni ad eliminazione diretta costruiti sulla doppia sfida con le reti segnate in trasferta che valevano doppio in caso di parità nella differenza reti. Prima di affrontare il Real Madrid, il Torino eliminò in sequenza: KR Reykjavik (8-1); Boa Vista (2-0) , formazione che aveva superato l’Inter nei 32esimi; AEK Atene (3-2); BoldKlubben 1903 (3-0). Nelle quattro squadre semifinaliste c’erano ben due italiane, i granata se la dovevano vedere con il Real, mentre nell’altra sfida il Genoa sfidava l’Ajax.  La gara d’andata con i blancos si gioca il 1 aprile 1992 ed il Toro fa capire di che pasta è fatto, nonostante la sconfitta di misura per 2-1, con Hagi e Hierro che ribaltano la rete del vantaggio di Casagrande. La sfida di ritorno si gioca in un Delle Alpi stracolmo, ci sono ben 60mila persone caricate dagli ultimi due successi in campionato, in trasferta con l’Hellas l’11 aprile e nel derby con la Juventus giocatosi il 5 aprile, la città crede nella finale, nonostante lo svantaggio maturato nell’andata e la qualità dell’avversario. Le due formazioni si schierano con lo stesso modulo, il 4-4-2, per il Real Madrid: Buyo tra i pali, difesa con Chendo, Lasa, Rocha e Hierro, a centrocampo Milla, Michel, Maqueda ed Hagi, in attacco Butragueno e Paco Llorente; il Toro schiera Marchegiani in porta, Annoni, Cravero, Bruno e Mussi in difesa, Fusi, Scifo, Venturin e Lentini a centrocampo, l’ex Vazquez a supporto di Casagrande. Al settimo minuto arriva il primo boato del Dell’Alpi: cross di Lentini che Rocha spedisce nella sua porta, 1-0 per il Torino, che sarebbe già qualificato; la gara resta pericolosamente in bilico fino al 74esimo minuto, quando un altro cross di Lentini lacera la difesa del Real, finendo stavolta sui piedi di Fusi, che spinge in rete da pochi passi. 2-0. Torino in finale di Coppa Uefa. Purtroppo nella doppia sfida in finale la spunta l’Ajax per la regola delle reti in trasferta, 2-2 al Delle Alpi: alla doppietta di Casagrande, rispondono Jonk e Pettersson, mentre la partita di Amsterdam terminerà 0-0.  A distanza di 28 anni la cavalcata  del Toro di Mondonico  rimane ancora oggi il miglior risultato nelle competizioni internazionali dei granata, condita da quel 15 aprile 1992 e frenata ad un passo dal sogno da una formazione carica di giovani talenti (Berckamp, Winter, De Boer, Blind), che per tutti gli anni 90′ vincerà in Olanda ed in Europa. In campionato i granata si piazzano terzi alle spalle del Milan di Sacchi e della Juventus, conquistando un’altra qualificazione alla Coppa Uefa.

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I gioielli dell’Ajax che i club di Serie A sognano

I gioielli dell’Ajax che i club di Serie A sognano

L’Ajax è, da sempre, una grande fucina di calciatori. Potremmo citare Van Basten, Cruijff, Eriksen, Suarez, Ibrahimovic, Seedorf o Rijkaard, ma potremmo citarne anche altri mille e non sarebbero comunque tutti. Anche l’odierno Ajax è ricco di giovani talenti, tutti molto interessanti e pronti sin da subito per giocare ad alti livelli, e molti di questi interessano ai nostri club di Serie A. L’Ajax è inoltre la squadra che dà più calciatori ai cinque maggiori campionati. Se fino a ieri molti di questi calciatori avevano prezzi inaccessibili, la pausa forzata dei campionati ha deprezzato (di circa il 25%) tutti i calciatori del mondo che ora hanno il valore di mercato decisamente più basso rispetto a un paio di mesi fa.

Difesa:

Noussair Mazraoui ad esempio è uno di quei calciatori che farebbero molto comodo a numerosi club di Serie A: terzino destro che può giocare anche mediano, classe ‘97, nella scorsa stagione ha dimostrato di essere un ottimo calciatore in grado di saper fare le due fasi senza problemi. Soppiantano dall’esplosione del fenomenale Sergiño Dest, Mazraoui ha visto il suo utilizzo da parte di Ten Hag diminuire drasticamente ed ora il suo prezzo è sceso fin sotto ai 10 milioni di euro. Juventus, Roma e Milan beneficerebbero del suo acquisto.

