Siviglia-Betis: formazioni ufficiali e dove vederla in TV e streaming

Riparte col botto la Liga spagnola: alle 22, allo stadio Sanchez-Pizjuan, va in scena il derby andaluso come prima partita post-emergenza sanitaria. Il Siviglia per mantenere salda la zona Champions, il Betis per dare un senso a una staione anonima che lo vede galleggiare a metà classifica. Praticamente nessun indisponibile per entrambe le squadre.  Siviglia che a sorpresa schiera Jordàn e Munir al posto di Banega e Nolito, con De Jong spostato sulla fascia sinistra. Betis che schiera Sidnei come centrale al posto di Marc Bartra; a centrocampo Aleñá  e Tello la spuntano rispetto a Guardado e Joaquin; in avanti Borja Iglesias ha la meglio su Loren. Nel frattempo, ecco le formazioni ufficiali di Siviglia-Betis:

Siviglia-Betis formazioni ufficiali:

Formazione ufficiale Siviglia (4-3-3): Vaclik; Navas, Diego Carlos, Koundé, Reguilon; Jordàn, Fernando, Oliver Torres; Suso, Munir, De Jong.

Formazione ufficiale Betis (4-4-1-1): Robles; Emerson, Sidnei, Bartra, Moreno; Guido Rodriguez, Aleñá, Canales, Tello; Fekir; Borja Iglesias.

Siviglia-Betis radiocronaca

RadioGoal24 non trasmette la partita: ad ogni modo rimanete sintonizzati nei prossimi giorni su tutte le novità tramite il nostro canale Spreaker, sul proprio sito web www.radiogoal24.it e sul canale YouTube.

Siviglia-Betis dove vederla in TV

Siviglia-Betis sarà esclusiva DAZN, che potrete anche seguire tramite pc, laptotp, tablet, console, smart TV o smartphone grazie a tale servizio di streaming.

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Sarà doppio scontro Italia-Spagna, dunque, in Europa League: Inter-Getafe e Siviglia-Roma, andiamo a scoprire meglio le nostre avversarie nel podcast tematico riguardante l’universo Liga!
Siviglia e Getafe segnano poco e subiscono poco meno, pertanto non sembrano avversarie irresistibili numeri alla mano, ma la classifica dice ben altro: rispettivamente terza e quarta, le due compagini sono le vere sorprese di questa bella stagione di Liga. Tra vecchie conoscenze della Serie A, giovani interessanti ed esperti calciatori che da anni militano nel campionato spagnolo, queste due squadre allenate dai preparatissimi Lopetegui (Siviglia) e Bordalás (Getafe) risultano complicate da affrontare: reparti stretti, ripartenze fulminanti, palleggiatori di qualità ma anche attaccanti poco prolifici. Pregi e difetti, dunque, delle nostre prossime avversarie in Europa League, sognando notti magiche e sorteggi più morbidi.

 




Roma, Pau Lopez: “La gente ha bisogno di ricominciare e anche il calcio”

Roma, Pau Lopez: “La gente ha bisogno di ricominciare e anche il calcio”.

La Roma di Fonseca ha ripreso ad allenarsi e a lavorare nel centro di Trigoria ed i calciatori iniziano a rilasciare le prime dichiarazioni sul ritorno alla normalità. Quest’oggi è toccato al numero 1 dei giallorossi, Pau Lopez:

Queste la parole di Pau Lopez ai canali ufficiali giallorossi:

E’ stato bello rivedere le immagini dei calciatori a Trigoria. Com’è stato tornare?
“E’ bello tornare a Trigoria dopo tanto tempo. La situazione è un po’ strana per tutto quello che dobbiamo fare, ma adesso è necessario. Possiamo solo passare in stanza a prendere l’abbigliamento e indossare sempre la mascherina“.

In questa situazione che tipo di lavoro fate?
“La squadra è divisa in 3 gruppi da 4, ogni gruppo ha un campo per sé. Noi portieri ci alleniamo due per gruppo, riusciamo a fare quello che facevamo prima ma ovviamente con alcune limitazioni”.

Come la vedi sulla possibilità di riprendere il campionato?
“Faccio il paragone con quello che succede nei negozi. Dal 18 aprono i negozi, dal primo giugno i ristoranti. Credo sia il momento di convivere con questo problema. La gente ha bisogno di ricominciare e anche nel calcio, a parte i calciatori, c’è tutto un mondo di lavoratori che ha bisogno di riprendere. Ovviamente bisogna cercare di correre pochi rischi ma potremmo prendere esempio da chi comincerà prima di noi, come la Bundesliga”.

