Il Napoli, in seguito al pareggio contro il Milan, è scivolato a meno sei dalla Juventus; quella contro i rossoneri è stata una partita giocata sotto ritmo dai partenopei che, nelle ultime settimane, hanno mostrato evidenti segni di stanchezza. Due vittorie (entrambe nel finale contro Genoa e Chievo) e due pareggi; questo il rullino di marcia del Napoli nell’ultimo mese; un percorso che ha allontano sensibilmente gli uomini di Sarri dal sogno scudetto. La crisi nel momento peggiore; quando serviva dare una dimostrazione di forza, il Napoli è crollato. Le cause? Andiamo a scoprirle
Manca la mentalità vincente
Quante volte, parlando di Juventus, abbiamo detto: “Questa squadra ha una mentalità fuori dal comune?” Da sette anni, il periodo di dominio italiano del club bianconero. Sia con Conte che con Allegri la musica è sempre stata la stessa: la Juve non ha mai fallito gli appuntamenti decisivi della stagione. Aspetto che manca al Napoli e lo si è potuto vedere quando, contro Roma ed Inter, gli uomini di Sarri hanno totalizzato un solo punto; due match in cui Insigne e compagni avrebbero dovuto dimostrare di poter lottare fino alla fine con la Juve ed invece sono crollati senza possibilità di ripresa. La mancanza di mentalità vincente si è vista soprattutto nelle partite successive dove il Napoli ha totalizzato otto dei dodici punti disponibili; un segnale forte di come, purtroppo, la squadra abbia smesso di credere nel titolo. E se la matematica regala ancora speranze, il campo dice esattamente il contrario. Il Napoli ha mollato per mancanza di una mentalità che, come dicono gli allenatori, non si compra al mercato.
Si è fermato l’attacco
Quattro goal nelle ultime cinque partite; un dato preoccupante, considerando le 62 reti nelle precedenti 27 giornate, ma che evidenziano il momento negativo del Napoli. Insigne-Mertens-Callejon, il tridente che per tre quarti di stagione ha fatto sognare una città intera si è spento a causa della stanchezza fisiologica. Le tante partite giocate, i pochi ricambi (di questo parleremo a breve) e lo stress di dover vincere ogni settimana hanno tolto ogni tipo di energia al tridente partenopeo. A testimonianza di questo fatto ci sono i numeri: gli ultimi goal del Napoli sono arrivati da un difensore (Albiol), un centrocampista (Diawara) e quel Milik che tanto è mancato a questa squadra. Insigne-Mertens-Callejon, da arma in più a problema: il tutto nel giro di un mese.
Panchina: una risorsa poco utilizzata
Il 2-1 contro il Chievo, arrivato grazie alle reti di Milik e Diawara, lo si può catalogare come il rimpianto di una stagione intera. Sarri, in quel pomeriggio, ha avuto la prova che se avesse utilizzato maggiormente la panchina avrebbe ottenuto risultati migliori. I vari Chiriches, Maggio, Diawara, Rog, Ounas, Milik sono giocatori che avrebbero potuto aiutare la causa partenopea in un campionato dove la pretendente al titolo, la Juventus, ha due squadre praticamente di pari livello. Gli unici ad essersi ritagliati uno spazio nell’undici titolare sono stati Zielinski (la prima scelta di Sarri per provare a cambiare l’andamento di un match) e Mario Rui; il terzino ha avuto la fortuna di giocare nel ruolo di Ghoulam, infortunatosi a metà stagione. Chi dice che il Napoli non ha la panchina si sbaglia; il problema del club partenopeo è un allenatore che usa sempre gli stessi undici. Cosi non si vincerà mai.