Centrocampo:

Il nome caldo a centrocampo è quello di Ryan Jiro Gravenberch: mediano classe 2002, alto ben 190cm e dal cartellino che si aggira sugli 11 milioni di euro. I club di Serie A si sono fiondati sul ragazzo, prima che l’Ajax lo faccia titolare e lo renda un centrocampista da grandi palcoscenici, d’altronde uno col suo fisico e la sua qualità servirebbe sicuramente alla Roma, all’Inter e alla Fiorentina. Gravenberch di distingue per grande visione, agilità e dribbling, tutte caratteristiche che fanno di lui un mediano moderno. Qualora il Milan decidesse di passare ad un modulo con due mediani, uno con la fisicità di Gravenberch sarebbe il compagno ideale di Bennacer.

Attacco:

Lassina Traoré è un attaccante, classe 2001, che ha tutto per diventare un grande centravanti moderno: velocità, fiuto del gol, discreta fisicità e forza. Milan, Torino, Sampdoria e Hellas Verona mancano di un profilo del genere e potrebbero affondare il colpo su Traoré dato che al momento il cartellino del ragazzo vale poco meno di 6 milioni di euro. Lassina Traoré viene paragonato a Patrick Kluyvert per il suo modo di giocare e al momento nell’Ajax non è ancora un titolare, pertanto i lancieri potrebbero privarsi di una seconda linea che invece nel nostro campionato potrebbe trovare minutaggio e crescita giocando titolare.

(dati Transfermarkt)

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Van Basten, il Cigno di Utrecht

Van Basten, il Cigno di Utrecht

Utrecht, così come Amsterdam e Milano, ha un clima piuttosto antipatico nei mesi invernali: generalmente da ottobre a marzo si hanno giornate piovose, fredde, talvolta nevica ed anche le raffiche di vento non scherzano. Queste tre città, oltre che il clima, hanno un momento preciso nella storia che condividono, ovvero il 31 ottobre 1964… un classico ottobre piovoso e freddo, che però diede al mondo una creatura che cambiò per sempre la storia del calcio: il 31 ottobre 1964 nacque Il Cigno, nacque Marco Van Basten.

Marco Van Basten inizia a giocare grazie al padre, ex calciatore anch’esso, che all’età di 6 anni lo iscrive a calcio. Cresciuto calcisticamente nel UVV Utrecht, piccola squadra della sua città natale, si trasferì nel più noto FC Utrecht nel 1980 (all’età di sedici anni) dove però rimase solo una stagione prima di fare il grande salto. Marco Van Basten è forte fisicamente, è alto, è molto tecnico ed anche piuttosto veloce, ed uno così a diciassette anni è merce rara e non passa di certo inosservato, perciò su di lui scommette l’Ajax di Cruijff che nel 1981 se lo porta ad Amsterdam. Cruijff in quegli anni è a fine carriera, medita l’addio al calcio che avverrà due stagioni più tardi, ma è ancora un fuoriclasse determinante e gioca ad altissimi livelli, ed il 3 aprile 1982 succede quel qualcosa che rende il calcio magico: l’Ajax sta vincendo per 2-0 contro il NEC e tanto per cambiare Cruijff ha segnato, così il tecnico dei lancieri decide di far riposare Il Profeta del Gol e lo sostituisce mandando in campo un giovane ragazzone di diciassette anni, tale Marco Van Basten, che per presentarsi bene al suo nuovo pubblico decide di segnare immediatamente la rete del 3-0 (la gara finirà 5-0). Quel giorno, quel 3 aprile 1982, iniziò la carriera professionistica di quello che sarebbe diventato poi uno dei più forti (se non il più forte) attaccanti di tutta la storia del calcio. Marco Van Basten inizia così la sua storia con l’Ajax, una storia durata ricca di gol e successi durata sei anni: vince 3 campionati nazionali, 3 coppe d’Olanda, 1 Coppa delle Coppe, 4 Capocannoniere della Eredivisie ed 1 Scarpa d’Oro (nel 1986). Diventa così Il Cigno di Utrecht, re di Amsterdam, ma cominciano anche i guai tra salute ed infortuni che cominciano ad allontanarlo dal campo: nel 1986 è colpito da epatite virale e successivamente si opera alla caviglia destra per un infortunio rimediato dopo un contrasto. Chiude la sua storia coi lancieri dopo aver segnato 152 gol in 172 presenze.