La parata col Genoa a Marassi?
“La cosa difficile era che il cross veniva dalla mia destra e quando l’avversario colpisce la palla stavo andando a sinistra. Quindi mi ha preso in controtempo”.

Più difficile quella parata o quella a Bologna?
“Quella a Bologna. La situazione era frenetica, ho dovuto scegliere in fretta di uscire. Questa è una cosa che mi ha insegnato Savorani, gli ho tolto spazio uscendo e l’ho preso di sorpresa”.

Come hai allenato la reattività a casa?
“Non l’ho allenata, è impossibile. Abbiamo fatto soprattutto esercizi di forza sulle gambe, ci mandavano un programma quotidiano, era diverso dal solito, ma era quello che potevamo fare”.

Posto preferito di Roma?
“Mi piace molto passeggiare a Villa Borghese con i miei due figli”.

Come hai scelto di fare il portiere?
“Mio padre era portiere e mi è sempre piaciuto guardarlo. Ho seguito le sue orme”

Parli sempre meglio l’italiano…
“Sono fortunato perchè è simile allo spagnolo e al catalano. Poi quando sono arrivato ho fatto 2 mesi di lezione e per fortuna parlo più o meno bene”

Come ti trovi con Mirante e Fuzato?
“Molto bene, sono due dei migliori compagni che abbia mai avuto. Mirante è incredibile, sempre con il sorriso sulle labbra. E’ una persona incredibile non solo per me ma per tutta la rosa. Ha un grosso peso nello spogliatoio ed è importantissimo per noi”

Com’è vivere in Italia?
“L’Italia è simile alla Spagna, a Roma trovi tutto quello che vuoi e per il cibo non c’è paragone…”

Differenze tra calcio italiano e spagnolo?
“Ci sono alcune differenze, qui è un po’ più tattico e ho avuto qualche problema all’inizio perchè non seguivo il calcio italiano. Dopo un girone conosco un po’ meglio i calciatori, ed ho la fortuna di essere in una grande squadra che lotta sempre per vincere”

 

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Fiorentina, Igor: “Questa stagione non si dovrebbe riprendere”

Fiorentina, Igor: “Questa stagione non si dovrebbe riprendere”.

Sono ore decisive per il futuro della Serie A, si attende un responso definitivo specialmente dal governo sulla ripresa del campionato, nel frattempo le società fanno i conti con la situazione ed i tesserati cominciano ad esprimere i propri pareri, con particolare attenzione ai contesti dove il Coronavirus ha creato non pochi problemi. Per questo motivo alla Fiorentina l’attenzione e la preoccupazione è alta, attualmente è una delle società più colpite e proprio oggi ne ha voluto parlare il terzino Igor, arrivato a gennaio a Firenze, al giornale carioca GloboEsporte : “Come atleta, voglio sempre giocare e fare ciò che amo, ma, a causa della situazione in cui ci troviamo, il numero di casi che abbiamo avuto ed il numero di morti, secondo me, questa stagione non si dovrebbe riprendere”

Un concetto espresso da tanti colleghi in questi giorni, in particolar modo considerando i casi importanti come quelli avvenuti nella viola, Vlahovic, Pezzella e Cutrone sono ora negativi ai tamponi, ma hanno dovuto lottare con il virus: “Se, quando verrà decretato che si dovrà tornare a giocare, avremo più sicurezza, un grosso calo nei casi, qualche cura, per esempio, allora andrà bene. Se dovessi scegliere se tornare a giocare in questo momento, sceglierei di non ricominciare. Non è che se siamo giocatori, siamo immuni al virus“.

Una posizione decisa, che fa capire quanta confusione ci sia tra le varie componenti, con molti calciatori non desiderosi di ripartire, tifoserie divise a metà e presidenti che imbracciano i propri interessi. La palla è in mano al governo, una volta scelto, di certo non si tornerà indietro.

 

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Serie A verso la riapertura, Zampa: “Si va verso una buona direzione”

Serie A verso la riapertura, Zampa: “Si va verso una buona direzione”.

