Il rapporto tra la tifoseria rossoblu ed il presidente Enrico Preziosi è ai minimi storici: il comunicato con cui i componenti della Gradinata Nord invitano a disertare lo stadio è l’ultimo atto di un malessere diffuso nei confronti del numero uno della società, reo di non aver mantenuto le promesse fatte in sede di mercato. Nelle ultime ore è arrivata la risposta di Preziosi che ha invitato tutti a stare vicini alla squadra in un momento di difficoltà. Considerata la posizione relativamente tranquilla in classifica, con 25 punti raccolti (e undici di vantaggio sulla zona retrocessione), come si è arrivati a questo punto?
Football Manager
Tutti noi appassionati di calcio conosciamo la celebre simulazione realizzata da Sports Interactive in cui puoi vestire i panni del proprietario/direttore sportivo/ allenatore di un club e divertirsi ad acquistare e vendere giocatori per poi provarli in ipotetiche formazioni. Molte squadre si affidano al database del gioco per scovare possibili nuovi talenti: è il caso di Roberto Firmino, scovato dagli osservatori dell’Hoffenheim proprio dopo averlo notato su Football Manager. Il presidente Preziosi sembrerebbe voler applicare il modello virtuale alla realtà, vista la quantità di operazioni di mercato concluse dal Genoa sin dal suo ritorno in Serie A. Quest’estate l’allontanamento di Gasperini sembrava il preludio alla nascita di un nuovo ciclo, con Ivan Juric (formatosi alla scuola del Gasp) come ideale successore. Il tecnico, che all’Atalanta sta dimostrando tutto il suo valore, ha lavorato benissimo a Genova nonostante le operazioni di mercato, costretto spesso a dover cambiare l’undici titolare e, in generale, l’intera rosa. Dal punto di vista puramente economico, la gestione del Presidente non può essere attaccata. Le numerose plusvalenze sul mercato lo dimostrano. Puntare su giovani o su calciatori in cerca di riscatto ha pagato i suoi dividendi nel tempo: solo per citare gli ultimi esempi, Pavoletti e Rincon, hanno portato nelle casse del Genoa oltre 25 milioni di euro a fronte di una spesa iniziale di tre milioni circa, mentre Giovanni Simeone è già sotto i riflettori dei top club italiani, pronto a spiccare il volo. Anche l’infinita serie di prestiti con il Milan (o altre società) ha portato spesso dei benefici sul campo, come dimostra il caso Suso della scorsa stagione, alimentando però il “via vai” e facendo progressivamente disaffezionare i tifosi ai calciatori, vista la loro breve permanenza. Il problema consiste nell’idea di fondo che i giocatori siano beni fungibili e che dunque sia possibile cambiare i fattori senza che cambi il risultato: raramente, dopo il mercato invernale, il Genoa è riuscito a ritrovare la giusta alchimia di squadra, portandolo dunque a disputare una seconda parte di campionato all’altezza della prima. Privare il proprio allenatore dei pilastri della squadra può essere molto pericoloso, soprattutto quando il cambio avviene in corsa e non si ha il giusto tempo di sperimentare senza gravi conseguenze. E’ proprio questo ciò che i tifosi del Genoa chiedono: pensare meno con la testa e più con il cuore. Per loro il calcio non è un’azienda.
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