Marco Van Basten strega l’Europa intera, in particolare modo Silvio Berlusconi che nell’estate dell‘87 lo acquista (dall’Ajax) insieme ad un altro giovane olandese, Ruud Gullit (dal Feyenoord lui). Al comando del Milan c’è un tale Arrigo Sacchi, giovane tecnico avanguardista, grande fan del Calcio Totale che ripropone in rossonero implementandolo con dettami tattici italiani. Van Basten incide subito al Milan, segnando gol determinanti nonostante i sei mesi di inattività per via dei problemi che accusa alla caviglia sinistra in quella stagione. Messi da parte i problemi fisici, nell’estate del 1988 Marco Van Basten vince l’Europeo in Germania Ovest con la sua Olanda. Dal 1988 al 1993 Il Cigno di Utrecht domina la Serie A e le coppe: vince così 3 Serie A, 3 Supercoppa Italiana, 2 Champions League, 2 Coppa Intercontinentale e 2 Supercoppa Uefa, è inoltre due volte Capocannoniere della Serie A, una volta capocannoniere della Champions League e soprattutto vince per ben tre volte il Pallone d‘Oro. Fino al 1993 dicevamo, perché Van Basten ricomincia ad accusare forti dolori alla caviglia a dicembre del ‘92 e rimane fuori fino ad aprile del ‘93, per poi operarsi a giugno per cercare di risolvere definitivamente questo problema.

Si opera a giugno del ‘93, per la quarta volta in carriera viene sottoposto ad un intervento chirurgico. Ancora non lo sa Il Cigno, ma quell’intervento metterà fine alla sua carriera. Passa così due anni lontano dai campi, a cercare invano di recuperare la condizione atletica, fin quando il 17 agosto del 1995 ormai stanco e dolorante decide di ritirarsi definitivamente dall’attività agonistica. Lascia il calcio dopo solo 373 partite e 277 gol fatti.

«Il lutto per il suo ritiro anticipato non si è estinto e mai si estinguerà.», furono le parole di Carmelo Bene nel libro “Canto del Cigno“ di Andrea Scanzi.  Il più forte di tutti ritiratosi a soli 30 anni, inattivo dai 28. Il vero canto Il Cigno di Utrecht lo fece il 18 agosto 1995, quando in un San Siro gremito e piangente salutò per sempre i propri amati tifosi rossoneri, appendendo definitivamente gli scarpini al chiodo. Ricorderà quel giorno così: “C’era tristezza ovunque. Quella del pubblico, e la mia. Correvo, perché non volevo far vedere che zoppicavo, battevo le mani alla gente. E intanto pensavo che non c’ero già più, mi sembrava di essere ospite del mio funerale. Quella sera pensavo soltanto che la mia vita era stata il calcio. Adesso era diventata una fogna. Avevo il fegato a pezzi per gli antidolorifici. Avevo un dolore pazzesco a quella caviglia maledetta. Ero disperato. Dopo, quando ne sono uscito, ho capito di aver vissuto qualcosa di simile alla depressione”.

Quel giorno, quel 18 agosto 1995, le città di Utrecht, Amsterdam e Milano furono improvvisamente vicine e legate da un invisibile filo, come accadde il 31 ottobre 1964.

Emanuele Gamba scrisse su Repubblica, di Marco Van Basten, che era “Il più raffinato ed elegante centravanti del calcio moderno, l’unico che sapesse danzare sulle punte di un fisico ciclopico”… lui sì, come un cigno.

 

(Dati Wikipedia)

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Coronavirus: componenti dello staff dell’Ajax in quarantena

Il Coronavirus arriva in Eredivise: contagiato un tesserato dell’Ajax

L’emergenza Coronavirus continua a gravare sul nostro paese e sul resto del mondo occidentale, per far fronte a questa situazione complicata il calcio italiano ha imposto che per almeno un mese le partite del campionato si svolgeranno a porte chiuse. Intanto dall’Olanda il telegraaf.nl annuncia che tre membri dello staff dell’Ajax sconteranno un periodo di quarantena fino al 13 marzo, tra loro vi è anche Christian Poulsen, ex giocatore danese ed ex centrocampista della Juventus. L’ azione della squadra olandese resta una misura preventiva in linea con le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, dato che i tre membri dello staff erano presenti ad una festa, nella quale un invitato è risultato positivo al tampone per il Coronavirus. Se questa situazione evolvesse nel peggiore dei modi porterebbe delle ripercussioni dirette anche sul calcio italiano, considerando che l’Ajax nei sedicesimi di finale di Europa League ha affrontato il Getafe, prossimo avversario dell’Inter.

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