Arrivano le prime dichiarazioni e i primi spiragli da parte del governo per la ripresa del calcio in Italia, in particolar modo della Serie A dopo l’incontro tra il CTS e la Lega, che sembrava aver creato maggiori problemi per ripartire, oggi invece la sottosegretaria alla salute Sandra Zampa, ha dato indicazioni positive verso la ripresa alla testata radiofonica Radio Punto Nuovo: “Si va verso una soluzione ed è la soluzione che i tifosi di calcio si aspettano. Il via libera ancora non c’è, ma si va verso una buona direzione“.

La strada da intraprendere è quella della definizione del senso in cui il calcio riparte, non tanto per lo spettacolo, ma quanto per la questione lavorativa, dando il via libera alle società di isolarsi per permettere di giocare le gare in totale sicurezza, con zero positivi in campo: “La Federcalcio chiede di anticipare, a questo punto la mediazione andrebbe in questa direzione: la squadra, l’allenatore, tutto lo staff, viene trattata come una grande famiglia che si mette da sola in una specie di clausura. Si apriranno le porte del centro sportivo, si entra tutti negativi, fanno gli allenamenti di squadra e dopo 15 giorni i dati epidemiologici ci diranno se si potrà fare un ulteriore passo. Così si può immaginare di tornare a giocare, dunque è un punto di mediazione che si sta facendo per la tutela dei giocatori e delle squadre con tutte le persone coinvolte. Questo è il modello italiano che garantisce la salute di tutti i componenti: entrano sani e devono restare sani”

Nulla di ufficiale ancora ma sicuramente una prima idea finalmente di una linea da seguire anche da parte del governo, facendo seguito anche a ciò che si è fatto con gli allenamenti, ormai ripresi quasi per tutti: “Per ora il confronto riguarda l’allenamento individuale, oggi torneranno tutti a discutere del problema e la strada della soluzione è stata immaginata come una sorta di clausura della squadra. Dobbiamo tenere conto di un altro elemento: cosa succederà con questa riapertura e sappiamo che ci vogliono circa 15 giorni di tempo per conoscerne gli effetti. L’epidemia resterà sotto controllo? Se sì, si apre di più, calcio compreso.”

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Ufficiale: approvate le 5 sostituzioni e la possibilità di abbandonare il VAR

Ufficiale: approvate le 5 sostituzioni e la possibilità di abbandonare il VAR.

Prima vera decisione ufficiale da parte dell’organo arbitrale europeo, l’IFAB, ovvero l’associazione degli arbitri che controlla il regolamento a livello federale, ha approvato nuove misure rivoluzionarie sui regolamenti, per ottemperare alle difficoltà per la ripresa durante l’emergenza Coronavirus.

Delle misure che erano già nell’aria da giorni ma che ora sono state rese ufficiale e che potremmo già vedere dal prossimo weekend in Bundesliga.

La rivoluzione principale riguarda le sostituzioni, infatti è ora ufficiale che le sostituzioni permesse saranno di un massimo di 5, e potranno essere utilizzate solo 3 volte, dunque si vedranno molte più doppie sostituzioni. Due momenti per sostituire in più verranno concessi in caso di supplementari.

Altra rivoluzione riguarda il VAR, infatti è stato dato il via libera alle federazioni per abbandonare il VAR per il proseguo della stagione laddove non ci siano le possibilità per l’utilizzo dello stesso, sempre secondo le disposizioni igienico sanitarie. Saranno dunque le singole federazioni a scegliere se interrompere l’utilizzo della tecnologia una volta ripreso il campionato.

Una scelta che agevola i protocolli presentati dalle federazioni, in particolare quella tedesca, che dalla prossima settimana potrebbero ripartire con il campionato regolare. Scelte storiche che forse cambieranno la storia del calcio.

 

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Coronavirus, Spadafora: “Ripresa sempre più difficile”. Serie A al capolinea?

Coronavirus, Spadafora: “Ripresa sempre più difficile”. Serie A al capolinea?

Questa mattina il calcio italiano si sveglia con una dichiarazione forte da parte del ministro dello sport, Vincenzo Spadafora, che già più volte ha espresso le sue perplessità sulla ripresa ma che ora traccia una linea difficile da superare, quella dello stop definitivo della Serie A.

Sia chiaro, non è una decisione diretta del ministro, ma una conseguenza diretta della notizia di ieri che il campionato francese è finito qui, il calcio è stato interrotto dal governo fino a settembre e questo impedisce alla Ligue 1 2019/2020 di concludersi, così come per le serie minori.

