Nonostante la roboante vittoria a San Siro contro il Milan per 4-1, a Roma è ancora una volta polemica sul caso di Francesco Totti. E questa volta sembra che qualcosa si sia davvero rotto una volta per tutte, non solo per lo sfogo di Luciano Spalletti nel dopogara. Molti in verità si attendevano un epilogo diverso per la carriera del più importante giocatore della storia giallorossa. Ma cosa è effettivamente andato storto? Proviamo per tentativi (e azzardi) a trovare una risposta in cinque punti:
5) Atteggiamento poco positivo di Totti. Lo mettiamo fra i fattori meno importanti, ma lo mettiamo lo stesso. Perché Totti dovrebbe sapere di avere 40 anni e che a 40 anni nessun giocatore in Europa gioca titolare in un top club. Dovrebbe sapere che non è senza motivo se nessun top club schiera giocatori di quell’età. Dovrebbe avere fiducia nel buonsenso del suo allenatore e ammettere che, se questi non lo schiera, potrebbe non essere per fargli uno sgarbo. Avrebbe dovuto pianificare la sua uscita di scena prima che qualcuno lo facesse per lui. Lo sappiamo, ci sono troppi condizionali: ma la verità è che trattare Totti solo come una vittima altrui sarebbe (ci risiamo) sbagliato.
4) Ipocrisia mediatica e dei tifosi. Ognuno, se ne ha la possibilità, fa il suo mestiere: i giornalisti sportivi cercano qualcosa di cui parlare, i tifosi capri espiatori per quando le cose vanno male. Quando la Roma vinceva (e per un certo periodo lo faceva con continuità) nessuno avrebbe pensato di sollevare un caso-Totti. Anzi molti opinionisti elogiavano la bravura di Spalletti nell’aver impostato un futuro della squadra senza il capitano. Ora che la situazione si è rovesciata, è naturale che la panchina giallorossa diventi il bersaglio di un tiro al piccione. Se i tifosi romanisti avessero avuto a cuore Totti più dei risultati della squadra, avrebbero dovuto contestare Spalletti anche prima.
3) Incertezza sul ritiro. Sulla già citata uscita di scena di Totti si è creata una situazione al limite del comico: è da quasi cinque anni che ogni anno è annunciato come l’ultimo, con gli allenatori di volta in volta avvicendatisi in giallorosso costretti a non dover più contare su di lui. E finendo invece sempre coll’essere costretti, a dover contare su di lui. Anche se intanto il modulo tattico adottato non prevederebbe l’impiego di un elemento con le sue caratteristiche. Un’impasse che nessuno degli allenatori appena citati ha comunque avuto l’onestà di ammettere.
2) La poca chiarezza di Spalletti. Veniamo quindi al discorso sull’allenatore, che ovviamente non può mancare in questa rassegna. Diciamo in tutta franchezza che non comprendiamo perché Spalletti abbia continuato per tanto tempo a convocare Totti in panchina, non perché l’abbia impiegato così poco. È infatti evidente che, se avesse potuto, non l’avrebbe neanche mai preso in considerazione nell’economia della sua Roma. Sospettiamo quindi che il tecnico toscano non ha avuto il coraggio di assumere fino in fondo le responsabilità di una scelta evidentemente difficile. Forse per non inimicarsi troppo la piazza? Fatto sta che il suo atteggiamento ambiguo è stato un soffio di vento che per tutto l’anno ha tenuto viva la fiamma della polemica. Fabio Capello in questo senso fu più bravo a gestire il caso di Alessandro Del Piero alla Juventus: nemmeno quella fu una bella storia, ma almeno non ha intaccato la stabilità dello spogliatoio.
1) L’assenza della società. Probabilmente la radice di questo come degli altri problemi della Roma. Sospettiamo che Spalletti non abbia fatto quello che ha fatto senza il consenso delle alte sfere, visto il peso specifico di Totti nell’immagine del club nel mondo. D’altronde le alte sfere (James Pallotta in testa) non hanno mai né sostenuto le scelte dell’allenatore sul caso-Totti, né in verità hanno mai pronunciato una parola chiara e netta sulla questione. Un silenzio assordante che denota un organigramma societario all’insegna della scarsa personalità, che ha lasciato sulle spalle di un solo uomo tutto il peso di una situazione difficile. La speranza è che il nuovo d.s. Monchi sappia prendere il pallino in mano e ridare al club una dimensione più concreta anche a livello organizzativo e di rappresentanza. Anche se la recente captatio benevolentiae dello spagnolo a Totti (“Ho tanto da imparare da lui“) non lascia molto spazio alla speranza.



