Il “de Vrij o non de Vrij” è diventato, ormai, un vero e proprio dubbio amletico per il tecnico della Lazio Simone Inzaghi, che si vede costretto a pensare di giocare senza il suo più prezioso perno in difesa contro l’Inter, nella decisiva sfida in chiave Champions. Infatti, a pochi giorni dal grande match, è praticamente arrivata l’ufficialità dell’ accordo raggiunto tra l’entourage del difensore olandese e la dirigenza nerazzurrra su una base di un contratto quinquennale da 4,2 milioni di euro più bonus a stagione per il calciatore. Il tempismo con cui è stata resa pubblica la deposizione del contratto di de Vrij è stato a lungo criticato e contestato dalla società e dai tifosi biancocelesti, vista come una mera e pura mossa mediatica. Lo stesso dirigente sportivo Igli Tare ha ammesso che è stato un colpo basso per la Lazio, vista la delicata situazione in classifica. Dopo lo stop con il Crotone nel match point che poteva far diventare la partita contro l’Inter di domenica una vera e propria amichevole, la Lazio ora sarà chiamata a sudare fino all’ultimo per conquistare il passaggio in Champions League; De Vrij è sicuramente il miglior difensore della squadra capitolina, da sempre pronto a manovrare con eccellenza la difesa biancoceleste. Una sua eventuale assenza in campo peserebbe e si farebbe sicuramente sentire.
In molti, data la situazione, si staranno chiedendo se convenga o no schierarlo nel match contro i nerazzurri. Vediamo perché non dovrebbe giocare contro la sua futura squadra:
Il tecnico avrà a disposizione ancora cinque giorni per ponderare bene qualsiasi decisione in merito ad una eventuale esclusione o meno del giocatore nella lista dei convocati. L’idea che spinge Inzaghi a prendere la scelta di non chiamare de Vrij in campo ha radici psicologiche: è assolutamente innegabile che il ragazzo giocherebbe con un fardello molto pesante sulle spalle difficile da sostenere. Si sa che a muovere le gambe ci pensa prima la testa, e il fattore mentale un allenatore non deve mai accantonarlo per fare spazio solo a quello tecnico. Domenica de Vrij , in caso Inzaghi lo dovesse schierare in campo, sarà chiamato a marcare il suo futuro capitano, Icardi, provocando un vero e proprio disagio che può solo che danneggiare la partita e il risultato per i biancocelesti. Anche la “questione morale” dovrebbe far riflettere l’allenatore: se il comportamento dell’Inter non è stato dei migliori, anche l’atteggiamento dell’olandese poteva sicuramente prendere una piaga migliore, magari cercando di negare l’ufficialità dell’accordo o prendersi la responsabilità di presentarsi davanti alle telecamere per ribadire il suo status di professionista nei confronti della società Lazio. Il silenzio del giocatore nei confronti di tutta questa storia e la sua evidente sottomissione nei confronti delle strategie comunicative nerazzurre, potrebbero essere un altro fattore da considerare per azzardare ad una sua esclusione.
Tuttavia De Vrij è sempre de Vrij. L’olandese è, nel panorama calcistico europeo, uno dei più forti difensori in circolazione. Una Lazio senza de Vrij non è un habituè ed è, spesso, difficile da vedere e da digerire per i tifosi biancocelesti. Il giocatore ha quasi sempre giocato da titolare in questa stagione, sopratutto coniderando le poche alternative di livello, e spedirlo in tribuna sarà sicuramente una novità non gradita all’economia del gioco. La Lazio ha sicuramente fatto una grandissima stagione, secondo alcuni ancor di più rispetto alle due reali possibilità tecnico/tattiche, lottando contro due squadre che, ai nastri di partenza, erano considerati come candidate possibili per lo scudetto. In termini di gioco, e anche risultati, la squadra di Inzaghi è stata invece quella anche più continua ed anche in Europa ha saputo dire la sua. Ci chiediamo però, ad oggi, se la Lazio avesse raggiunto la stessa situazione senza l’olandese. Sicuramente il responso a questo quesito è difficile da dare, ma di certo sarebbe stata una Lazio diversa…e indebolita. Per provare a capire la risposta dovremmo spulciare ed analizzare a livello tecnico la squadra biancocelste nella partita scorsa contro il Crotone: domenica la Lazio ha giocato senza Immobile, Luis Alberto e Parolo e, casualità a parte, non è riuscita a battere i calabresi nel match point valido per l’accesso matematico in Champions League. E’ un caso che la Lazio si sia trovata a portare a casa un solo punto senza i suoi più preziosi gioielli ? O meglio, è la stessa squadra che ha raggiunto questa situazione e posizione in campionato ad oggi? Domande simili che il campo si è preso la briga di darne delle risposte, evidenziando che la Lazio non è da Champions senza la rosa titolare. Vedere perciò una squadra senza de Vrij nell’ultima fondamentale sfida contro l’Inter sarebbe uno svantaggio per i biancocelesti.
La decisione è quindi complessa da sciogliere: sicuramente il possibile recupero di alcuni pezzi importanti della rosa quali Immobile e Parolo potrebbe rendere meno scottante una eventuale rinuncia a De Vrij, ma è innegabile ce la Lazio in difesa non a molti giocatori ce possano essere allo stesso livello: Wallace, Bastos, Caceres e Filipe Luis non valgono insieme probabilmente la metà dell’olandese e, considerando ce di fronte si troveranno un attacco pericoloso come quello dell’Inter, tale mossa potrebbe rivelarsi un suicidio. Dall’altra parte c’è però la sensazione che comunque, domenica sera, il “vero” De Vrij non scenderà comunque in campo: anche se fisicamente potrebbe essere negli 11 titolari, chi garantisce che possa garantire una prestazione ai suoi livelli? Con questo non vogliamo dire che ci sia la possibilità che, ad un certo punto, il giocatore si faccia volontariamente auto-goal, ma che magari in certi frangenti non dimostri quella cattiveria, quel fervore agonismo e sopratutto quella lucidità che sono necessarie per un difensore al fine di proteggere la propria porta in quella che è una vera e propria finale. Insomma, se vogliamo fare paragoni anche simpatici, possiamo dire che in Italia l’unica persona che vorrebbe essere al posto di Inzaghi in questo momento è Sergio Mattarella.



