Se nel corso delle scorse settimane l’animo dell’ambiente Roma era unanimemente negativo, la vittoria con il Napoli ha ancora una volta diviso l’ambiente giallorosso. La grande prestazione degli uomini di Di Francesco, la doppietta di Dzeko, la solidità difensiva, hanno permesso ai capitolini di tornare (momentaneamente) in terza posizione e a ridare ossigeno al tecnico, messo sulla graticola nell’ultimo periodo. E’ chiaro che, in un ambiente del genere, è facile passare dall’estremo pessimismo alla facile esaltazione: si parla quindi di ragionamenti che potrebbero cambiare da un momento all’altro, a partire dalle prossime settimana in cui ci saranno partite fondamentali come quella con il Torino e lo Shakhtar Donetsk che decideranno il destino sia in campionato che in Champions League. Si può comunque fare, entrati ormai nell’ultima parte del campionato, alcuni discorsi su quello che è stato l’anno della Roma e su quello che verrà: ci sono ovviamente molte variabili da considerare, a partire dalla questione societaria, lo Stadio, la dirigenza, ma sopratutto l’allenatore. Riguardo a questo punto il tecnico ha dalla sua, rispetto alla precedente gestione Spalletti, una migliore gestione dei talenti in rosa: in questa stagione Alisson ha dimostrato di essere uno dei migliori portieri del campionato, Gerson sta cominciando da comprimario a rappresentare un ottimo centrocampista duttile e versatile, Under sembra ripercorrere quel percorso di crescita (molto graduale) che fece Dybala due anni fa alla Juventus. E’ chiaro che, in una società che utilizza le plusvalenze come fonte principale di guadagno per la sistemazione del bilancio, un tecnico del genere non può che far comodo ad una strategia del genere. D’altronde, anche in questa sessione di mercato, la dirigenza giallorossa ha deciso di puntare fortemente sulla “Linea verde” investendo in giocatori come Patrik Shick per cercare di ottenere maggiori soldi per la rivendita futura. Inoltre Di Francesco sembra anche un allenatore molto aziendalista, che difficilmente si impone in maniera così netta nei confronti della società e pronto ad accettare qualsiasi decisioni pur di rimanere a Roma. Questa situazione dipende ovviamente dalla giovane età e dall’inesperienza di Di Francesco, che non ha ancora il curriculum adatto per porsi in maniera decisa nei confronti di Gandini e Baldissoni. Un rapporto che potrà cambiare (come fece anni fa Conte alla Juventus) ma non i può dire che, in questo momento, un tecnico più docile è quello che Pallotta vuole per la propria squadra, considerando l’esperienza spallettiana. Attenzione: con questo non si vuol dire che l’aziendalismo di Di Francesco sia una cosa per forza negativa: a volte, non avere la testa calda e non mettersi contro la propria società, può avere effetti positivi anche sui risultati in campo: una maggiore armonia dirigenziale a tutti i livelli non può che essere positiva per gli animi di tutto l’ambiente, con la sinergia che si è spesso rivelata un’arma fondamentale per uscire dalle situazioni complesse. Ad esempio così lo era anche Garcia, il cui allineamento con Pallotta & co gli ha permesso di agire quasi sempre in tranquillità e di guidare la propria squadra anche nel secondo, complicato, anno di gestione. L’ inesperienza può anche essere considerato il maggiore difetto del mister, che in diverse occasioni non ha dimostrato una presa solida nei confronti della propria rosa, con scelte discutibili sia per quanto riguarda il modulo (un 4-3-3 che solo nelle ultime partite si è trasformato in un 4-2-3-1, con risultati altalenanti) e la gestione comunicativa con tutto l’ambiente, in un misto di vittimismo e auto-critica che non gli hanno permesso di fare breccia completamente nell’ambiente giallorosso. Molto dipenderà dalla posizione in classifica finale, ma una mancata qualificazione in Champions League potrebbe essere determinante nel futuro di Di Francesco: sempre dal punto di vista economico, la Roma fa fatica a restare in piedi senza i soldi che vengono dall’entrata nella massima competizione europea, con un quarto posto minimo risultato utile per considerare la stagione positiva. Le concorrenti sono tante, la continuità della Roma ancora non si è ben vista, e per questo la pressione delle ultime giornate potrebbe condannare il tecnico ed il suo futuro. Pesa molto ovviamente il passato “poco vincente”, una caratteristica comune di molti allenatori nel passato della Roma e che è ancora un pallino fisso nelle menti dei tifosi e delle radio romane, che sognano un arrivo di Ancelotti.
Roma, una stagione fra alti e bassi: che strada seguire per il prossimo anno?
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