Intervenuto nella trasmissione Omnibus, su La7, il ministro Spadafora è stato chiaro sul da farsi: ” Io sinceramente vedo il sentiero per la ripresa sempre più stretto. Il discorso allenamenti è diverso, ma fossi nei presidenti penserei alla nuova stagione.” Dunque un appello ai Presidenti, i quali sembrerebbero nell’ultimo periodo vogliosi di riprendere all’unanimità ma che vista questa scelta della Francia potrebbero cambiare idea: “La scelta della Francia può spingere anche l’Italia e altri paesi europei a seguire quella linea e leggendo certe dichiarazioni potrebbe essere una maggioranza dei presidenti a chiedere la sospensione per preparare al meglio il prossimo campionato”.

Dunque pensare alla prossima stagione, ripartire da zero per ricostruire, mentre il governo però ancora non si è espresso, anche se le indicazioni di Conte sull’allenamento non vanno a condizionare la ripresa delle gare, ben differenti dal punto di vista organizzativo e sanitario: “Sono in corso contatti tra il comitato tecnico scientifico e la Figc, che aveva presentato un protocollo per gli allenamenti ritenuto dal comitato non sufficiente. Ma ripresa degli allenamenti non significa ripresa campionato. Se non vogliamo avere incertezze basterebbe seguire la linea di Francia e Olanda che hanno fermato tutto”.

Ora ci si può aspettare una risposta da parte del mondo del calcio, sicuramente le polemiche non mancheranno, con l’augurio che vinca il buonsenso.




Serie A, le scommesse per ripartire ma il governo dice no

Serie A, le scommesse per ripartire ma il governo dice no.

Con l’economia calcistica a rischio le proposte per ripartire limitando i danni sono tante, univocamente in tutta Europa, dove una delle soluzione più fruttuose è quella dei proventi del betting. Infatti nonostante il calcio sia fermo, le agenzie di scommesse possono usufruire ancora del servizio, essendo spesso utilizzate online e soprattutto inerenti a tanti fattori, non solo le partite e comunque alla ripresa sarebbe un modo per tenere i tifosi maggiormente incollati alle TV, non potendo recarsi allo stadio.

Una soluzione però che al momento non è percorribile in Italia, per via del decreto che impedisce le sponsorizzazioni di società di betting, in vigore dall’ ottobre del 2019, che ha causato già una perdita economica di 250 milioni di Euro, considerando che in Inghilterra sono stato investititi circa 600 milioni, una cifra che anche solo dimezzata potrebbe aiutare i club italiani in questo momento di difficoltà.

Le società sono pronte a richiedere una deroga sul decreto, per riaprire la possibilità di sponsorizzazione, ma dal governo è arrivato subito un secco no, e sembra difficile che la questione possa riaprirsi, considerando che fu uno dei punti focali della campagna elettorale del M5S, che anche in questa situazione sembra essere irremovibile.

 

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Nel podcast tematico sulla Serie A questa settimana abbiamo parlato dei nuovi acquisti dell’Inter: Young, Moses ed Eriksen, tutti e tre provenienti da squadre di Premier League, dunque un calciomercato simile a quello fatto dal duo Marotta-Ausilio già in estate. L’Inter di Conte ora ha tre nuove frecce nella propria faretra, ma cosa possono dare i nuovi arrivati ai nerazzurri? Corsa, dinamismo, tecnica ed esperienza sicuramente, ma basteranno per arrivare alla vittoria del tricolore?

 




Coronavirus, si va verso le porte chiuse fino a Natale

Coronavirus, si va verso le porte chiuse fino a Natale.

Uno scenario che con il tempo si fa sempre più chiaro, la ripresa del calcio sarà complicata e soprattutto lenta in tutte le sue forme. Nei giorni scorsi si è parlato tanto di metodologie di allenamento, di cambiamento del lavoro, di sospensione del Var, ma la questione più complicata è quella del pubblico, il vero polmone di questo  sport.

I tifosi allo stadio potremmo non rivederli più fino a Natale. L’assembramento è un problema che esisterà ancora per molto, almeno fino alla scoperta del Vaccino o al debellamento totale del Virus. Secondo il Corriere dello Sport, il periodo coinciderebbe con il Natale 2020, dunque metà stagione senza pubblico e senza introiti derivanti da esso. Di certo per la Serie A il problema potrebbe essere ovviato con i diritti TV, che a questo punto diventerebbero fondamentali.

