Tutto bene quel che finisce bene. O forse no. La vicenda è ormai nota: durante il match contro il Palermo Leonardo Bonucci e Massimiliano Allegri si sono resi protagonisti di un acceso scambio di idee (per usare un eufemismo), con il difensore bianconero che si è rivolto duramente verso il suo tecnico sindacando le sostituzioni decise dalla panchina. Un motivo di interesse per una partita che, sul campo, aveva ormai poco da dire visto il punteggio. Allegri, nel post partita, ha provato a gettare acqua sul fuoco, etichettandole come normali scaramucce dovute alla tensione della partita. Il problema è che questo sfogo è stato preceduto dai malumori di qualche elemento importante della rosa (vedasi Dybala), non sempre pienamente convinto della gestione del tecnico livornese. Il tutto a pochi giorni dalla sfida decisiva contro il Porto: campanello d’allarme per lo spogliatoio bianconero?
I panni sporchi, in casa Juventus, sono sempre stati lavati in casa. La società è infatti da sempre brava a non far trapelare le eventuali liti fra i suoi componenti, dando sempre l’idea di essere in controllo della situazione. Anche per questo è stata presa la decisione di multare Bonucci, obbligato a versare la somma richiesta della “cassa comune” destinata alle attività benefiche. Troppo plateale lo sfogo del difensore per passare inosservato, bacchettato così da Allegri a fine partita: “Bonucci allenatore? Può darsi, ma deve ancora imparare molto…”. Gestire un gruppo di giocatori non è mai semplice, specialmente se le opzioni a disposizione sono di così alta qualità. In difesa la gestione di Daniele Rugani, almeno inizialmente, aveva lasciato qualche dubbio fugato poi anche grazie ai problemi fisici di Chiellini e Barzagli, mentre a centrocampo l’impiego del nuovo modulo obbliga Allegri a lasciare in panchina uno tra Marchisio, Pjanic e Khedira. Per non parlare poi dell’attacco e della gestione iniziale del Pipita Higuain, troppo spesso lasciato in panchina ad inizio stagione in favore di Mandzukic, mentre Dybala è stato sostituito ben quindici volte nelle diciotto presenze collezionate finora, palesando qualche malumore di troppo. Il timore è che le voci sul possibile futuro di Allegri possano aver intaccato la fiducia dello spogliatoio nel mister, mettendone quindi in dubbio l’autorità. E se il litigio fosse stato “costruito” dai suoi interpreti proprio per rafforzare il ruolo del tecnico?
Non sarebbe la prima volta. Così come raccontato da Gianluca Vialli nella trasmissione Sky Calcio Club, anche grandi allenatori del passato come Marcello Lippi avevano utilizzato questo stratagemma quando vedevano la squadra fin troppo rilassata e abituata alle vittorie. Battibecco con qualche giocatore rappresentativo in modo da riportare la giusta concentrazione all’interno dello spogliatoio. Ciò che preoccupa infatti la Juventus sono i cali di tensione che hanno afflitto la formazione in questi mesi, portando a sonore sconfitte in trasferte importanti come Milano e Firenze. Guarda caso, i bianconeri giocheranno mercoledì allo Stadio Do Dragao l’andata degli ottavi di finale di Champions League contro il Porto. Un po’ machiavellica come spiegazione, ma potrebbe anche starci per una squadra che continua a vincere senza sforzo in Italia, ma che in Europa spesso fatica ad approcciarsi con la giusta mentalità. Anche se Allegri e Lippi non sembrano avere esattamente lo stesso modo di pensare e di allenare. Ai posteri l’ardua sentenza.
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