Tardelli: “Cosa resta del calcio senza abbracci ed esultanze?”
Marco Tardelli si è candidato alla presidenza dell’AIC e in queste ore ha chiesto pubblicamente all’Assocalciatori di fare chiarezza sui bilanci, sfidando apertamente Damiano Tommasi. Andiamo a vedere le parole di Tardelli rilasciate in una bella intervista al Corriere dello Sport:
Tardelli, che risposte ha avuto? «Non ho avuto risposte serie. Solo repliche scomposte e agitate. Lo ripeto una volta per tutte: non ho detto che rubano, non ci voglio nemmeno pensare. Ho chiesto solo chiarezza e trasparenza. Sono un associato, mi sembra legittimo, no?».
Chiarezza su quali questioni? «Ho fatto richiesta di poter visionare il nuovo bilancio di gestione 2019, ho chiesto chiarimenti su voci di spesa di incerta comprensione, sui compensi del Cda e sulla gestione di AIC Service».
Cos’è l’AIC Service? «E’ la cassaforte dell’AIC. Una società creata per gestire l’attività pubblicitaria sul diritto di immagine dei calciatori e di gestione e sfruttamento del marchio AIC. Ho fatto una domanda semplice: perché si è deciso di far gestire il contratto Panini alla Lega Serie A? Mi sembra strano, visto che per quarant’anni l’ha gestito AIC. Se nasce con questo scopo non si capisce perché incassi solo una parte del contratto Panini che è gestito totalmente e “inspiegabilmente” dalla Lega di A».
Lei come valuta l’operato dell’AIC in questa fase di emergenza Coronavirus? «In questo momento non mi sembra che stiano facendo delle grandi battaglie, tutt’altro».
Che ruolo dovrà avere l’AIC oltre la crisi? «La premessa è: i calciatori devono avere più voce in capitolo»
Ma si può essere rappresentativi allo stesso modo di Cristiano Ronaldo e dell’ultima riserva della Spal? «E perché no? Si deve. Un tempo l’AIC rappresentava e si batteva per i diritti di Rivera e della riserva dell’ultima squadra di A, senza distinzione».
Ha sentito i calciatori in questo periodo? Che dicono? Come la pensano? «Con il mio gruppo di lavoro ho avuto modo di confrontarmi con parecchi di loro. Hanno scoperto cose che non sapevano sull’AIC. Non si sono mai preoccupati, ed è anche colpa loro. Serve più responsabilità. Tutta la categoria, con questa emergenza, deve darsi una mossa».
All’AIC fanno intendere che lei cerchi pubblicità per la sua candidatura. «Non scherziamo, per favore. Per adesso c’è solo la mia candidatura, avanzata con raccomandata e ricevuta di ritorno all’AIC. Il vicepresidente Calcagno? Si candiderà, certo. Io non ho rappresentati di regione che vanno a fare campagna per me, non credo sia una cosa moralmente corretta».
Da quanto tempo non parla con Tommasi? «Da tanto tempo, sei mesi credo, forse di più. Ho invitato anche il vicepresidente Calcagno al colloquio, ma non c’è stato modo di confrontarsi e non capisco perché».
Perché Tommasi non la chiama? «Non lo so, il mio numero ce l’ha. Sono un associato, credo sia doveroso dare delle risposte».
Marco Tardelli quest’oggi sulle colonne della Stampa ha chiarito il suo punto di vista circa la situazione sul calcio inglese: “Anche in Inghilterra si sta pensando al destino del campionato. E se si riprenderà ci saranno restrizioni mai previste prima: niente esultanze di gruppo dopo i gol, non vedremo più abbracci di gioia, niente sudore e sputi (?), addirittura niente scambio di maglia a fine gara. E fin qui ho scritto tutto d’un fiato. Poi mi sono fermato, ho chiuso gli occhi e in un istante la mia memoria di giocatore mi è tornata addosso con una forza inaudita. Cosa resta del calcio senza questi gesti, questi riti, queste emozioni, questi umori e questi amori? È davvero possibile vietare tutto questo? Possiamo immaginare un calcio vuoto di emozioni e sentimenti? È quasi come pensare a fare l’amore senza raggiungere il piacere. E chi, come me, ama profondamente il calcio sa che ho ragione. E travolto da tanta amarezza all’improvviso mi viene in mente un’immagine. Quell’abbraccio mimato dalla tribuna, da Sandro Pertini, il Presidente piccolo e fragile che alzando le braccia da lontano ci stringe tutti. Forse sarà questo l’unico modo per tenerci stretti nel nuovo mondo post virus”