Il reale problema sarà per i campionati minori i quali non avrebbero più gli introiti delle sponsorizzazioni, non avendo grossi contratti per i diritti TV.

Una situazione preoccupante, che verrà definita, speriamo, il prima possibile.

 

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Nel podcast tematico sulla Serie A questa settimana abbiamo parlato dei nuovi acquisti dell’Inter: Young, Moses ed Eriksen, tutti e tre provenienti da squadre di Premier League, dunque un calciomercato simile a quello fatto dal duo Marotta-Ausilio già in estate. L’Inter di Conte ora ha tre nuove frecce nella propria faretra, ma cosa possono dare i nuovi arrivati ai nerazzurri? Corsa, dinamismo, tecnica ed esperienza sicuramente, ma basteranno per arrivare alla vittoria del tricolore?

 




Juventus, Montero: “Potevo essere un giocatore dell’Inter”

Juventus, Montero: ” Potevo essere un giocatore dell’Inter”.

Un “What if” a tutti gli effetti, cosa sarebbe successo se…

Cosa sarebbe successo se Pablo Montero avesse vestito la maglia dell’Inter? Chissà come sarebbe andato quel Juventus-Inter del 1998 e chissà se l’uruguagio avrebbe preso comunque così tanti cartellini (attualmente detiene il record in Serie A).

Tutto questo perchè lo stesso Montero ha rilevato a Tuttomercatoweb, un clamoroso retroscena di mercato sul suo trasferimento a Torino: “Avevo già avuto una riunione con l’Inter. Un giorno, quello decisivo, ero a Bergamo, sarei dovuto andare a Milano per firmare. All’improvviso mi hanno chiamato Moggi e Lippi“.

All’epoca, nel 1996, Montero indossava la maglia dell’Atalanta, squadra che lo ha portato in Italia, proprio per volere di Marcello Lippi, che lo allenò nella stagione 1992-1993. L’ attuale tecnico della Sambenedettese ha infatti rilevato quanto fosse stato decisivo il tecnico di Viareggio nella sua scelta: “Stavo discutendo con l’Inter sul contratto, ma ricevere la chiamata dall’allenatore, che avevo avuto all’Atalanta, è stato determinante. Poi Moggi facendo la trattativa mi ha fatto capire quanto mi volesse. E così rispetto all’Inter ho scelto Lippi e la Juventus”.

Non il primo intreccio da Derby d’Italia, tanti gli affari intrecciati tra Milano e Torino, storie di scelte, colpi di scena e sgarbi dell’ultimo minuto. Un Derby che non finirà mai.

 

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Nel podcast tematico sulla Serie A questa settimana abbiamo parlato dei nuovi acquisti dell’Inter: Young, Moses ed Eriksen, tutti e tre provenienti da squadre di Premier League, dunque un calciomercato simile a quello fatto dal duo Marotta-Ausilio già in estate. L’Inter di Conte ora ha tre nuove frecce nella propria faretra, ma cosa possono dare i nuovi arrivati ai nerazzurri? Corsa, dinamismo, tecnica ed esperienza sicuramente, ma basteranno per arrivare alla vittoria del tricolore?

 




Il bambino che diede un calcio alle paure

Il bambino che diede un calcio alle paure.

Chi si ricorda la prima volta che ha dato un calcio ad un pallone? Che cosa avete provato?

Non è facile spiegarlo a parole; sicuramente un forte senso di appagamento, più ti muovi veloce, più va veloce il pallone, più ti impegni a colpirlo forte e più va lontano e più corri e prima lo raggiungi. Poi, magicamente, se lo spingi oltre una linea con una rete dietro o con semplicemente due pali ai lati, senti un brivido incredibile lungo la schiena che ti arriva fino alla punta dei capelli. Ti guardi intorno, che sei solo o con qualcuno nei dintorni, sorridi, alzi le braccia, ridi, corri, salti e una volta che sei abbastanza calmo riprendi a calciare e lo fai ancora meglio, con più forza e più velocità.

E così vai avanti e cresci, tu cambi ed il pallone resta lo stesso e magari ti ritrovi a lavorare intorno a quell’oggetto tondo, oppure dietro una scrivania a fare tutt’altro ma ogni tanto a fissare il muro e a ricordare quella prima volta che hai dato un calcio ad un pallone.

