Il bambino che diede un calcio alle paure.
Chi si ricorda la prima volta che ha dato un calcio ad un pallone? Che cosa avete provato?
Non è facile spiegarlo a parole; sicuramente un forte senso di appagamento, più ti muovi veloce, più va veloce il pallone, più ti impegni a colpirlo forte e più va lontano e più corri e prima lo raggiungi. Poi, magicamente, se lo spingi oltre una linea con una rete dietro o con semplicemente due pali ai lati, senti un brivido incredibile lungo la schiena che ti arriva fino alla punta dei capelli. Ti guardi intorno, che sei solo o con qualcuno nei dintorni, sorridi, alzi le braccia, ridi, corri, salti e una volta che sei abbastanza calmo riprendi a calciare e lo fai ancora meglio, con più forza e più velocità.
E così vai avanti e cresci, tu cambi ed il pallone resta lo stesso e magari ti ritrovi a lavorare intorno a quell’oggetto tondo, oppure dietro una scrivania a fare tutt’altro ma ogni tanto a fissare il muro e a ricordare quella prima volta che hai dato un calcio ad un pallone.
Non c’è nulla di più viscerale della prima volta che da bambino capisci cosa è il calcio, che cominciano a delinearsi delle forme ben distinte, dei colori su una maglia, dei muscoli di un campione o semplicemente la gioia di tuo padre quando la squadra segna. Tutto ti si lega addosso, potresti vivere qualsiasi cosa in qualsiasi momento e comunque il calcio ti torna alla mente. Quella volta che sei caduto e ti sei sbucciato un ginocchio perchè eri troppo fragile per reggere quel contrasto e l’asfalto non è di certo il prato del Bernabeu, quello ti torna in mente spesso, perchè poi ti sei rialzato e hai fatto quel goal che ha fatto venire giù tutti i tifosi nella tua mente immaginaria di bambino; e te ne ricorderai spesso, te lo ricorderai quella volta che non hai passato un esame, o quella volta che lei ti ha lasciato, o quella volta che il lavoro ti ha sopraffatto o quella volta che ti sei accorto che purtroppo le persone vanno via.
Perchè il motivo per cui ci piace così tanto questo sport è questo. E’ una cura, una medicina. Con un calcio ad un pallone a volte si da un calcio alle paure. E tutto per un solo istante scivola via, con la stessa forza dell’urlo di Grosso ai mondiali del 2006, o con la stessa rivalsa di quando Baggio tornò a segnare un rigore con la nazionale. Bisogna capire, a chiunque non ami questo sport o non lo comprenda, che ci sono momenti della vita in qui abbiamo solo questo, una semplice sfera di cuoio che rotola. A volta diventa l’unica cosa che resta e che non ti tradisce mai. E questa mattina una bambino ignoto ce lo ha spiegato di nuovo.
In una Milano silenziosamente vuota ed in lacrime, un debole raggio di sole illumina la sagoma di un bambino con la maglia del suo eroe, toccando quel pallone e portandolo avanti con sè, verso una destinazione ignota, venendo chissà da dove: perchè il calcio è così, non conta da dove vieni e dove vai, il pallone se lo ami non ti molla mai e anche se te lo portano via te lo puoi riprendere, così come tutti noi potremmo riprenderci le nostre vite. In questo scatto straordinario forse stiamo osservando Nino, il bambino di De Gregori, quello della leva calcistica della classe 68′, spesso accostato a tanti nomi, ma forse eccolo qui: un bambino dalle spalle strette che ha paura ma solo calciando si scrollerà di tutto.
C’è un non so che di magico in tutto ciò, un qualcosa che ci scalda il cuore in questo momento, di primitivo e come spesso succede è un bambino a ricordarcelo: “I grandi non capiscono mai niente da soli e i bambini si stancano a spiegargli tutto ogni volta.” diceva Antoine de Saint-Exuperry, e dunque a volte devono compiere gesti folli che per loro sono semplici e per noi invece complicati, ma che ci ricordano quando anche a noi bastava dare un calcio ad un pallone o anche solo immaginare di farlo per volare verso la libertà.
Tutto questo perchè alla vista di questa foto, ogni amante del calcio ha sorriso e ha ricordato il principio, ha ricordato le sue guance arrossate dalla corsa, cosa indossava quel giorno e cosa ha provato. Sono poche le emozioni di infanzia che ricordiamo ma sul calcio ricordiamo sempre tutto, perchè ci rimane nelle vene.
Ora dobbiamo ripartire da lì, ripartire da capo, ripartire dai nostri bambini, quelli che sognano, da soli, attenzione, non scarichiamo il nostro sogno su di loro, mai, guardiamoli giocare e basta e chi può e sà di calcio continui ad insegnare, non solo come si stoppa un pallone, ma come si vive grazie al calcio. Perchè si gioca come si vive. Siamo tutti campioni, campioni della nostra vita, fenomeni dell’arte del vivere, del fare goal quando tutto ci è contro, di giocare un’altra partita quando quella prima è stata persa.
Potrei versare un fiume di parole perchè sono grato a questo fantomatico Dio del calcio, che mi ha regalato questa bellissima immagine, che per fortuna rimarrà nella storia.
Perchè oggi è stata fatta la storia, come d’altronde diceva Jorge Luis Borges: Ogni volta che un bambino prende a calci qualcosa per la strada lì ricomincia la storia del calcio.