Non c’è nulla di più viscerale della prima volta che da bambino capisci cosa è il calcio, che cominciano a delinearsi delle forme ben distinte, dei colori su una maglia, dei muscoli di un campione o semplicemente la gioia di tuo padre quando la squadra segna. Tutto ti si lega addosso, potresti vivere qualsiasi cosa in qualsiasi momento e comunque il calcio ti torna alla mente. Quella volta che sei caduto e ti sei sbucciato un ginocchio perchè eri troppo fragile per reggere quel contrasto e l’asfalto non è di certo il prato del Bernabeu, quello ti torna in mente spesso, perchè poi ti sei rialzato e hai fatto quel goal che ha fatto venire giù tutti i tifosi nella tua mente immaginaria di bambino; e te ne ricorderai spesso, te lo ricorderai quella volta che non hai passato un esame, o quella volta che lei ti ha lasciato, o quella volta che il lavoro ti ha sopraffatto o quella volta che ti sei accorto che purtroppo le persone vanno via.

Perchè il motivo per cui ci piace così tanto questo sport è questo. E’ una cura, una medicina. Con un calcio ad un pallone a volte si da un calcio alle paure. E tutto per un solo istante scivola via, con la stessa forza dell’urlo di Grosso ai mondiali del 2006, o con la stessa rivalsa di quando Baggio tornò a segnare un rigore con la nazionale. Bisogna capire, a chiunque non ami questo sport o non lo comprenda, che ci sono momenti della vita in qui abbiamo solo questo, una semplice sfera di cuoio che rotola. A volta diventa l’unica cosa che resta e che non ti tradisce mai. E questa mattina una bambino ignoto ce lo ha spiegato di nuovo.

In una Milano silenziosamente vuota ed in lacrime, un debole raggio di sole illumina la sagoma di un bambino con la maglia del suo eroe, toccando quel pallone e portandolo avanti con sè, verso una destinazione ignota, venendo chissà da dove: perchè il calcio è così, non conta da dove vieni e dove vai, il pallone se lo ami non ti molla mai e anche se te lo portano via te lo puoi riprendere, così come tutti noi potremmo riprenderci le nostre vite. In questo scatto straordinario forse stiamo osservando Nino, il bambino di De Gregori, quello della leva calcistica della classe 68′, spesso accostato a tanti nomi, ma forse eccolo qui: un bambino dalle spalle strette che ha paura ma solo calciando si scrollerà di tutto.

C’è un non so che di magico in tutto ciò, un qualcosa che ci scalda il cuore in questo momento, di primitivo e come spesso succede è un bambino a ricordarcelo: “I grandi non capiscono mai niente da soli e i bambini si stancano a spiegargli tutto ogni volta.” diceva Antoine de Saint-Exuperry, e dunque a volte devono compiere gesti folli che per loro sono semplici e per noi invece complicati, ma che ci ricordano quando anche a noi bastava dare un calcio ad un pallone o anche solo immaginare di farlo per volare verso la libertà.

Tutto questo perchè alla vista di questa foto, ogni amante del calcio ha sorriso e ha ricordato il principio, ha ricordato le sue guance arrossate dalla corsa, cosa indossava quel giorno e cosa ha provato. Sono poche le emozioni di infanzia che ricordiamo ma sul calcio ricordiamo sempre tutto, perchè ci rimane nelle vene.

Ora dobbiamo ripartire da lì, ripartire da capo, ripartire dai nostri bambini, quelli che sognano, da soli, attenzione, non scarichiamo il nostro sogno su di loro, mai, guardiamoli giocare e basta e chi può e sà di calcio continui ad insegnare, non solo come si stoppa un pallone, ma come si vive grazie al calcio. Perchè si gioca come si vive. Siamo tutti campioni, campioni della nostra vita, fenomeni dell’arte del vivere, del fare goal quando tutto ci è contro, di giocare un’altra partita quando quella prima è stata persa.

Potrei versare un fiume di parole perchè sono grato a questo fantomatico Dio del calcio, che mi ha regalato questa bellissima immagine, che per fortuna rimarrà nella storia.

Perchè oggi è stata fatta la storia, come d’altronde diceva Jorge Luis Borges: Ogni volta che un bambino prende a calci qualcosa per la strada lì ricomincia la storia del calcio.